22nd Lug, 2019

Arandora Star, la cattiva memoria

Arandora Star, la cattiva memoria.

Convegno di studi a Picinisco.

Mostra storico-documentale al Museo Civico (ex Direzione Didattica) di Atina.

Il 2.07.1940, alle ore 6,58 nella acque anglo-irlandesi avvenne un misfatto più che solo un increscioso incidente, come ebbe a definirlo in seguito il premier W. Churchill.

Mandati a morire perché colpevoli di essere italiani.

Dal Convegno sull’Arandora Star al Diana Park Hotel di Picinisco (20.07.2019).

Il momento istituzionale si apre con la cerimonia di deposizione di una corona sulla lapide alla memoria ove sono incisi questi versi di Ungaretti:

“Ma nel mio cuore
Nessuna croce manca
E’ il mio cuore
Il paese più straziato.
               (Giuseppe Ungaretti)

 

Il sindaco, Marco Scappaticci, guiderà poi la delegazione presente verso la sede dell’incontro, variata per ragioni logistiche, e apre porgendo i saluti della comunità ai numerosi convenuti. Per l’occasione viene presentato per la prima volta il toccante video con la ricostruzione della tragica vicenda del naufragio. Il video è stato girato a cura dell’Ass. Paolo Cresci di Lucca, sotto la direzione di Maria Serena Balestracci, autrice di una approfondita ricerca che si è tradotta nella sua tesi di laurea e nel libro “Arandora Star, dall’oblio alla memoria” . Il 2 luglio 1940, alle ore 6,58, il transatlantico inglese da crociera, requisito e travisato ma senza alcuna avvisaglia di Croce Rossa, strapieno di passeggeri, non solo italiani considerati inaffidabili in quanto fascisti e per ciò presunte spie, destinati ai campi di internamento in Canada, veniva silurato da un U-boat 47 tedesco e colato a picco nelle acque tra l’Inghilterra e l’Irlanda. I morti furono quasi 800, tra cui i 446 italiani emigrati prevalentemente dalle provincie di Parma, Lucca, Massa e 80 della provincia di Frosinone. Molti i morti della Valle di Comino con ben 22 della sola Picinisco. Il fatto sarebbe stato clamoroso, se non fosse avvenuto in tempi di guerra appena dichiarata, un fatto pure scandalosamente occultato per decenni perché mascherava un grave errore strategico, un misfatto, più che solo un increscioso incidente determinato da W. Churchill… Sulla falsariga del filmato il prof. Simone Ionta, vicesindaco, ha restituito una minuziosa ricostruzione dei fatti. I relatori, accreditati professori da Peter Mead dell’Univ. Sacro Cuore di Brescia (Prospettiva personale sugli eventi del 1940) al brillante Gianni Blasi già all’Orientale di Napoli (Emigrare per mare), a Giovanni De Vita antropologo culturale all’Univ. di Cassino e Giuseppe Conti il responsabile del Comitato dei familiari delle vittime costituitosi a Barga,  hanno imposto il taglio giusto richiamando l’attenzione sui complessi aspetti del fenomeno migratorio – ancora presente e più che mai attuale ai giorni nostri- che aveva indotto molti dal 1880 in poi, per necessità, spirito di avventura, ricerca di fortuna e miglioramento del proprio stato, e non solo italiani del Sud, a staccarsi dalle proprie famiglie, ad abbandonare i propri paesi, l’Italia, a lacerare gli affetti. Tra la Valle, Picinisco e Londra, Dublino e la Scozia, ma anche altrove, si sarebbe aperto quel dinamico canale di emigrazione di braccia e cervelli attivo ancora oggi. Se mi affaccio dal balcone sulla strada, specie in questi tempi di feste che portano a San Lorenzo e alla Madonna di Canneto, sento più spesso parlare in inglese. I nipoti di quei morti, tutti uomini tra i 15 e i 60 anni, rastrellati dai loro uffici e strappati ai loro cari, non potranno mai dimenticare la tragedia che ha marchiato non soltanto la loro storia familiare ma le comunità intere. 25 anni fa, come direttore didattico, ebbi modo di richiamare l’attenzione degli storici presenti a un importante Convegno all’Agraria di Latina. Nessuno di loro, tra i più noti d’Italia, conosceva, però, ancora questa oscura e obliata pagina di guerra scoperta da me per caso al cimitero di Picinisco davanti alla lapide del giovane Cesidio Di Giacca, così lì sollecitai ad indagare. Qualche giorno dopo, sulla terza pagina de Il Messaggero, sarebbe stato dato spazio a questo naufragio. Oltre che ravvivare il ricordo il Comitato si pone, e non solo da oggi, l’obiettivo di ottenere la medaglia d’oro del Presidente della Repubblica per l’80° che ricorrerà nel 2020, non diversamente da quanto riconosciuto ai lavoratori italiani morti a Marcinelle nel 1956. Mutuando da Orazio, Epistole, con drammatici sentimenti e profondi sensi di pietà potrei solo aggiungere: “Non lusisti satis, non edisti atque bibisti:/ tempus abire tibi erat”. Ma fu un tempo malvagio.  Ora i Convegni che si ripetono a cadenza annuale a luglio in giro per l’Italia, il libro della Balestracci e la Mostra storico-fotografica al Museo Civico di Atina rendono più greve il pur necessario bagaglio della memoria. Sergio Andreatta, Riproduzione riservata.

(Leggi pure qui “Mandati a morire“, un mio precedente articolo pure facilmente rintracciabile in rete).

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