17th Ago, 2013

Tutti pazzi per l’orso Lorenzo

Picinisco. Tutti pazzi per l’orso Lorenzo.

Picinisco, Il percorso dell’orso Lorenzo                    (f.to Sergio Andreatta)

Poco prima di mezzanotte un orso bruno marsicano fa visita al paese. Il suo passaggio accolto con eccitazione e curiosità. “Non so bene perché, ma c’è qualcosa nell’orso che induce ad amarlo” (J.O. Curwood).

Articolo e foto di Sergio Andreatta (664)    _p=9706

L’orso marsicano dal sito del C.F.S.

Il territorio di Picinisco, come anche quello dei dintorni, nel suo notevole divario altimetrico di quasi 2000 metri, continua a riservare sorprese. Questa volta ci dobbiamo interessare al passaggio notturno dell’orso marsicano. Non parliamo, quindi,  del linguaggio delle rocce, delle dolomie che attraverso gli spaccati paleografici (petrografia) è in grado di interpretare eventi e significati perdurati milioni di anni. Non vogliamo parlare della lunga storia di questi luoghi che si comincia finalmente a percorrere e ad interpretare attraverso la lettura dei siti mito-storici (Atina-S.Marciano, Mifiti-Canneto) e archeologici (La Rocca-Aquilonia, S.Biagio Saracinisco-M.Croce) non sempre distinguibili gli uni dagli altri e le scarne cronache e annotazioni depositate nei secoli per lo più, ma non solo, negli archivi dell’Abbazia di Montecassino dove sono conservate. Un territorio già vissuto dall’uomo in epoca paleolitica, poi, migliaia di anni dopo, fortemente segnato dalla presenza dei Sanniti, l’unico popolo italico che per ben tre volte, come scrive Tito Livio, seppe tener fieramente testa ai tentativi di conquista dei romani (Valle Romana o Var Romana a Picinisco) in quelle che passarono alla storia come “Guerre Sannitiche” (Campo Tri Volte nei pressi di Colle Posta). Non parliamo degli itinerari di una spiritualità sempre viva (Canneto, Cassino, Gallinaro, Roccasecca,…) che vede ogni anno lo spostamento imponente di decine di migliaia di pellegrini specie ad agosto (dal 18 al 21 singoli, gruppi e Compagnie anche a Picinisco serpeggiano in salita sull’antico Sentiero della Fede che attraverso la selva oscura porta al Santuario dei tre confini della Madonna di Canneto, Settefrati) ma, soprattutto, di un territorio di alto valore naturalistico dentro e subito fuori il perimetro del P.N.A.L.M. (in origine, 1922, solo d’Abruzzo), costituito da monti con l’identità orografica dei Monti della Meta e della Catena delle Mainarde, contrassegnato da estese foreste, laghi, sorgenti, fiumi, torrenti, cascate, gole e valli splendide. Un ecosistema di eccelsa qualità ambientale per flora e fauna che merita di essere tutelato, preservato e consegnato alle civiltà del futuro. Qui nel santuario del silenzio e delle radici con la terra dove l’incontro mozzafiato col lupo, l’aquila e l’orso, assai più raramente che con quello quotidiano con greggi di pecore e capre, può capitare davvero. E’ non è proprio l’orsetto la mascotte del Parco? Seduto e di profilo ne diventa il famoso logo che tutti sanno ormai riconoscere. L’orso è, infatti, la vera star del Parco e non possiamo volergli bene solo perché lo immaginiamo lontano da noi o lo conserviamo, come Yoghi & soci, in un cassetto della nostra memoria infantile. Ultimamente ne era stata avvistata la presenza a più riprese a Campoli Appennino e a S. Donato Val di Comino. A Picinisco, in paese, se ne ricordano rari e sparuti passaggi nel passato ma stanotte è accaduto di nuovo e non è, forse, neanche l’unica volta. E non c’è da meravigliarsi.

Passaggio dell’orso, guardie del Parco sulle tracce

Verso mezzanotte il plantigrado scende dal monte e se ne va a spasso per le vie del paese. O meglio provenendo nella sua ultima tappa prima dell’abitato con ogni probabilità dal viciniore Colle Petrone* – per Via Vapera o anche attraverso la masseria di Tony Mancini – cala in Via S. Croce per attraversarla fugacemente. Qui lo avvistano un gruppetto di preadolescenti che interpretano quella sagoma scura come quella di un fantasma e così se la battono via di corsa dopo aver preso una schizza da morire. Questa mattina, durante un sopralluogo, sono state trovate delle mele per terra sotto alcune piante scosse e altre impronte… Nel suo passaggio in paese l’orso scende nel mio orto e poi nel mio giardino calpestando un’aiuola fiorita molto scoscesa dove scivolando con la sua zampa divelle una pianta grassa appena messa e sposta un tronchetto di legno a contenimento delle acque, quindi transita nel terrazzo della villa adiacente. Nel tentativo riuscito di ristabilire l’equilibrio perduto col peso del suo corpo, craack, rompe una tegola.

Luigi Moscatiello, la mattina dopo, sulle tracce dell’orso Lorenzo

Per un attimo il giovane orso rifiata e, affacciandosi dal balcone, sosta qualche istante ad ammirare la sottostante Valle di Comino già avviluppata nella notte ma non ancora del tutto addormentata, migliaia di tremolanti punti-luce la trapuntano. Il vento caldo gli porta sotto le narici gli odori piacevoli dell’attrazione. E allora va… Lì sul terrazzino che si affaccia direttamente sul Viale più battuto dal passeggio tra Piazza Capocci e S. Martino lo notano due turiste napoletane e una signora del luogo (Francesca Nappi in Tamburrini) mentre aggrappandosi e distendendosi dalla ringhiera cerca di calarsi sulla strada di sotto con un salto di tre metri. Prima sconcertate, poi paralizzate dalla paura, quindi agitate le tre donne, non sapendo cos’altro fare, si dirigono alla vicina caserma dei carabinieri. E non riuscendo ad individuare il campanello, tanta era l’agitazione, una delle tre (sull’esempio, forse, dell’orso) avrebbe perfino scavalcato una ringhiera abbastanza alta riuscendo alla fine ad allertare i militi presenti all’interno. Ormai c’è un indicibile trambusto sulla via da dove i due carabinieri allertati e prontamente intervenuti, il m.llo Fabio Santonastaso e il brigadiere Domenico Di Cicco,  puntano ora le loro potenti pile sul balcone della signora Clara Di Ciacca che dorme e non si accorge di nulla e poi sull’erta scarpata del mio giardino. Richiamato dal clamore mi affaccio ad osservare la scena e, non capendola, chiedo se ci sia un ladro. “Nooo, professò, è stato avvistato un orso!” “Cheee?! Dove?” la mia pronta ribattuta incredula. “Sul balcone della vicina.” mi fa il carabiniere indicandomi il posto. “Vicino al terrazzino della mia cucina? Possibile?” “L’hanno visto tre persone!” “Non sarà mica un abbaglio? Magari… un ladro travestito da orso?” celio con i carabinieri. O una burla ben congegnata? Mi sono, all’improvviso, ricordato di Lorenzo Bianchi, Lory White il piccolo-grande attore cinematografico di Picinisco, che, travestito da pinguino, in questo periodo sta girando uno spot televisivo in uno studio di Napoli. E se c’è spazio per un pinguino, mi dico tra me e me, ce ne può essere anche uno, più accettabilmente, per l’orso. No?! Ora c’è grandissima eccitazione tra gli spettatori. Un cordone incredibile di curiosi, paesani e turisti, si è assiepato sulla strada sotto casa. Quasi un tifo da stadio ma è l’evento della notte, se non dell’anno, a giustificarlo! I due carabinieri entrano nel mio cortile, saltano agilmente su un tettuccio, si addentrano nella parte posteriore buia della villa della signora inglese, salgono ad esplorare tra arbusti e rovi il costone roccioso. Io faccio lo stesso, non so con quale coscienza, dietro casa mia armato solo di una pila, di un bastone da montagna con la punta di ferro e di un po’ di coraggio che non mi manca mai. Intanto nel basso tra gli spettatori qualcuno comincia a credere davvero all’apparizione del plantigrado, ma qualcuno la mette, invece, fortemente in dubbio e punta sull’autosuggestione tanto che una tra le tre avvistatrici, nel frattempo tornata sul luogo del delitto, si adonta dicendo che lei non ha avuto mica le traveggole e che è una persona seria lei! In un caso a sostegno interviene perfino un marito. E la cosa si fa all’improvviso seria. Così conviene ammettere che è possibile, anzi vero. Del resto se lo è stato a S. Donato, perché non potrebbe esserlo a Picinisco? E sarebbe  passato a solo un paio di metri da dove a quell’ora di notte di solito lavoro di scrittura al computer ma ieri sera eccezionalmente no. Mi convinco che io, io non mi sarei sentito per niente in allarme ma chissà? In realtà, se mi fossi trovato lì come al solito, a tu per tu con Lorenzo, come avrei reagito io? Siamo tutti coraggiosi a parole! L’avrei sicuramente fotografato, o almeno avrei tentato, se ne avessi avuto il tempo, ma mia moglie, in preda ad una strana e incomprensibile sensazione, quella sera mi aveva imposto di ritirarmi nel tinello di casa. Vedo l’assistente Roberto Valente del Corpo Forestale dello Stato, un esperto in materia, dispensare consigli e tranquillità alla gente, più che altro eccitata e spiritosamente curiosa. Questa mattina Veronica Colella che porta a spasso il suo canino mi conferma sulla paura del fantasma provata da suo figlio a S. Croce. Vado allora in cerca di tracce del suo transito elusivo nel mio giardino e trovo le prime nello scoscendimento di una fioriera tra la roccia e la scala, passaggio obbligato, dove l’orso bruno marsicano è transitato prima di smontare sul terrazzo della signora Clara. Trovo una piantina di fiore appena messa divelta e un tronchetto spostato.

Sul terrazzo di Clara l’orso ha lasciato un mucchietto di pelo e delle impronte bianche sul passamano (nello scendere e nel frenare le zampe devono essersi impregnate del bianco delle rocce friabili e umide della mia aiuola). Mi sono ricordato che qualche giorno prima ero salito sulle balze per cogliere la frutta ma l’avevo trovata stranamente per terra mentre lì vicino avevo notato un indecifrabile escremento, non di cane né di faina. Non interpretabile sulle prime ma solo ora a posteriori. Dopo i carabinieri nella notte, sono tornate più volte questa mattina, su quello che io da sempre chiamo “il canale della faina” per i suoi abituali passaggi notturni, la forestale e le guardie del Parco Nazionale. Le cime dell’Appennino centrale abruzzese ci incombono imponenti (Forcellone, Meta, …) sulle spalle per 1500 metri mentre nella Valle di Comino che si distende a ventaglio aperto ai nostri piedi tra balzi, laghetti e cascate scivola via verso il tramonto il ripido fiume Melfa. Qui ci sono tutti i caratteri dello habitat ideale per una famiglia di plantigradi. “L’orso va rispettato nella sua bellezza!” sento dire con convinta partecipazione da una bella ragazza-guardiaparco (Alessandra Pomponio intervenuta la mattina dopo con la collega Maria Teresa Palladini) a chi conserva ancora qualche traccia  insondabile di timore e pronuncia incautamente la frase “Se lo incontro gli sparo”, “Va ammirato invece e non disturbato!” Che bello! E come non essere d’accordo?

E del resto per la sua condotta pacifica e per la sua dieta, prevalentemente vegetariana, lui non darebbe mai fastidio a una mosca, figurarsi a una persona, a meno che… non sia cattivo e problematico. Zompato giù dal terrazzo della signora Clara l’orso avrebbe proseguito il suo cammino verso il fondo della Val di Comino, verso L’Antica dove, ho sentito dire, che  avrebbe fatto strage di conigli e di una pecora in un casale. Mah? Sarà così? O non sarà piuttosto la ricerca di un qualche vantaggio? Poi, però, il comandante della Polizia Municipale, Benito Perella, mi conferma tutto mettendo fine ad ogni sospetto. I passaggi notturni dell’orso sono stati più di uno in questi giorni come attestano le molteplici impronte lasciate (i reperti organici sono stati trasferiti in un laboratorio-analisi di Roma), così sul mio terreno dove una nuova pista sale ben visibile tra la malerba, da dietro alcuni oleandri, fino ad una pianta da frutto in un terreno comunale dato in comodato a un noncurante privato.

Una traccia evidente del passaggio dell’orso Lorenzo

Il giovane plantigrado deve averla certamente percorsa a scendere da Via S. Croce… L’orso è un animale legato preferibilmente agli ambienti forestali, anche se si adatta ad una grande varietà di condizioni ecologiche, in particolare in questo periodo, come ben sanno gli agricoltori della Val di Comino. E verso la fine dell’estate, specie se nelle faggete scarseggiano le bacche di ramno (rhamnus alpinus, che inglesi e scozzesi di Picinisco chiamano “buckthom“) viene fortemente attratto, dopo la seconda metà di agosto, a quote più basse dal rhamnus catharticus o spino cervino (o anche uva ursina, appunto) che cresce sui 6-700 m. o verso le campagne dove maturano il mais, alcuni ortaggi come le carote, le piante abbandonate di mele e pere e l’uva di cui fa ghiottissime scorpacciate. In ogni caso il Parco risarcisce sempre il proprietario delle bestie straziate ma tutti a Picinisco oggi sembriamo essere  più contenti di ieri, molto più di buonumore per questa grande visita. Nella piazzetta con vista panoramica sulla Valle c’è una palpabile atmosfera di ilarità diffusa e tutto un raccontare di storie mai udite prima. “Benvenuto orsetto! Che nel tuo vagabondaggio, nella tua caccia per queste valli ti arrida la fortuna! Che non abbia ad imbatterti mai in un cattivo bracconiere! O in un automobilista distratto!” A minacciare l’esistenza del mammifero c’è, infatti, anche il turismo smodato. Qualche tempo fa il Corpo Forestale dello Stato (dal cui sito è tratta la foto – n. 2 – su un esemplare di orso bruno marsicano) ha presentato il documentario di Francesco Petretti “Una terra buona per l’orso” sulla vita e le abitudini degli ultimi esemplari rimasti nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e aree limitrofe. Censiti poco più di 50 esemplari. Il progetto Life Orso, realizzato con il contributo dell’Unione Europea, prevede una regolamentazione più restrittiva del transito dei veicoli sulle piste di montagna, l’ottimizzazione degli ecosistemi forestali e un attento monitoraggio delle risorse alimentari.“Buona ventura, allora, e lunga vita, orsetto Lorenzo di Picinisco!” © – Sergio Andreatta, RIPRODUZIONE RISERVATA.

Picinisco, passaggio orso

* AGGIORNAMENTO del 24.08.2013. Ecco il percorso più probabile seguito dal plantigrado in paese: Area del P.N.A.L.M., discesa sul versante laziale-piciniscano, Colle Petrone (una punta boschiva di oltre 800 mt. che incombe sul paese), Via Vapera, incrocio e breve tratto di Via S. Croce, orto di Pirri-Andreatta, terrazza di Alonzi-Di Ciacca con salto su Via S. Martino e di qui, alla fine della  agevole ringhiera comunale, terreno di Villa S. Martino di Crolla-Crolla, S.P. 112 nei pressi di Via S.Giovanni e giù nella Valle. Una scorciatoia in pendenza, economica e molto diretta, lunga neanche 200 m., al posto dei 1000 automobilistici. Alcune notti successive è stata ancora avvertita la sua  oscura presenza fino alla notte del 22 quando un branco di cinque cani (l’unione evidentemente fa la forza), tra cui il noto Oscar, hanno stazionato per ore sul punto di passaggio di Viale S. Martino, sentinelle a presidio del territorio con gli occhi puntati in alto, fissi sulle rocce di casa mia, e a tratti hanno abbaiato furiosamente e latrato quasi ad avvertimento dei paesani. La notte del 23 è stato ancora accertato il suo transito più in basso nei pressi dell’antica badia di S. Maria (cimitero). E si ha ragione di pensare che non sia finita qui. Altre puntate in allungo si stanno, infatti, registrando fin nei paraggi di Casalvieri ma sarà sempre lo stesso mobile (e quindi giovane) esemplare che nella notte macina molti km. o è un altro orso?

**Lorenzo“, il nome da me attribuito all’orso di Picinisco, è puramente di fantasia; come lo è stato con “Donato” per quello di S. Donato V.C.

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