Archivio Andreatta, 1944. Giulio Camillo Andreatta, Noris, Adris (Ida) e il piccolo Ambrogio (Ambrogetto).

Archivio familiare, 1944: Giulio Camillo ANDREATTA, mio padre, zia Noris, sua sorella e dietro Adris (Ida) l’altra più giovane e il piccolo Ambrogio, mio fratello con lo stesso nome del nonno paterno. Verso il muro della scuola, con il cappello chiaro in testa, zio Vittore (Ino) di profilo. Famiglia di pionieri della Bonifica provenuta da Paderno del Grappa (TV) undici anni prima. Il 18.12.1933, all’inaugurazione del Borgo, Noris arrivata da poco con i suoi dall’Altitalia era stata scelta dalla maestra Scarpa fra tutte le sue alunne per porgere un mazzo di fiori a Mussolini che le avrebbe allungato una carezza sulla guancia. Più devastante di un ciclone la guerra era appena passata, Roma era stata liberata e ora c’era il bisogno di ritrovarsi per pensare insieme e sentire altro come comunità, di contarsi, di sperare di abbracciare nuovi superstiti oltre quelli già rientrati dai vari fronti. Si leggeva nei volti di tutti il condiviso bisogno di guardare avanti, di costruire un futuro che avrebbe contenuto per sempre il recente passato… Dopo lo sbarco alleato di Anzio la notte del 21/22 gennaio del ’44, gli Americani avevano installato il loro Comando nel nostro Pod.769 di Borgo Bainsizza in Strada dello Scopeto 1 sulla direttrice per l’Appia e Cisterna. Al gen. Mark W. Clark, soprannominato “l’aquila americana”, piaceva molto la cucina di mia madre “Fanny” (Maria De Coppi) e si sdebitava regalando stecche di cioccolata e gallette. Avrò avuto cinque o sei anni quando, salito su una sedia, arrivai ad una mensola alta nella camera dei miei. In punta di piedi toccai una scatola, la presi. Estrassi una confezione ancora sigillata di gallette e la aprii. Ne tirai fuori tre e me le mangiai di buon gusto. Avevano una traccia di agrume, forse di pompelmo della California che il palato e la mente mi rimandano indietro ancora oggi dopo quasi settant’anni… Vicende narrate nel mio romanzo “769. Storie di Pionieri”, Aurore, 2005. Sergio Andreatta

Madre Camilla, Bertilla Andreatta, missionaria comboniana.

BUON NATALE E PROSPERO ANNO NUOVO

Carissime Amiche e Amici della Missione di Esmeraldas, 

vengo a voi con molte novità. Anch’io arrivando al traguardo dei miei 82 anni sono nel frattempo invecchiata. Sono accaduti molti fatti, in questi mesi ho preso anche il Covid-19 che mi ha fatto meglio capire la mia fragilità e doverosamente pensare a quel po’ di futuro che ancora mi resta. Mi è stato così consigliato di abbandonare un po’ delle attività che ho portato avanti in questi anni oltre la direzione del Centro Medico: il progetto Educamy, Vaso Rotto, Hogar campesino, Salute a tutto campo… Non si tratta di rinunciare definitivamente ai progetti ma di cominciare a vedere dopo di me, sperando che qualcuno li possa proseguire. 

Il progetto “Hogar campesino” è stato il primo ad essere messo in discussione. Qualche anno fa avevamo chiuso l’Associazione e nell’ultima riunione prima di ritirarci, noi soci avevamo eletto come responsabili della sola Casa “Hogar campesino” la Signora Anna e il figlio. Purtroppo in seguito ad alcuni movimenti finanziari poco trasparenti siamo dovuti intervenire per chiarire. L’Associazione Alito ha continuato a finanziare il progetto con 2.000,00 €. annuali. Soldi spesi per pagare il pane, la luce, internet e le medicine. Attualmente, con la previa approvazione della stessa Associazione Alito ci siamo distaccati dall’originario progetto e indirizzato le entrate dalla stessa e di altri benefattori al progetto “Vaso Rotto” di San Lorenzo che sostiene 110 ragazzi, tra cui diversi disabili tra i 4 e i 18 anni. 

Il progetto Salute a tutto campose riceverà qualche offerta verrà passata al Centro Medico “Madre Anastasia” per finanziare le spese di viaggio e le medicine di chi ha urgentemente bisogno di trasferirsi in un’altra città per cure ed esami specialistici che qui ad Esmeraldas non è possibile effettuare. Il progetto Educamy di adozione a distanza è più complesso e difficile da riposizionare. Sarebbe infatti necessaria una persona che conosca l’Italiano per continuare la corrispondenza con i benefattori, che accetti il progetto così com’è senza stravolgerlo, assicurando e garantendo i benefattori sulle finalità che sono esclusivamente di aiuto (promozione della dignità umana e diritto allo studio) ai bambini di famiglia povera. Avremmo inoltre bisogno del servizio di una segretaria o assistente sociale che continui a visitare le famiglie e valutare le necessità più urgenti. Siamo in trattativa con un Istituto secolare italiano che opera in città, considerato che qui tra noi ad Esmeraldas non è rimasta neanche una suora comboniana Italiana. Intanto, a fine ottobre, io ho anche lasciato l’amministrazione del Centro Medico “Madre Anastasia” nelle mani di Sr. Massimiliana Rosso dell’Istituto delle Suore Serve del Sacro Cuore. Penso che lo porterà avanti bene e con lo stesso spirito che ha animato per tanti anni noi Comboniane. 

Noi abbiamo operato in questo centro fin dall’anno 1959 per ben 62 anni di intensa missione in cui si sono succedute 12 Sorelle. Da piccolo dispensario in cui un medico e una Missionaria attendevano i malati quando capitavano si è via via sviluppato un Centro medico con 20 medici specialisti, con un laboratorio clinico certificato a livello internazionale, con un servizio di ecografia, con l’eco e l’elettrocardiogramma, con l’infermeria e la farmacia. Abbiamo via via convertito un piccolo dispensario in un centro di salute provinciale, offrendo il nostro servizio medico e solidaristico a tutti i cittadini. Sempre particolarmente impegnate a soddisfare le richieste di aiuto dei più bisognosi. 

Per chiudere questa lettera, dove vorrei si respirasse sempre l’amore per i più bisognosi e la più profonda umanità e per me anche la gioia di un dovere compiuto, voglio ora consegnarvi una breve poesia: 

OGNI UOMO È MIO FRATELLO

di Tali Sorek

una ragazza ebrea di 13 anni

Avevo una scatola di colori brillanti, decisi e vivi. 

Avevo una scatola di colori, alcuni caldi e altri molto freddi. 

Non avevo il rosso per il sangue dei feriti, 

non avevo il nero per il pianto degli orfani, 

non avevo il bianco per le mani e il volto dei morti. 

Non avevo il giallo per le sabbie ardenti. 

Ma avevo l’arancione per la gioia della vita 

ed il verde per i germogli e i nidi 

ed il celeste dei chiari cieli splendenti 

ed il rosa per i sogni e il riposo. 

Mi sono seduta e ho dipinto la pace.

Nella speranza che trionfi sempre la Verità e la Pace auguro a tutti un SANTO e FELICE NATALE e, perché no, un anno sereno.

Sr. Camilla Andreatta 

Missionaria Comboniana in Ecuador

Carissimi Benefattori,

come avete potuto leggere nella sua lettera, Madre Camilla Andreatta colpita dal covid_19 ne è uscita viva per miracolo, ma con qualche conseguenza, per cui seppur con rammarico ha dovuto ridurre molti impegni della sua Missione. Il Progetto Educamy di promozione del diritto allo studio dei niños di Esmeraldas, in cui siete stati coinvolti in questi anni come sostenitori, spera di affidarlo ora ad un’altra Associazione. Per il momento chi desidera mantenere l’impegno di adozione già assunto viene gentilmente invitato a mandare la quota, con riferimento personale a lei, tramite il bollettino postale intestato alle Pie Madri della Nigrizia (cioè le stesse Comboniane) che vi allego. Dio volendo la prossima primavera tornerà tra noi e potrà illustrare lei stessa gli sviluppi della nuova situazione. Ora non mi resta che di rivolgere i miei più sinceri auguri a Voi che state riempendo di speranza di futuro la vita di questi ragazzi: buon Natale e felice Anno Nuovo.

Rosamaria Pirri Andreatta

18th Nov, 2021

L’impulso del cuore

Che cosa ci orienta oggi, 18 novembre 2021, verso la speranza? L’impulso del cuore di un bambino che “ANDRA’ TUTTO BENE”? O il pensiero radicato nella mente che non siamo più uguali a ieri? Il COVID ci ha devastato è vero, ha distrutto molte sicurezze, cambiato il corso dell’umanità. Ma non vogliamo, almeno io non vorrei malgrado l’età, ridurmi moralmente sul lastrico e pensare che sia già tutto finito. No, non può esserlo né apparire che lo sia. Esistiamo. Per strada guardo negli occhi una ragazza, votata ad essere un giorno madre forse, e leggo nella sua espressione innamorata qualcosa di più dell’esile speranza. Esistiamo per Dio, per la nostra civiltà e per il progresso che si nutre dei piatti della scienza e il corso della storia potrà ancora cambiare. Sergio Andreatta

Sergio Andreatta
Madre Camilla Andreatta, t-shirt rossa e sombrero, festeggiata nel Centro Medico Missionario di Esmeraldas che dirige nel giorno del suo 81° compleanno. (Segue Lettera di Natale 2020):

Carissimi Amici e Benefattori,
un altro anno é passato e purtroppo non è stato dei più felici. Il coronavirus ci ha lasciato e, purtroppo ci lascia, ogni giorno più tristi.
A distanza di un mese dall’Italia il coronavirus è arrivato anche qui. La citta più colpita è stata Guayaquil, a 500 Km. da Esmeraldas. Si sono contate molte vittime, tante delle quali lasciate morte per strada perché le ambulanze non erano sufficienti a portare i morti al cimitero. Una situazione tristissima.
Tante persone amiche se ne sono andate; altre, chiuse in casa, temono il peggio. Purtroppo vi è anche chi pensa che non sia più necessario rispettare le misure di biosicurezza ma questa indisciplina della popolazione aggrava la situazione e aumenta il numero dei contagi. Qualcuno si ostina a non rendersi conto che la battaglia contro il virus non è terminata, la pandemia continua. E la speranza va posta nei comportamenti prudenziali di ciascuno e nella vaccinazione…
Per altro, come abbiamo risolto il tema delle adozioni? La scuola sarebbe dovuta iniziare il 13 aprile. È ancora chiusa e i ragazzi sono a casa dal mese di febbraio quando hanno iniziato le vacanze. Abbiamo dovuto adeguarci al sistema scolastico attuale. Anche qui, come in Italia, maestri e maestre lavorano on line per la programmazione didattica che inviano giornalmente al Direttore o al Preside per essere previamente approvata prima di essere inoltrata ai genitori
Stanno lavorando in questo modo dal mese di aprile per non far perdere ai bambini e ai giovani la possibilità di continuare a studiare. Devo dire che anche i genitori si sentono impegnati e stanno collaborando.
Purtroppo alcuni studenti non hanno accesso a questi strumenti moderni. In citta si è manifestata una grande solidarietà, chi ha aiuta chi non ha, cioè un aiuto reciproco per poter presentare i compiti. Purtroppo le zone rurali, dove non arriva internet, sono rimaste tagliate fuori. Registro una nota positiva, la grande voglia che hanno i ragazzi di studiare. La maggior parte sentono la mancanza dei loro compagni di classe e sperano che presto, molto presto termini questa pandemia e tutto ritorni alla normalità.
Purtroppo le situazioni di povertà stanno aumentando a dismisura nella società. Molti hanno perso il lavoro; così chi faceva un lavoro ambulante non pu6 più farlo, per cui la famiglia non ha da mangiare e la delinquenza è aumentata.
La maggior parte dei nostri alunni ha usato l’aiuto economico che voi mandate non per comprare l’uniforme o quaderni o il trasporto scolastico ma per pagare il servizio internet e qualche volta per comprare anche il cibo per la famiglia.
Frequentano, con presenza virtuale 108 bambini delle elementari, 49 delle medie e 21 liceali.
Spero che tutti voi stiate bene in questo “stravolgimento” di vita da cui, ne sono sicura, tutti ne usciremo cambiati in modo positivo: è l’occasione di ritornare alle “cose” che contano veramente e renderci conto che gli avvenimenti della vita sono condotti da un Altro cui non possiamo dare colpe ma che ci ricorda che l’uomo non è padrone né controllore della vita.
Nel nostro Centro Medico è notevolmente aumentato il lavoro. Stiamo dando alla gente la possibilità di fare la prova di COVID-19 a un prezzo agevolato e accessibile. E, con tutte le precauzioni possibili, stiamo offrendo un servizio prezioso alla comunità.
Vi ringrazio di cuore per il bene che ogni anno dimostrate per i nostri bambini e ragazzi, per la loro crescita, la loro formazione, contribuendo con il vostro sostegno.
Ringrazio anche a nome degli adulti che aiutate nella loro malattia.
A tutti Voi un sereno Natale e un Nuovo Anno portatore di salute e armonia .
Un saluto affettuoso.
Sr. Camilla Andreatta
Missionaria Comboniana in Ecuador

Questo libro di Nuzzi non l’avevo ancora letto né l’avrei forse mai letto ma ora, dopo la recente inchiesta per altri capi d’accusa promossa dalla stessa Arcidiocesi di Monaco, sono tentato di farlo. Chi lavora in questa fabbrica vaticana dei veleni? A cominciare dal caso Boffo e dalla relativa diatriba tra L’Avvenire, di cui era il direttore, e L’Osservatore Romano (in posizione contrapposta su Berlusconi allora al governo). Il caso Viganò, presunta vittima del card. Bertone che lo caccia dal Governatorato frustrandogli ogni aspettativa di carriera cardinalizia darà la stura a infinite polemiche originate anche dal monsignore che alza il braccio delle sue aspersioni maligne. E poi la questione dei casi di pedofilia in molte diocesi del mondo con le vittime che reclamano risarcimenti milionari e la conseguente crisi finanziaria e dell’obolo di S. Pietro… Più riservate che segrete queste carte sembrano fornite all’autore Gianluigi Nuzzi (già autore di “Vaticano S.p.A.” nel 2009) da un anonimo prelato (fonte “Maria”) mosso e tormentato da passioni insondabili, non sempre nobili perché nutrite di chissà quali oscuri interessi. L’idea che se ne ricava è quella di essere in un mondo di lobbisti. E qui non c’è solo il maggiordomo che fotocopia o l’uomo delle pulizie che riferisce, c’è una regia, un ordine superiore, una trama coinvolgente e un alone di tradimento di quelli che non sono mai mancati nella Chiesa fin dalle sue origini. Un mondo di intrighi per cui lo stesso Joseph Ratzinger già nel 1977 ammoniva: “La Chiesa sta diventando per molti l’ostacolo principale alla fede. Non riescono a vedere in essa altro che l’ambizione umana del potere…”. Tutto questo basta per capire che il diavolo, il ricatto, l’inferno prosperano nel mondo di congiure e di lotte intestine per il primato in Vaticano e che il papa, anche Francesco che però dovrebbe promulgare la promessa riforma della Curia romana entro quest’anno, allo stato attuale può fare ben poco o nulla per contrastarli. Una Spy story che maschera il suo vero obiettivo, quasi a far credere che la Chiesa sia solo un potere economico finanziario più che essenzialmente un’agenzia religiosa e spirituale. Mi sembra anche di capire chi possa esser stato il cospiratore e sponsor di tutto questo, magari un cardinale che ancora, dentro e fuori le Mura leonine, continua ad agitare le acque del Giordano e del Tevere. Questo libro non ho voluto comprarlo dieci anni fa né l’avrei acquistato ora, semplicemente era lui ad aspettarmi in fondo alla mia stessa chiesa parrocchiale dopo esser stato letto, scandagliato, sottolineato a matita, chiosato dalla probabile mano di un prete, o di una “preta”, forse desiderosi a loro volta di non interrompere l’anello di questa specie di ignobile catena di S. Antonio. Sergio Andreatta

Scuola di Fanteria di Cesano, 1973/’74.

In foto: Scuola di Fanteria di Cesano di Roma (1973/’74), 5 mesi di Corso (da mortaisti da 120) e 15 totali di naia (io – in alto al centro – assegnato a fine corso al Comando, Ufficio Studi e Programmazione). Ringrazio vivamente chi me l’ha girata poco fa, Fiorino Lauretti da Vallecorsa (in prima fila in basso a destra) e il salernitano, spassoso avv. Fulvio Apolito, al mio fianco. Ero già insegnante di ruolo e per questo qualcuno in compagnia mi sfotteva chiamandomi “il professore”, altri “lo zar” (così anche nell’Almanacco di fine Corso) per via dei folti baffi biondi. Tra tutte le Compagnie della Scuola quella dei mortaisti da 120 era considerata quella degli intellettuali con molti corsisti laureati e tutti almeno diplomati. Su un frammento del TG di RAI 1 del 4 nov. 1973 mi ritrovo di guardia al Monumento del Fante mentre veniva decorato con una corona di alloro deposta dal Min. della Difesa Tanassi. Nella settimana del 25 aprile 1974, a quarant’anni dalle fucilazioni di quasi settanta tra soldati e partigiani tra cui don Giuseppe Morosini ad opera dei nazisti, comandavo il Forte Bravetta dove erano avvenuti i tragici fatti. Un’esperienza di vita difficile da immaginare, di quelle che non si fanno più. Ricordo ancora oggi i tanti amici di allora tra cui l’ing. Luisito Merli di Voghera e il dott. Alessandro Iorio di S. Nicola La Strada (CE), cui sarò sempre grato per essermi stato testimone di nozze il successivo 18 luglio ’74 nell’ Abbazia di Fossanova. Ah, la naja, periodo lungo, contraddittorio e per molti versi inutile! Eppure anche per me, non alla prima esperienza di vita fuori casa per aver già lavorato due anni all’ ENAOLI di Avellino e insegnato un anno nell’Isola di Ponza, ha comunque rappresentato un’ indelebile opportunità di crescita personale.

19th Nov, 2021

O luna

Eri al principio della sera / sul campanile ingrigito / di San Francesco / o luna / tacita anima / rivelatrice dei Lepini. Sergio Andreatta

4th Nov, 2021

Ricordo dei miei

Il 2 novembre 1957 avevo 10 anni e mio padre era morto da qualche mese per un incidente motociclistico sulla via del Consiglio Comunale. Il giorno di vacanza non era venuto così ad addolcire la profonda tristezza della commemorazione. Subito dopo pranzo ero pronto a inforcare la mia bici. In strada Piano Rosso c’era il podere dei nonni materni, quasi sempre dovevo attraversare il fango scivolato giù dalla collinetta per le piogge. Le foglie giallo-rosse dei platani tappezzavano le sponde. Nel precario equilibrio dovevo star attento a non far slittare le ruote, poi sul ponticello della Femmina Morta mi fermavo a controllare se sul greto ci fosse veramente quel corpo abbandonato. Tutti asserivano che c’era, ma io non l’avrei mai visto ed ero pure contento di non vederlo. Mi specchiavo nella poca acqua che il torrentello, se non aveva piovuto, tributava al vicino corso dell’Astura e ripartivo. Ecco l’antico arco di Conca e proseguendo arrivavo subito al poggio del campo santo cinturato da un alto muro di tufo. Con me non portavo mai ne’ fiori ne’ candele. Mi fermavo davanti ad ogni lapide per parlare con le foto quasi sempre sorridenti dei morti, una preghiera breve per ognuno e via. Nonna Luigia, affondata in una poltrona di legno resa comoda da tanti cuscini, aspettava il mio ritorno per incominciare la recita del Rosario cui nessuno della famiglia poteva mai mancare se non i primi influenzati della stagione. Il profumo delle caldarroste anticipava la fine del rosario. Nei bicchieri fumava già il vin brulè. La serata trascorreva nel ricordo dei morti, se ne evocava il profilo e questo era, per noi piccoli, l’unica occasione di conoscerli meglio. Sergio Andreatta

“Durante, olim vocatus Dante” nel VII centenario della morte.

di Sergio Andreatta

Il 13 settembre 1321, dopo il tramonto, per malaria contratta durante il viaggio di ritorno da Venezia dove era stato inviato come ambasciatore di pace da Guido Novello, moriva a Ravenna a soli 56 anni “Durante, olim vocatus Dante” come attesta il figlio Iacopo. Dopo i solenni funerali sarebbe stato sepolto nella chiesa di S. Francesco. Gli epitaffi scritti per l’occasione tra cui quello dell’amico Giovanni di Virgilio con cui il poeta fiorentino era in corrispondenza e a cui aveva scritto l’ultima lettera a Bologna accludendovi la sua ultima egloga, non vennero mai incisi sul marmo perché il prestigioso monumento funebre già annunciato dal suo ultimo protettore Guido Novello non venne mai realizzato. Questi infatti dopo pochi mesi si sarebbe trasferito a Bologna per assumere la carica di capitano del popolo e il fratello arcidiacono Rinaldo, cui aveva affidato provvisoriamente il governo della signoria, in una cruda lotta cittadina per il potere sarebbe stato trucidato dal cugino Ostasio. Come scrive Boccaccio tra le sue carte non si trovarono i tredici canti finali del Paradiso che pure Dante doveva aver compiuto nel 1320 seppure non ancora divulgato. Invano “figliuoli (Pietro, Iacopo, Anna e forse altri) e discepoli” avrebbero cercato a lungo nel suo studio finché “dopo l’ottavo mese” dalla scomparsa avvenne il miracoloso ritrovamento. Comparso in sogno al figlio Iacopo gli avrebbe rivelato che i canti finali si trovavano nascosti in una “finestretta”, coperta da stuoia, scavata nel muro della camera da letto. E “in cotale maniera l’opera, in molti anni compilata, si vide finita”. Come pure ha detto il poeta Andrea Zanzotto di cui ricorre in questi giorni il centenario della nascita “la poesia ha bisogno della sofferenza”. E le sofferte vicende di Dante. “parlatore rado e tardo”, dal 1302 al 1321 “sbandito” dalla città di Firenze e mai più ritornato benché lui soffrisse mortalmente la nostalgia del “bello ovile” hanno fortemente determinato il progetto e la costruzione della sua Commedia. Nella biografia di quegli anni molto tormentati dall’odio tra bande spesso indefinite (bianchi/neri, Cerchi-guelfi/Donati-ghibellini) e alterne proscrizioni, in cui per due volte irragionevolmente sarebbe stato condannato a morte dalla parte avversa, si trova la chiave della migliore interpretazione della “Divina” Commedia. Senza conoscere a fondo e fin nei particolari il romanzo della sua vita sembrerebbe davvero difficile, se non impossibile, coglierne il significato più autentico. Sergio Andreatta, nel VII centenario della morte.

Dopo oltre quindici anni, come per i precedenti incarichi, ispirati da un forte senso di responsabilità nella direzione del Centro Medico Missionario di Esmeraldas (Ecuador) la religiosa comboniana Madre Camilla Andreatta, italiana di Borgo Bainsizza di Latina, si accinge a passare il testimone alla esponente di un’altra congregazione. Questo avverrà nel prossimo mese di agosto come ha disposto il Vescovo di Esmeraldas. Tuttavia, dopo il passaggio delle consegne, Camilla continuerà per un congruo periodo nell’opera di assistenza per assicurare continuità di servizio e tutoraggio alla subentrante finché la stessa non si sarà ben impadronita di tutti i necessari meccanismi operativi. Il Centro Medico M. Anastasia, dal nome della comboniana fondatrice del Dispensario negli anni cinquanta, costituisce un punto di soccorso e di assistenza molto significativo per i cittadini della città esmeraldegna popolata prevalentemente da afro-americani diretti discendenti degli schiavi importati circa cinquecento anni fa dal Centro Africa. Madre Camilla Andreatta dell’ordine fondato a Verona a metà del XIX secolo dal vescovo missionario San Daniele Comboni, dopo i voti perpetui, era partita la prima volta a fine degli anni sessanta per gli Altipiani dell’Eritrea mandata quindi in Ecuador dove, in varie località, dall’Isola di Limones alle Ande, dalla Costa di San Lorenzo del Paillon ad Esmeraldas e complesse situazioni sociologiche, avrebbe svolto prevalentemente la sua missione per oltre cinquant’anni, con un intervallo a Città del Mexico come Madre del Noviziato e un periodo di otto anni a Roma come procuratrice generale delle Pie Madri della Nigrizia nella Casa Generale di Via Boccea 506. Ma è soprattutto la missione sul campo, la pastorale educativa e l’agire in prima linea tra poveri e ammalati, a contraddistinguere la sua vita. Ora a quasi ottantadue anni, dopo alcune operazioni chirurgiche e soprattutto per i postumi del Covid 19 da cui è da poco miracolosamente uscita, si impongono altre scelte di campo alla missionaria veneto-pontina la cui vita fino al 2015 è stata raccontata nel libro “Camilla, Missione Esmeraldas” di Sergio Andreatta, Aurore Ed., Latina, con bella Prefazione di Padre Giulio Albanese. Siamo certi che qualche luminoso squarcio di orizzonte la attirerà ancora in avanti, finché le residue forze l’assisteranno, come la prosecuzione del venticinquennale progetto “Educamy” da lei stessa promosso. Con le tante adozioni a distanza ha potuto assistere e curare personalmente lo sviluppo educativo di migliaia di studenti, dalla scuola primaria all’università, di Esmeraldas e dintorni. E ciò è stato possibile grazie alla amorevole rete di solidarietà di tanti italiani e di alcune associazioni che, condividendone il progetto, l’hanno mirabilmente sostenuta e affiancata.




Buona Pasqua 2021
Carissimi Amici miei
e della mia bella Missione di Esmeraldas.
 
Un saluto affettuoso dall’estremo del mondo.
Reso più lontano ora che la pandemia infuria senza pietà e ci fa pensare: “Domani ci saremo ancora?”
Nei nostri ospedali non ci sono più posti e i medici sono costretti a fare una selezione per ricoverare gli ammalati: così viene scelto chi offre qualche garanzia di vita in più.
Soprattutto nelle città di Quito, Guayaquil e Portoviejo che sono le città con più contagiati e piú morti… sono in crisi anche le agenzie funerarie che hanno
raddoppiato il lavoro e non ce la fanno a star dietro alla sepoltura dei tanti decessi triplicati in questi giorni.
La morte è diventata un fenomeno naturale: tante persone conosciute ci lasciano e tanti interrogativi sorgono dal cuore di credenti e non.
Quando terminerà tutto questo???
E intanto la vita, come può, stentatamente continua…
In questo momento stiamo preparando la processione del Venerdì Santo, autorizzata con tre soli automezzi che faranno il giro di tutta la città fermandosi a pregare nelle 14 stazioni della Via Crucis.
Tutto verrà trasmesso via internet in maniera che la gente possa seguire, se lo desidera, la mini processione dalle loro case.
Vi lascio con la speranza di tempi migliori
Un abbraccio,
               Sr. Camilla Andreatta
             Missionaria Comboniana in Esmeraldas, Ecuador