18th Nov, 2021

L’impulso del cuore

Che cosa ci orienta oggi, 18 novembre 2021, verso la speranza? L’impulso del cuore di un bambino che “ANDRA’ TUTTO BENE”? O il pensiero radicato nella mente che non siamo più uguali a ieri? Il COVID ci ha devastato è vero, ha distrutto molte sicurezze, cambiato il corso dell’umanità. Ma non vogliamo, almeno io non vorrei malgrado l’età, ridurmi moralmente sul lastrico e pensare che sia già tutto finito. No, non può esserlo né apparire che lo sia. Esistiamo. Per strada guardo negli occhi una ragazza, votata ad essere un giorno madre forse, e leggo nella sua espressione innamorata qualcosa di più dell’esile speranza. Esistiamo per Dio, per la nostra civiltà e per il progresso che si nutre dei piatti della scienza e il corso della storia potrà ancora cambiare. Sergio Andreatta

Sergio Andreatta
Madre Camilla Andreatta, t-shirt rossa e sombrero, festeggiata nel Centro Medico Missionario di Esmeraldas che dirige nel giorno del suo 81° compleanno. (Segue Lettera di Natale 2020):

Carissimi Amici e Benefattori,
un altro anno é passato e purtroppo non è stato dei più felici. Il coronavirus ci ha lasciato e, purtroppo ci lascia, ogni giorno più tristi.
A distanza di un mese dall’Italia il coronavirus è arrivato anche qui. La citta più colpita è stata Guayaquil, a 500 Km. da Esmeraldas. Si sono contate molte vittime, tante delle quali lasciate morte per strada perché le ambulanze non erano sufficienti a portare i morti al cimitero. Una situazione tristissima.
Tante persone amiche se ne sono andate; altre, chiuse in casa, temono il peggio. Purtroppo vi è anche chi pensa che non sia più necessario rispettare le misure di biosicurezza ma questa indisciplina della popolazione aggrava la situazione e aumenta il numero dei contagi. Qualcuno si ostina a non rendersi conto che la battaglia contro il virus non è terminata, la pandemia continua. E la speranza va posta nei comportamenti prudenziali di ciascuno e nella vaccinazione…
Per altro, come abbiamo risolto il tema delle adozioni? La scuola sarebbe dovuta iniziare il 13 aprile. È ancora chiusa e i ragazzi sono a casa dal mese di febbraio quando hanno iniziato le vacanze. Abbiamo dovuto adeguarci al sistema scolastico attuale. Anche qui, come in Italia, maestri e maestre lavorano on line per la programmazione didattica che inviano giornalmente al Direttore o al Preside per essere previamente approvata prima di essere inoltrata ai genitori
Stanno lavorando in questo modo dal mese di aprile per non far perdere ai bambini e ai giovani la possibilità di continuare a studiare. Devo dire che anche i genitori si sentono impegnati e stanno collaborando.
Purtroppo alcuni studenti non hanno accesso a questi strumenti moderni. In citta si è manifestata una grande solidarietà, chi ha aiuta chi non ha, cioè un aiuto reciproco per poter presentare i compiti. Purtroppo le zone rurali, dove non arriva internet, sono rimaste tagliate fuori. Registro una nota positiva, la grande voglia che hanno i ragazzi di studiare. La maggior parte sentono la mancanza dei loro compagni di classe e sperano che presto, molto presto termini questa pandemia e tutto ritorni alla normalità.
Purtroppo le situazioni di povertà stanno aumentando a dismisura nella società. Molti hanno perso il lavoro; così chi faceva un lavoro ambulante non pu6 più farlo, per cui la famiglia non ha da mangiare e la delinquenza è aumentata.
La maggior parte dei nostri alunni ha usato l’aiuto economico che voi mandate non per comprare l’uniforme o quaderni o il trasporto scolastico ma per pagare il servizio internet e qualche volta per comprare anche il cibo per la famiglia.
Frequentano, con presenza virtuale 108 bambini delle elementari, 49 delle medie e 21 liceali.
Spero che tutti voi stiate bene in questo “stravolgimento” di vita da cui, ne sono sicura, tutti ne usciremo cambiati in modo positivo: è l’occasione di ritornare alle “cose” che contano veramente e renderci conto che gli avvenimenti della vita sono condotti da un Altro cui non possiamo dare colpe ma che ci ricorda che l’uomo non è padrone né controllore della vita.
Nel nostro Centro Medico è notevolmente aumentato il lavoro. Stiamo dando alla gente la possibilità di fare la prova di COVID-19 a un prezzo agevolato e accessibile. E, con tutte le precauzioni possibili, stiamo offrendo un servizio prezioso alla comunità.
Vi ringrazio di cuore per il bene che ogni anno dimostrate per i nostri bambini e ragazzi, per la loro crescita, la loro formazione, contribuendo con il vostro sostegno.
Ringrazio anche a nome degli adulti che aiutate nella loro malattia.
A tutti Voi un sereno Natale e un Nuovo Anno portatore di salute e armonia .
Un saluto affettuoso.
Sr. Camilla Andreatta
Missionaria Comboniana in Ecuador
19th Nov, 2021

O luna

Eri al principio della sera / sul campanile ingrigito / di San Francesco / o luna / tacita anima / rivelatrice dei Lepini. Sergio Andreatta

4th Nov, 2021

Ricordo dei miei

Il 2 novembre 1957 avevo 10 anni e mio padre era morto da qualche mese per un incidente motociclistico sulla via del Consiglio Comunale. Il giorno di vacanza non era venuto così ad addolcire la profonda tristezza della commemorazione. Subito dopo pranzo ero pronto a inforcare la mia bici. In strada Piano Rosso c’era il podere dei nonni materni, quasi sempre dovevo attraversare il fango scivolato giù dalla collinetta per le piogge. Le foglie giallo-rosse dei platani tappezzavano le sponde. Nel precario equilibrio dovevo star attento a non far slittare le ruote, poi sul ponticello della Femmina Morta mi fermavo a controllare se sul greto ci fosse veramente quel corpo abbandonato. Tutti asserivano che c’era, ma io non l’avrei mai visto ed ero pure contento di non vederlo. Mi specchiavo nella poca acqua che il torrentello, se non aveva piovuto, tributava al vicino corso dell’Astura e ripartivo. Ecco l’antico arco di Conca e proseguendo arrivavo subito al poggio del campo santo cinturato da un alto muro di tufo. Con me non portavo mai ne’ fiori ne’ candele. Mi fermavo davanti ad ogni lapide per parlare con le foto quasi sempre sorridenti dei morti, una preghiera breve per ognuno e via. Nonna Luigia, affondata in una poltrona di legno resa comoda da tanti cuscini, aspettava il mio ritorno per incominciare la recita del Rosario cui nessuno della famiglia poteva mai mancare se non i primi influenzati della stagione. Il profumo delle caldarroste anticipava la fine del rosario. Nei bicchieri fumava già il vin brulè. La serata trascorreva nel ricordo dei morti, se ne evocava il profilo e questo era, per noi piccoli, l’unica occasione di conoscerli meglio. Sergio Andreatta

“Durante, olim vocatus Dante” nel VII centenario della morte.

di Sergio Andreatta

Il 13 settembre 1321, dopo il tramonto, per malaria contratta durante il viaggio di ritorno da Venezia dove era stato inviato come ambasciatore di pace da Guido Novello, moriva a Ravenna a soli 56 anni “Durante, olim vocatus Dante” come attesta il figlio Iacopo. Dopo i solenni funerali sarebbe stato sepolto nella chiesa di S. Francesco. Gli epitaffi scritti per l’occasione tra cui quello dell’amico Giovanni di Virgilio con cui il poeta fiorentino era in corrispondenza e a cui aveva scritto l’ultima lettera a Bologna accludendovi la sua ultima egloga, non vennero mai incisi sul marmo perché il prestigioso monumento funebre già annunciato dal suo ultimo protettore Guido Novello non venne mai realizzato. Questi infatti dopo pochi mesi si sarebbe trasferito a Bologna per assumere la carica di capitano del popolo e il fratello arcidiacono Rinaldo, cui aveva affidato provvisoriamente il governo della signoria, in una cruda lotta cittadina per il potere sarebbe stato trucidato dal cugino Ostasio. Come scrive Boccaccio tra le sue carte non si trovarono i tredici canti finali del Paradiso che pure Dante doveva aver compiuto nel 1320 seppure non ancora divulgato. Invano “figliuoli (Pietro, Iacopo, Anna e forse altri) e discepoli” avrebbero cercato a lungo nel suo studio finché “dopo l’ottavo mese” dalla scomparsa avvenne il miracoloso ritrovamento. Comparso in sogno al figlio Iacopo gli avrebbe rivelato che i canti finali si trovavano nascosti in una “finestretta”, coperta da stuoia, scavata nel muro della camera da letto. E “in cotale maniera l’opera, in molti anni compilata, si vide finita”. Come pure ha detto il poeta Andrea Zanzotto di cui ricorre in questi giorni il centenario della nascita “la poesia ha bisogno della sofferenza”. E le sofferte vicende di Dante. “parlatore rado e tardo”, dal 1302 al 1321 “sbandito” dalla città di Firenze e mai più ritornato benché lui soffrisse mortalmente la nostalgia del “bello ovile” hanno fortemente determinato il progetto e la costruzione della sua Commedia. Nella biografia di quegli anni molto tormentati dall’odio tra bande spesso indefinite (bianchi/neri, Cerchi-guelfi/Donati-ghibellini) e alterne proscrizioni, in cui per due volte irragionevolmente sarebbe stato condannato a morte dalla parte avversa, si trova la chiave della migliore interpretazione della “Divina” Commedia. Senza conoscere a fondo e fin nei particolari il romanzo della sua vita sembrerebbe davvero difficile, se non impossibile, coglierne il significato più autentico. Sergio Andreatta, nel VII centenario della morte.

Dopo oltre quindici anni, come per i precedenti incarichi, ispirati da un forte senso di responsabilità nella direzione del Centro Medico Missionario di Esmeraldas (Ecuador) la religiosa comboniana Madre Camilla Andreatta, italiana di Borgo Bainsizza di Latina, si accinge a passare il testimone alla esponente di un’altra congregazione. Questo avverrà nel prossimo mese di agosto come ha disposto il Vescovo di Esmeraldas. Tuttavia, dopo il passaggio delle consegne, Camilla continuerà per un congruo periodo nell’opera di assistenza per assicurare continuità di servizio e tutoraggio alla subentrante finché la stessa non si sarà ben impadronita di tutti i necessari meccanismi operativi. Il Centro Medico M. Anastasia, dal nome della comboniana fondatrice del Dispensario negli anni cinquanta, costituisce un punto di soccorso e di assistenza molto significativo per i cittadini della città esmeraldegna popolata prevalentemente da afro-americani diretti discendenti degli schiavi importati circa cinquecento anni fa dal Centro Africa. Madre Camilla Andreatta dell’ordine fondato a Verona a metà del XIX secolo dal vescovo missionario San Daniele Comboni, dopo i voti perpetui, era partita la prima volta a fine degli anni sessanta per gli Altipiani dell’Eritrea mandata quindi in Ecuador dove, in varie località, dall’Isola di Limones alle Ande, dalla Costa di San Lorenzo del Paillon ad Esmeraldas e complesse situazioni sociologiche, avrebbe svolto prevalentemente la sua missione per oltre cinquant’anni, con un intervallo a Città del Mexico come Madre del Noviziato e un periodo di otto anni a Roma come procuratrice generale delle Pie Madri della Nigrizia nella Casa Generale di Via Boccea 506. Ma è soprattutto la missione sul campo, la pastorale educativa e l’agire in prima linea tra poveri e ammalati, a contraddistinguere la sua vita. Ora a quasi ottantadue anni, dopo alcune operazioni chirurgiche e soprattutto per i postumi del Covid 19 da cui è da poco miracolosamente uscita, si impongono altre scelte di campo alla missionaria veneto-pontina la cui vita fino al 2015 è stata raccontata nel libro “Camilla, Missione Esmeraldas” di Sergio Andreatta, Aurore Ed., Latina, con bella Prefazione di Padre Giulio Albanese. Siamo certi che qualche luminoso squarcio di orizzonte la attirerà ancora in avanti, finché le residue forze l’assisteranno, come la prosecuzione del venticinquennale progetto “Educamy” da lei stessa promosso. Con le tante adozioni a distanza ha potuto assistere e curare personalmente lo sviluppo educativo di migliaia di studenti, dalla scuola primaria all’università, di Esmeraldas e dintorni. E ciò è stato possibile grazie alla amorevole rete di solidarietà di tanti italiani e di alcune associazioni che, condividendone il progetto, l’hanno mirabilmente sostenuta e affiancata.




Buona Pasqua 2021
Carissimi Amici miei
e della mia bella Missione di Esmeraldas.
 
Un saluto affettuoso dall’estremo del mondo.
Reso più lontano ora che la pandemia infuria senza pietà e ci fa pensare: “Domani ci saremo ancora?”
Nei nostri ospedali non ci sono più posti e i medici sono costretti a fare una selezione per ricoverare gli ammalati: così viene scelto chi offre qualche garanzia di vita in più.
Soprattutto nelle città di Quito, Guayaquil e Portoviejo che sono le città con più contagiati e piú morti… sono in crisi anche le agenzie funerarie che hanno
raddoppiato il lavoro e non ce la fanno a star dietro alla sepoltura dei tanti decessi triplicati in questi giorni.
La morte è diventata un fenomeno naturale: tante persone conosciute ci lasciano e tanti interrogativi sorgono dal cuore di credenti e non.
Quando terminerà tutto questo???
E intanto la vita, come può, stentatamente continua…
In questo momento stiamo preparando la processione del Venerdì Santo, autorizzata con tre soli automezzi che faranno il giro di tutta la città fermandosi a pregare nelle 14 stazioni della Via Crucis.
Tutto verrà trasmesso via internet in maniera che la gente possa seguire, se lo desidera, la mini processione dalle loro case.
Vi lascio con la speranza di tempi migliori
Un abbraccio,
               Sr. Camilla Andreatta
             Missionaria Comboniana in Esmeraldas, Ecuador
18th Dic, 2020

Buon natale, Latina

Fontana di Piazza Quadrato

Buon 88° giovane Latina,

o più fedelmente Littoria/Latina, nulla di te volendo tralasciare. Nel clima natalizio dell’avvento ricorre oggi, 18 dicembre, il tuo compleanno, poco più che uno sbadiglio per una città cresciuta tanto in fretta fino a raggiungere gli attuali 130.000 abitanti, definitivamente “latinensi” ormai dopo i primi 13 anni da “littoriani”. Avevi 15 anni quando sono nato nel podere di un Borgo. La tua peculiarità era allora quella di essere una cittadina agraria, un “consorzio agrario” esteso su tutto il territorio comunale condiviso con i 14 borghi nuovi. La gente si stava ancora ritrovando appena uscita dalla martoriata guerra, dai bombardamenti sui tuoi edifici simbolo, la pianura dalla manomissione delle idrovore per scopi bellici, nel fresco ricordo di vicende particolari come lo sbarco alleato sulla costa tirrenica da Anzio a Borgo Sabotino che penetrando verso l’Appia e Cisterna si era giocato per alcune fasi anche al mio podere “769” di Borgo Bainsizza. Rassegnati alla sconfitta o liberati alla democrazia, secondo i personali punti di vista, i sopravvissuti si erano alacremente buttati sul lavoro dei campi e negli uffici alla ricerca di una normalità che avrebbe voluto nascondere le più recenti ferite dell’esistenza. E nascevano tanti bambini perché la generazione dei ventenni veneti arrivati per la bonifica aveva ripreso ad avere fiducia nel riscatto della terra e nella vita. Una ricostruzione totale dopo i tormenti. Nelle famiglie si viveva di umori contrastanti tra le prevalenti nostalgie esaltanti di alcuni e l’imprecante “damnatio memoriae” di altri e le stesse contraddizioni si vivevano nella acerrima battaglia politica della città alla fine presa saldamente in mano dalla democrazia cristiana. Ma gli impeti di questo partito portavano anche negli occhi bagliori di odio e distruzione verso tutto quello che potesse rimandare alla prima pagina di una storia ritenuta ormai più che solo sgradita. L’armonia del piano regolatore di Oriolo Frezzotti veniva compromessa per lasciar posto agli appetiti di famelici palazzinari assecondati nei loro progetti di arricchimento da politici collusi.  La bella cartolina della città ne sarebbe risultata in parte pregiudicata. La Cassa per il Mezzogiorno con la promozione dello sviluppo industriale, le conseguenti immigrazioni specie dal sud, l’espansione dei servizi fuorché il sistema stradale, la città  aggregante e sempre più solo aggregato edilizio, la riculturazione specializzata delle campagne più proficuamente votate ora a vite e kiwi e poi più recentemente le crisi, purtroppo, sia dell’industria che dell’agricoltura… Malgrado queste efelidi sul volto della tua gioventù, cui si aggiungono le inquietudini non sempre fisiologiche dei tuoi adolescenti o non più tali, la strisciante disoccupazione, il timore del covid da cui per quanto possibile ora dobbiamo continuare a guardarci,  io continuo a volerti bene, cara mia Città, e a sperare in una rinascita culturale e in una nuova classe di amministratori più attenti ai bisogni e al desiderio di benessere dei tuoi cittadini. Sergio Andreatta, 18.12.2020

Presenti in studio Sergio Andreatta e Rosamaria Pirri nella puntata dedicata all’amore, presentato a “L’Ora Solare” di TV2000 il 34° libro della scrittrice milanese. (Integrale su YouTube)

Sergio Andreatta e Rosamaria Pirri

Rosamaria Pirri e Sergio Andreatta, scrittore ed ex dirigente scolastico di Latina, sono stati recentemente ospiti negli Studi televisivi di TV2000 della trasmissione “L’Ora Solare” condotta da Paola Saluzzi. L’incontro-dibattito si voleva incentrato sul tema dell’amore. “Il nostro matrimonio è come un bel viaggio insieme” ha confessato Rosamaria ricordando, tra alti e bassi, i loro 46 anni di vita coniugale mentre sul video scorrevano alcune immagini del loro matrimonio nella suggestiva Abbazia cistercense di Fossanova. L’amore coniugale che persiste attraverso mille vicissitudini a François Mauriac sembrava il più bello dei miracoli, benché sia ancora oggi il più comune. In collegamento da Milano era presente la nota e prolifica scrittrice Sveva Casati Modignani per la presentazione del suo 34° libro “Il Falco“, edito da Sperling & Kupfer. Questo è un bel romanzo d’amore, di quelli che piacciono tanto alle casalinghe, anche perché riserva in conclusione l’atteso lieto fine. Sì, il romanzo d’amore scivola via bene per lo stile semplice e la prosa non lambiccata. Vi si narra del siciliano Rocco Di Falco, la cui famiglia, padre madre e tre figli, emigra come tante altre al nord, a Milano per lavoro. Rocco, il minore dei tre maschi, ha la fortuna di frequentare un istituto professionale e di essere ammesso subito dopo all’apprendistato in un laboratorio di occhialeria. Bravo, fidato e ambizioso, inizia così la sua inarrestabile ascesa nel mondo dell’imprenditoria degli occhiali fino a diventare in breve un top manager di caratura mondiale. In un certo senso il racconto replica la favola, vera questa, di Leonardo Del Vecchio. In preda ad una crisi di panico che lo porta fuori strada, Rocco incontra occasionalmente una studentessa universitaria, Giulietta, che gli presta soccorso e di cui perdutamente si innamorerà ma, a sorpresa alla vigilia del loro matrimonio, pur incinta di lui, lei lo abbandonerà scossa profondamente da un suo imperdonabile tradimento. L’inappagata vita sentimentale di Rocco prenderà allora altre strade rincorrendo amori alternativi e, come in continua corsa su un’autoscontro, andrà a sbattere in numerose vicende matrimoniali fallimentari finché, dopo alcuni decenni e numerosi colpi di scena, non riuscirà alla fine, ritornando sui suoi passi, a ritrovare Giulietta e a resuscitare la passione. Sergio e Rosamaria hanno frequentemente interagito con la scrittrice e hanno avuto l’opportunità di rispondere, facendolo anche con vivace proprietà, alle incalzanti domande della Saluzzi che ben sapeva pungolarli sulla loro singolare storia d’amore non rinunciando a indagare con sorprendente curiosità sulle loro “puntate” giovanili, i valori personali e la fede intesa in vari modi ma nella circostanza, soprattutto, come anello significativo testimone di fedeltà tra due persone che si vogliono bene.

29th Mag, 2020

Lucrezio, De rerum natura

De rerum natura

Tito Lucrezio Caro (va.98 – 55 a. C.),

DE RERUM NATURA, (Sulla natura delle cose), poema pubblicato postumo da Cicerone. Qui il Poeta ci trasmette il suo messaggio liberatorio e demistificante volto a spogliare il lettore da ogni falsa credenza e da ogni illusoria ambizione per porci di fronte allo spettacolo sublime e terribile della Natura. L’ Universo infinito nel suo pensiero, derivato dalla dottrina filosofica di Epicuro, Empedocle e Democrito, è retto dalle leggi di natura più che dal capriccio divino, dalla visione teologica di un mondo unico, immortale e divinamente ordinato. Sarebbe la paura della morte la madre psicologica di ogni superstizione religiosa…Torno a rileggere questo grande capolavoro, molto apprezzato nel Rinascimento e particolarmente durante l’Illuminismo, dopo quasi cinquant’anni. Il “materialista” (da materia/mater) Lucrezio per la sua morte prematura (la sua biografia ci è anche ignota) compose la sua opera oltre cent’anni prima che giungesse a Roma la buona novella del primo Cristianesimo con Pietro e Paolo e così non sappiamo quale sarebbe potuto essere il suo rapportarsi con la nuova religione giudaico-cristiana seppure in coerenza con il suo pensiero potremmo immaginarcelo. Conosciamo invece la dura condanna espressa contro di lui (adversus) quattro secoli dopo dall’illirico S. Girolamo segretario di papa Damaso I prima di ritirarsi a Betlemme per dedicarsi allo studio e alla Vulgata dal greco al latino della Bibbia («… nel tradurre i testi greci, … , dove anche l’ordine delle parole è un mistero, non rendo la parola con la parola, ma il senso con il senso“). Trovo che nell’inquietitudine dell’animo il messaggio filosofico e pedagogico di Lucrezio continui a rimanere ancora oggi più che mai inscindibilmente ancorato alla sua sublime veste letteraria. La peste di Atene ci ricorda inoltre quella in corso per il Covid 19. La morte orribile, gli affrettati funerali, la mancanza di assistenza, l’ammucchiarsi dei cadaveri insepolti, tutto il quadro sembra assurgere a potente metafora della vita umana, del suo disordine psichico, morale e sociale. L’immagine conclusiva è terribile, la folla si accalca disperatamente e combatte per assicurare ai suoi defunti una delle poche pire dove ardere le spoglie del proprio familiare. Sergio Andreatta

Nec superare queunt motus itaque exitiales / perpetuo neque in aeternum sepelire salutem // Nè valgono, i moti di morte, a prevalere per sempre, / nè a seppellire per l’eternità la spinta della vita (Lucrezio, D.R.N., 569-570). Ecco che sembra venire da lontano un insospettabile incentivo naturale a superare il Covid 19.