Quando ”delocalizzare” le imprese ed “esternalizzare” i servizi può mettere in crisi le politiche sociali di un Paese.

 

  di Sergio Andreatta

 

‎”Delocalizzare” le imprese, “esternalizzare” i servizi pubblici, cioè l’attualità: ma possono essere solo questi oggi i termini di ogni modernità nel campo del lavoro?

Le politiche sociali, la prospettiva antropologica, dunque, non contano più nulla in questo Paese dove sembrerebbe contare solo il profitto dei capitani d’industria? E’ questo il giusto approdo ultimo dove deve andare la nostra economia?

Decine di migliaia di persone che perdono ogni giorno il posto di lavoro e si trovano per strada “disoccupate esistenziali e sociali” non hanno il diritto di saperlo? Le politiche sociali, se non si vuole entrare negli approcci strutturali, funzionalistici o pragmatici delle scienze politiche, sono banalmente riducibili, si sa,  ad una mera pratica confindustriale e di governo. Pratica  storicamente mutevole, influenzabile ed influenzata, come è, anche dalle dinamiche economiche internazionali.

Si dice che questa dinamica degli imprenditori-pirati, partita in Italia una quindicina d’anni fa e che sta avendo di recente un’incontrollabile impennata e troverebbe i suoi presupposti nelle agevolazioni fiscali offerte dai Paesi in via di sviluppo dove si va oculatamente ad impiantare l’impresa, nei vantaggiosi costi del lavoro, nelle scarse tutele sindacali e garanzie generali in cui versano operai e maestranze.

Eppure alcuni di questi paesi, coma la Romania, sono entrati recentemente nell’U.E. e dovrebbero uniformarsi e sottostare alle stesse regole civili, più che organizzative, e ad un’analoga normatività di contratto.

Come può, sennò, l’Italia  reggere la concorrenza sleale di sistemi dove gli operai sono retribuiti 400 €. al mese? Albania, Macedonia, Serbia… quest’ultima venuta clamorosamente alla ribalta per l’intenzione della FIAT di trasferivi – delocalizzarvi la produzione di un modello di auto mentre in Italia gli storici stabilimenti di Termini Imerese, Termoli, Pomigliano d’Arco e, forse, Piedimonte S. Germano soffocano già per mancanza di commesse e, soprattutto, di adeguati investimenti vedendosi contratte le loro possibilità di sopravvivenza operativa, se non minacciata a breve la stessa chiusura. Eppure la FIAT, da sempre leader nel settore automobilistico in Italia, avrà goduto nel e per il passato di politiche di sostegno e di abbondanti provvidenze governative, erogate dallo Stato emungendole dalle tasche dei cittadini italiani, o mi sbaglio? Quindi, questo, deve intendersi oggi correttamente come un problema politico-governativo (europeo probabilmente, se non mondiale), prima ancora che soltanto interno-sindacale. Per non parlare dei nuovi mercati della emergente Cindia (Cina e India) dove si va a fare impresa senza eccessivi rischi, potendo prefigurare i più lucrosi guadagni in virtù del neo-schiavismo cui vengono sottoposti quegli operai. Stipendi da fame, indegni di una condizione umana, ma comunque ritenuti in quell’orizzonte misure – seppur stentate – per una sufficiente sopravvivenza umana.  E’ questa la prima incombente questione sociale (a studio di sociologi e antropologi per i tanti risvolti), la difficile scommessa ma anche una questione morale di fondo per il nostro Paese.

Chi, dunque, tra il profitto del capitano e il diritto costituzionale al lavoro del cittadino (art. 1 della Costituzione) deve avere la preminenza?

Certo l’apologo di Menenio Agrippa (che spiegò l’ordinamento sociale romano metaforicamente, paragonandolo  ad un corpo umano nel quale, come in tutti gli insiemi costituiti da parti connesse tra loro, se collaborano insieme sopravvivono, se discordano insieme periscono), sembrerebbe essere tornato di grande attualità, tanto da fare ancora scuola.

Da noi, a Latina, come in altre province, è fallito il polo industriale, fallito il polo chimico-farmaceutico e quasi del tutto quello alimentare. E la Nexans, è il caso del giorno, ha ottenuto qualche deroga ma nessuna speranza solida per il futuro grazie alla strenua battaglia degli operai e alla solidarietà dell’ex-collega e Premio Strega Antonio Pennacchi. Le assunzione degli infermieri nelle ASL sono bloccate e demandate, per le prestazioni di cui si ha essenziale bisogno, a cooperative con cui ci si convenziona a costi inferiori mediamente del 20% pro capite; sono bloccate le assunzioni nella scuola, nel pubblico impiego, negli enti locali, nelle forze dell’ordine. E nel commercio la sfida provocante, ed esuberante per numero di licenze accordate, non poteva che essere vinta dalle logiche spietate dei centri commerciali a danno dei piccoli negozianti. Quanti fallimenti, quante chiusure. La stessa qualità della vita di tante persone è stata ribaltata, pregiudicata. In molti casi, chi ha perso il lavoro, non sa più come mantenere la sua famiglia. Il giovane competente, magari bi-laureato, va disperatamente in cerca di un’occupazione senza essere certo di trovarla in tempi ragionevoli. Quante frustrazioni! E in questo sconvolgente scenario c’è ancora chi, con coscienza democratica assolutamente precaria, dopo aver tralasciato per anni una qualche politica di redistribuzione delle risorse catturabili per mezzo di un’equa politica fiscale, prova ancora a dirci di essere ottimisti. © – Sergio Andreatta

Affidamento d’incarico ai dirigenti (CCNL Area V Dirigenza scolastica) - La mobilità a Latina per l’a.s. 2010/’11.




Fatte salve preliminarmente le conferme automatiche di chi non era in scadenza di contratto (come Sergio Andreatta al IV Circolo didattico “C. Goldoni” o Giuliana di Veroli alla S.M.S. “A.Volta”, Annamaria Garrettini all’ “O. Frezzotti” III Circolo, Gaspare Cecconi al Liceo Scientifico “G.B. Grassi” e tutti gli altri) o di chi, pur in scadenza, ha preferito confermarsi sulla sede precedente (come Giovanni Cogliandro al Liceo Scientifico “E.Majorana”, Antonino Leotta al V Circolo “L. Piccaro” di Via T. Tasso, Giuseppe Berretta all’I.I.S. ”Sani-Salvemini”, …), hanno ricevuto un nuovo incarico Annamaria Martino per l’I.I.S. “G. Marconi” e Cherubina Ramacci per l’I.C. “G.Giuliano”); hanno inoltre conseguito il mutamento d’incarico “in/per casi eccezionali” (pur in costanza di contratto, per abbondanza di sedi vacanti disponibili, a loro richiesta) Pietro Altobelli che va all’I.Mag. “A. Manzoni”, Luigi Galloni alla S.M.S. “L.Da Vinci”, Laura Pazienti all’I.T.I.S. “G. Galilei” e Loretta Tufo all’I.I.S. (ex Liceo Artistico) Latina di Viale G. Cesare. Non sono naturalmente solo questi i movimenti* adottati dal direttore generale dell’USR per il Lazio Maria Maddalena Novelli (DDG n.74 del 20 luglio 2010) ma sono quelli che riguardano sostanzialmente le istituzioni scolastiche del capoluogo pontino (Latina) dove rimangono vacanti e ancora da assegnare in “reggenza” 6 scuole di vario ordine e grado: I.T.C. “V. Veneto”, I.P.C. “L.Einaudi”, DD 1 Circolo, IC “Don L. Milani” e I.C. “Vito Fabiano” di Bgo Sabotino, salvo successive integrazioni.

La carriera dirigenziale, come è noto, è a tutti gli effetti unica per status giuridico ed economico e prevede incarichi, normalmente di durata triennale affidati dal direttore generale sulla base di un accordo sottoscritto con i Sindacati, su un tipo (settore) di scuola o di altra indifferentemente. Quindi non sorprenda se ex direttori didattici approdano alle superiori o ex presidi dalle superiori si dirigono, a loro scelta, alle direzioni didattiche. La funzione è unica, analoghe le competenze, tutti al servizio dello Stato nel campo della pubblica istruzione… mentre le istituzioni scolastiche della regione sono suddivise, prevalentemente sulla base del numero degli iscritti, in fasce di complessità cui corrispondono quattro fasce di retribuzione variabile di posizione del dirigente, con modeste variazioni tra chi svolge l’incarico nell’istituto di una fascia o dell’altra. Le scuole citate sono, peraltro, tutte egualmente inserite nella II fascia. A tutti i colleghi che si accingono al cambiamento o per avvicinarsi a casa o perché motivati a sperimentarsi in nuovi percorsi, specie quelli diretti alle Superiori (tra cui Altobelli, Tufo e Pazienti avuti in precedenza nei miei Collegi dei Docenti) dove li attende il varo della “Riforma Gelmini”, gli affettuosi auguri del decano dei dirigenti scolastici Sergio Andreatta. Di certo saranno aiutati dai nuovi stimoli e dalla nostra solidarietà in… rete.

* USR per il Lazio: DDG n.74 del 20 luglio 2010.

18th lug, 2010

Quelli del deserto

 

 

 

 

Quelli del deserto, due giorni da fuggiaschi in uno spazio non soltanto fisico dove è possibile perdersi per sempre o ritrovarsi, a riscoprire quel legame vitale dell’anima con l’esistenza che la frenesi di ogni giorno ottunde. E non è vero che “quando si corre dietro allo spirito si acchiappa la stupidità” come sosteneva nei suoi Cahiers, con una frase ad effetto ma fondamentalmente essa stessa stupida, l’illuminato Charles Louis de Secondat, barone di Montesquieu*.

 

 

Bisogna perdersi un pò per ritrovarsi… Sui percorsi dello spirito il “deserto” 2010 si svolge ancora una volta su un altipiano del Monte Gonfalone, all’Eremo di S. Egidio, in Molise. Ancora un bel cammino insieme del Gruppo di Latina nato intorno alla Parrocchia – Convento di S. Chiara. Una due giorni il 10 ed 11 luglio con i bambini e i ragazzi lasciati a più lievi pensieri e a giocare liberamente sui prati, gli agnostici a camminare in cerca di qualcosa che sembra loro difficile da trovare, i fedeli più convinti del nucleo storico (quelli del Gruppo CamminoinSpes che si muovono intorno aquesta esperienza e che si ritrovano ogni venerdì  sera a Santa Chiara, il mercoledì a San Pio X ed il giovedì a San Benedetto”) ad arare nei solchi degli esercizi spirituali la loro anima assetata. Un’esperienza familiare o individuale di auto-riflessione profonda sul senso della vita e la ricerca di sé attraverso la meditazione guidata dallo starek (Racconti di un pellegrino russo) Padre Luciano Proietti (Elogio della Vita solitaria) e di necessaria purificazione dalle scorie in quotidiana sedimentazione. E alla fine ti accorgi, anche se non sei arrivato alla meta, che il tempo del ritiro si è consumato in fretta e l’esperienza spirituale, per non essere effimera e incostante, deve continuare con la sistematica lettura della Bibbia e con la formula della preghiera del cuore, incessante e continua, del pellegrino. © – Sergio Andreatta

     

 * Ben più noto e apprezzato per i suoi studi socio-politici tra cui il concetto della tri-partizione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) fondante l’impianto democratico di tante moderne Costituzioni tra cui quella della Repubblica italiana in vigore dal 1 gen. 1948. Impianto strutturalmente oggi messo in discussione da chi ambisce, come l’attuale Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al superamento degli equilibri e dei reciproci controlli dello status quo a favore di un esecutivo più forte.

pensionamenti-2010-4.jpgPensionamenti al IV Circolo didattico di Latina

 

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Il Collegio dei Docenti ed il personale ATA del IV Circolo didattico di Latina hanno salutato, la mattina del 30.06.2010 le due insegnanti, Giancarla Molinari di Sezze della Scuola Primaria “A. Manzoni” e Marisa Grossi di Fondi della Scuola dell’Infanzia “Giovanni Paolo II”, e la collaboratrice scolastica Filene Fiorucci della Scuola dell’Infanzia “C. Collodi” che sono state collocate a riposo. Il dirigente scolastico Sergio Andreatta ha ricordato brevemente le loro doti umane e professionali, la loro disponibilità sempre spesa senza lesina. Delle due insegnanti ha ricordato anche la pensionamenti-2010-2.jpgloro autorevolezza e… “sensata severità educativa”, una qualità che si è andata corrodendo nelle aule scolastiche dopo essersi dispersa nelle famiglie. Giancarla Molinari ha ricordato i suoi inizi e oltre, Marisa Grossi qualche flash della sua “memoria storica” (dal 1977) delle Scuole di Via Sezze, quando non si chiamavano ancora “C. Goldoni” e “Giovanni Paolo II”. Di Filene Fiorucci il dirigente ha ricordato i suoi quarant’anni tutti spesi per la scuola di Borgo Isonzo, tanto da essere riconosciuta dagli utenti come una…istituzione ambulante. Francesca Castaldi ha letto un bel pensiero scritto da Carmelina pensionamenti-2010-3.jpgRocco. Le due “letterine” dott.sse Patrizia Testa e Annamaria Borrelli, vicarie del dirigente, hanno consegnato presenti e fiori. Quindi un caloroso applauso, baci e abbracci. E per finire, poiché tutti i salmi finiscono in… gloria, non poteva mancare un ricco buffet.

     Docenti che passano di ruolo

Un felice momento di fine anno scolastico al IV Circolo didattico di Latina.

iv-circolo-latina-16-06-2010-1.jpgLa vita è fatta di passi e passaggi da superare o anche, come scrive Nathaniel Hawthorne ne “La casa dei sette abbaini”, “di marmo e fango“, di nobile splendore e di miseria. Per cinque insegnanti del IV Circolo di Latina questa è una giornata splendida e memorabile. Il Comitato per la valutazione del servizio dell’istituzione scolastica di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974, n. 416, composto dal dirigente dott. Sergio Andreatta, nella funzione di presidente, e dai membri effettivi Marisa De Fend, Simona Santoro, Francesca Castaldi, Anna Giordaniello è convocato nello studio dirigenziale  del IV Circolo didattico di Latina “C.Goldoni” per valutare, ai fini del superamento del periodo di prova, il servizio prestato nell’a.s. 2009/’10 dalle neo-docenti di scuola primaria Elisabetta Buono di Formia (tutor Annalisa D’Amico), di scuola dell’infanzia Tiziana Brandolini di Sezze (tutor Donatella Zannettino), Filomena D’Andrea di Fondi (tutor Andreanella Pacia), Luana Gabrielli di Terracina comitato-valutazione-servizio-16-06-2010-5.jpg(tutor Rafaela Berto) e Anna Perfetti di Latina (tutor Anna Maria De Napoli). Una passo indispensabile, questo, per il passaggio in ruolo dopo tanti anni di precariato e attese magari snervanti. – La valutazione è motivata – dice li decreto, art. 66, c. 3 – tenendo conto delle qualità intellettuali, della preparazione culturale e professionale, anche con riferimento ad eventuali pubblicazioni, della diligenza, del comportamento nella scuola, dell’efficacia dell’azione educativa e didattica, delle eventuali sanzioni disciplinari, dell’attività di aggiornamento, della partecipazione ad attività iv-circolo-latina-16-06-2010-2.jpgdi sperimentazione, della collaborazione con altri docenti e con gli organi della scuola, dei rapporti con le famiglie degli alunni, nonché di attività speciali nell’ambito scolastico e di ogni altro elemento che valga a delineare le caratteristiche e le attitudini personali, in relazione alla funzione docente”. Ogni neo-docente ha documentato in una organica relazione finale le sue tesi, le sue esperienze, senza tralasciare le problematiche emerse lungo il percorso e le soluzioni adottate per risolverle, e le sue buone pratiche potendole discutere, brillantemente, davanti ai componenti del Comitato. Ha assistito la coordinatrice didattica per le scuole dell’infanzia Stefania Pacassoni. Al termine per iv-circolo-latina-16-06-2010-3.jpgtutte la motivata proposta di conferma in ruolo da parte del presidente prof. Sergio Andreatta, condivisa e votata all’unanimità dalle componenti del Comitato per la valutazione del servizio. Un bel momento, non soltanto per la pur necessaria burocrazia, ma per l’esaltazione delle competenze professionali docenti e per l’amicalità diffusa tra le persone nel ricordo di un cammino condiviso intorno a progetti comuni come la conoscenza del territorio pontino prima della bonifica, le MiniOlimpiadi e BabyOlimpiadi e le Mostre di fine anno tra cui, iv-circolo-latina-16-06-2010-4.jpgparticolarmente, quella incentrata sulla “Vita in palude”. Qualche scatto fotografico, il promesso servizietto sul sito scolastico, tanto per non disperdere presto nell’evanescenza il ricordo del momento e un ricco e gustoso rinfresco dato dalle insegnanti Buono, Brandolini, D’Andrea, Gabrielli e Perfetti, cui ha partecipato gran parte del Collegio dei Docenti e del pers. ATA, ha concluso in gloria una memorabile giornata di fine anno scolastico. (S.A.)

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mostra-bgo-san-michele-by-sergio-andreatta.jpgIl Territorio Pontino prima della Bonifica”. Ogni scuola primaria e dell’infanzia, sette in tutto, del IV Circolo didattico di Latina, diretto dal prof. Sergio Andreatta, ha lavorato nell’anno scolastico 2009/’10 su quest’argomento proposto dall’Assessorato alla P.I. del Comune di Latina. Ne è nato un Progetto in Rete, o meglio sono nati tanti progetti diversificati, ogni scuola assecondando le competenze tipiche dell’età, scegliendo il suo percorso più appropriato, la sua emozione narrativa, la sua w.JPGtecnica illustrativa. Passando dalla manipolazione alla rappresentazione iconica, all’evocazione ricostruttiva dei simbolismi di morte e di vita legati a quel particolarissimo ambiente e al suo habitat. Anche le stesse MiniOlimpiadi di quest’anno (XIII Edizione), coordinate da Sonia Lungo, sono state incentrate su giochi di inventata affinità con questo tema. Così alla Primaria Manzoni di Borgo Isonzo hanno ricostruito una lestra con tutti i suoi personaggi, compresi gli animali, ed uno stagno.

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Alla Primaria Goldoni di Latina chi ha ricostruito una mucca al naturale innestandosi sul parallelo progetto regionale, fatto nostro, “Sapere i Sapori”, chi ha girato un filmato o elaborato un dvd, altri hanno messo in versi la storia della palude, pubblicandola in un libretto (Franca Gataleta) con il contributo del mucca-pontina-scuola-goldoni-iv-circolo-lt-by-sergio-andreatta.jpgConsorzio di Bonifica, altri (Patrizia Testa) ha elaborato un questionario per conoscere le abitudini alimentari e di cucina delle famiglie. Alla “Città di Latina”, nuova statale dell’infanzia di Borgo San Michele, la scenografia della palude (“Vita in Palude”) con i suoi canneti ha preso il sopravvento immaginifico ed emotivo e ciò malgrado è stata costruita una sequenza logico-diacronica: questionario-goldoni-iv-circolo-by-sergio-andreatta.jpgL’arrivo a scuola di una valigia; vita della lestraiola; i nonni protagonisti per un giorno (racconti di palude); la malaria; la fauna di palude; i bufalari e l’importanza del latte; i mestieri e gli uccelli di palude; la palude in rima. Ma chi ha lavorato in una ricerca-azione di maggior raccordo organico tra tutte le classi è stata la Scuola Primaria “G.Mazzini” di Borgo San Michele che ha scelto per la conoscenza del nostro ambiente i percorsi dell’iconografia fotografica (dal 1925 ad oggi) e grafo-pittorica. Il progetto ha saputo sollecitare la collaborazione del Consorzio di Bonifica di Latina per la documentazione più esaustiva e richiamato la collaborazione di PANGEA mostra-s-michele-by-sergio-andreatta.jpgper la visita al Parco Nazionale del Circeo e del paleontologo prof. Michelangelo La Rosa. Hanno lavorato molto, questi bambini, sul mistero e i mestieri, ora scomparsi, della Palude, tra fantasie e realtà. Hanno riprodotto situazioni di lavoro e di gioco (bambole di pannocchie, ecc…), gli alunni hanno prodotto formaggi e ricotte, marmellate e dolci che, tutti soddisfatti, hanno offerto alla consumazione dei loro Genitori e alla più vasta Comunità del Borgo. Ben 500 persone hanno affollato la Scuola ieri sera per una mega-grigliata in cortile z.JPGvivacizzata dalle musiche di una fisarmonica con pizziche, saltarelli e tarantelle tanto per destare richiamandoli dalla loro evanescenza di un passato ormai lontano, anche solo da prefigurare, i ricordi che non ci sono più. Sergio Andreatta

 

mostra-sapere-i-sapori-latina-iv-circolo-by-sergio-andreatta.jpgL’emittente privata TeleEtere manda oggi nei suoi TG (ore 13,45 e 19,30) un ampio servizio registrato sulla Mostra, corredato da interviste al dirigente scolastico Sergio Andreatta e alle Insegnanti Luciana D’Incertopadre (coordinatrice di Plesso in foto), Alessandra Incletolli, Maria Rosaria Maffei ed Elvira D’Ubaldi. Buona visione.

P.S. E nella mattinata del 14.06.2010 la stessa emittente sarà nella nuova scuola dell’infanzia “Città di Latina” per riprese sulla Mostra “Vita in palude“. Nell’occasione interviste al dirigente dr. Sergio Andreatta e all’ins. te coordinatrice di Plesso Rafaela Berto.

Caravaggio, il sacro e il profano. In un convegno all’Eremo molisano di S. Egidio la professoressa Roberta Lapucci dell’Università di Firenze…

… fa il punto sulle ultime ricerche diagnostiche sulle tele del grande pittore di cui ricorre il quattrocentesimo della morte.

di Sergio Andreatta   wpit88x31

 

 

molise-sopra-eremo-s-egidio-by-sergio-andreatta.jpgDuecento chilometri mi separano dal convegno “Caravaggio, il sacro e il profano” che si svolge nel quarto centenario della morte in un piccolo eremo della montagna molisana. L’idea-progetto, patrocinata dal Liceo classico statale G.A. Colozza, oggi istituto onnicomprensivo, di Frosolone (IS), è dell’eremita padre Luciano Proietti. Sembrerebbe un ossimoro questo ma non per chi conosce la vasta cultura del francescano. Ho presentato nell’Aula Pacis del IV Circolo didattico di Latina il suo profondo libro molise-eremo-s-egidio-by-sergio-andreatta.jpg(Elogio della vita solitaria, Effatà Editrice, Torino, 2008. Prefazione di Anna Maria Cànopi OSB, copertina e illustrazioni di Giorgia Eloisa Andreatta) e ora non posso più stupirmi per le sue molteplici e varie iniziative, anche culturali, sapendo che non lascerebbe mai nulla di intentato per recuperare all’ovile le sue pecorelle. La giornata di fine primavera (5.06.2010) ai 1125 metri sul Monte Gonfalone, a 3,5 km. sopra l’abitato, è stupenda, ricca di vividi colori e intensi profumi. Siamo nel cuore del Molise più profondo, nel magismo di luci pure e ombre tanto care al grande pittore lombardo. “La Chiesa parla agli artisti”, padre Luciano Proietti è così abile maièuta da sviscerare tutte le “naturali parentele tra fede e arte” richiamandone, in apertura, passi e passaggi, a partire dal Concilio Vaticano II, per inoltrarci nella sapiente rassegna dei pronunciamenti dei papi post-conciliari. Seduti nei malagevoli banchi della chiesetta di S. Egidio, misurato contrappasso ai nostri molti peccati, siamo catturati dalla teoria delle sue puntuali citazioni e da un pensiero imperniato sul “bisogno di bellezza… per non oscurarsi…” che ha il mondo in cui padre-luciano-proietti-by-sergio-andreatta-2.jpgviviamo. Nell’arte, nell’immagine egli afferma di riscoprire un forte principio cristologico, una parte integrante del culto quasi in opposizione al deserto dell’iconoclastia che pure non dovrebbe non affascinare neanche poco un eremita votato alla meditazione e all’ascesi e per ciò stesso amante del vuoto fino a diventare un elogiatore della vita solitaria. Un altro ossimoro. Ma, ecco, che senza sforzi particolari la “via veritatis” viene fatta coincidere con la “via pulchritudinis”, nella bellezza come forma superiore di conoscenza e di accostamento a Dio, nel necessario dialogo tra estetica ed etica capace di riscoprire e capace di usufruire a pieno di tutti i nessi esistenti nel linguaggio delle immagini e dei simboli. E così che per questa estenuata strada si dimostrerebbe ancora una volta vincente, alla ricerca di una pastorale nuova e più attuale, il valore pedagogico dell’arte, concetto per altri versi già emerso nel lontano Concilio di Trento e, quindi, noto al Caravaggio e ai suoi committenti dell’epoca. Ma ad esso, il pittore maledetto, quasi a volersi liberare da un’odiosa regimentazione, da un legge-bavaglio ante-litteram, nella sua potenza creativa cercò in tutti i modi di opporsi, nelle modalità concesse e tollerate dai tempi, fino ad apparire eretico in alcune sue modalità espressive. “La Chiesa parla agli artisti” è il caravaggio-convegno-eremo-s-egidio-by-sergio-andreatta.jpgI Quaderno della Collana “Fede e Arte” che raccoglie il pensiero del Proietti… Ora Tonino De Luca, professore emerito di storia dell’arte al liceo locale, presenta il contesto pittorico del ‘500 (il manierismo) cui oppone la ricerca caravaggesca che si indirizza al naturalismo e all’illuminismo, al principio motore di una sua religiosità particolare e popolana che si ispira ad una visione pauperistica della Chiesa e alla salvezza dell’anima ricercata magari anche nella trasgressione esistenziale più spinta. Ed è così che, a questo punto, non può mancare pur nell’essenzialità un tratteggio della sua biografia. La moderatrice, prof.ssa Marika Giordano, si sforza di imbastire discorsi così tanto diversi tra loro. In una eremo-duo-musicale-by-sergio-andreatta.jpgricerca di leggerezza e per l’arte dell’ascolto un duo musicale, violino e tastiera (Max Santomauro e la valente Sabrina De Luca come partner alla tastiera), propone sotto la volta a botte dell’aula unica della chiesa eremitale gli intermezzi dalla Sonata n. 2 di J.S.Bach. Ma tocca finalmente alla prof.ssa Roberta Lapucci, docente di Conservazione, tecniche artistiche e Diagnostica in corsi di specializzazione per laureati presso l’Università di Firenze in chimica e dipartimenti di relatori-al-convegno-by-sergio-andreatta.jpgstoria dell’arte e di Storia dell’arte nell’Università americana Saci e restauratrice, dar conto in anteprima delle sue ultime sorprendenti ricerche sulla pittura del Caravaggio (www.robertalapucci.com ). Siamo al vero clou di questo Convegno, agli attesi apporti di una vera autorità in materia per le approfondite sue ricerche e la vasta bibliografia pubblicata sul tema, al motivo conoscitivo e artistico per cui ci siamo mossi in sei da Latina. Ormai è dimostrato come Michelangelo Merisi da Caravaggio usasse roberta-lapucci-by-sergio-andreatta-2.jpgla camera ottica e la “multiproiezione “ delle figure. Dimostrato in modo inconfutabile e la studiosa porta ad esempio il “Bacco”, mancino perché speculare, e il “Ragazzo col ramarro”, eseguito in due pose diverse. Qualcosa di più della sola ipotesi suggestiva fino a poco tempo fa accreditata che, oltre che nel gabinetto romano anche nelle sue varie peregrinazioni per l’Italia, l’artista portasse con sé da riutilizzare alla bisogna modelli in carta oleata da proiettare sulla tela e ricorresse all’espediente dell’uso di specchi, per riprodurre fedelmente delle figurazioni, con l’ausilio della luce passante per un foro stenopeico (camera ottica). professoressa-roberta-lapucci-firenze-by-sergio-andreatta.jpgSecondo la studiosa tale interesse dell’artista per la ricezione dei fenomeni ottici e prospettici sarebbe da far risalire già al periodo della sua formazione, all’ambiente lombardo-veneto, avendolo poi potuto sviluppare meglio durante il suo soggiorno romano presso il cardinal Del Monte (che possedeva un attrezzato gabinetto alchemico). Sembra, ormai, certo che il Caravaggio intrattenesse rapporti con il mondo scientifico dell’epoca della cerchia galileiana. E del resto i fenomeni di riproduzione di sagome proiettate mediante il principio del foro stenopeico erano già stati sperimentati anche negli studi anatomici di Leonardo e si ritrovano negli scritti di Girolamo Cardano e di monsignor Daniele BarbaroRoberta Lapucci torna sul Bacco conservato agli Uffizi per dire: è mancino, “tiene il bicchiere con la mano sinistra”. A suo dire non vi sono precedenti in tal senso e appare chiaro che l’immagine sia frutto di “copia da una proiezione” ottenuta con la messa in pratica di metodi, peraltro, all’epoca assai diffusi nell’ambiente. “Basterebbe molise-morgia-quadra-by-sergio-andreatta.jpgribaltare l’immagine per avere un’immagine più naturale.” Nel Ragazzo morso dal ramarro: “Se proviamo a dividere il volto in due parti e allontanarle fra loro, appare evidente come il ritratto sia il risultato di un assemblaggio di due momenti di posa differenti: uno dove il giovane è più frontale e più illuminato rispetto all’altro – dice la studiosa davanti alle proiezioni che si susseguono carpendo l’interesse generale – oltretutto le dimensioni e i lineamenti non combaciano affatto”. Caravaggio, come nella vita, alla ricerca della più sublime espressione dell’arte subisce una suggestiva attrazione per la luce e l’oscurità, ne rimane catturato dalle potenzialità impressive, le sperimenta da tecnico (1595-1605) in uno studio molto simile ad una camera ottica: da un foro sul soffitto, al centro della stanza, fa penetrare la luce. Egli fa, quindi, un uso “scientifico” della luce. “…la luce nella stanza, con il trascorrere delle ore, cambiava di continuo, – continua Roberta Lapuccie il sistema di lenti e specchi di cui egli si serviva andava fuori fuoco costringendolo ad una nuova messa in posa”. Dalla luce in continuo movimento deriva un effetto di ombre portate, un “fish eye effect” con la necessità per il pittore di un re-focusing continuo. Quindi per dipingere, ma non unico all’epoca, il pittore si avvaleva, nella sua spinta ricerca verso il realismo, dell’ausilio di strumenti ottici quali lenti e specchi, come ormai è asseverato. Circolava e destava molto interesse tra gli artisti colti dell’epoca il Magiae naturalis libri III di Giovan Battista Della Porta dove, un capitolo (XVII) è dedicato a “come alcuno che non sappia depingere, possa disegnare l’effige d’un huomo ò d’altra cosa. Purché sappia solamente assomigliare i colori”. Questa è la sorprendente scoperta, frutto di lunghe e accurate ricerche storiografiche (iniziate nel 1986 dallo studio dei suoi due primi biografi il Mancini (1617-21) e il Bellori (1672 -) e di indagini diagnostiche e radiografiche sulle “figure sbattimentate” cui è giunta la Lapucci partendo da alcune intuizioni di Longhi e supposizioni di Hockney (Il segreto svelato, 2000). Ma David Hockey ha anche scritto: “… la camera ottica da sola non dipinge” e: “ Il fatto che il Merisi usasse gli strumenti ottici  – conclude tra la condivisione di un plaudente uditorio Roberta Lapucci, che ha continuato negli ultimi anni a cercare prove dell’uso di questi strumenti anche durante i soggiorni dell’artista a Napoli, in Sicilia e a Malta, – nulla toglie alla potenza espressiva delle sue tele, alla sua creatività e alla sua indiscussa genialità”. Un altro fondamentale tassello utile a comprendere meglio, e senza temerarie approssimazioni, il grande pittore e la sua opera fin nella profondità della svelata tecnica di composizione e nell’interpretazione stilistica. A seguire, in un convegno che ormai diventa lungo e faticoso, Elio Di Michele, “La fanga de Roma” (Palombi Editori, Roma, 2009), propone un ardito, quanto improbabile, itinerario con parallelismi tra una ventina di sonetti dell’irriverente poeta romano e romanesco Giuseppe Gioacchino Belli e le tele a tema “biblico” del Caravaggio. molise-by-sergio-andreatta.jpgLa parte più culturale si conclude con un più pertinente intervento del prof. Emanuele Troisi, ordinario di storia e filosofia al liceo classico che centra sul pensiero filosofico della fine del cinquecento e si sofferma in particolare sulle significative tesi di Giordano Bruno (De la causa, principio et uno, 1584) impregnate del circolante pensiero scientifico, sulla sua indipendenza di pensiero e la sua insofferenza verso l’osservanza dei dogmi il che lo portava, inevitabilmente, a cozzare con la contemporanea teologia ufficiale (tra cui, alla vigilia del Corpus Domini che ricorre domani, ricordo il suo molise-acquevive-padre-luciano-proietti-by-sergio-andreatta.jpgrifiuto della transustanziazione). Rispecchiando in se stessa la struttura dell’universo, la mente umana, che ha in sé non le idee, ma le “platoniche” ombre delle idee (De umbris idearum), può tuttavia raggiungere la vera conoscenza, ossia le idee e il nesso che connette ogni cosa con tutte le altre, al di là della molteplicità degli elementi particolari e del loro mutare nel tempo. Si tratta in definitiva di attenersi ad un metodo conoscitivo che colga la complessità del reale, fino alla struttura ideale che sostiene il tutto. Qualcosa, la ricerca del metodo, che unisce la pittura del Caravaggio con la filosofia di Giordano Bruno. Per cui la conseguente accusa di eresia e la sua condanna al rogo a Campo de’ Fiori a Roma (il 17 febbraio del 1600) da parte dell’Inquisizione. Un altro ossimoro, ma tant’è, parlare di eresia e di condanna a morte comminata da un braccio della stessa Chiesa in una chiesa ma le vie e gli orizzonti del Signore, specie tra i pastori delle molise-3a-by-sergio-andreatta.jpgmontagne molisane, sono… sempre infiniti. L’immagine artistica e l’uomo, l’uomo immagine e somiglianza di Dio e, forse come da tempo s’insinua pericolosamente anche nel mio pensiero, a compenetrazione (anche teologica) un Dio più vicino e per qualche verso a immagine dell’uomo. Si conclude così, con le parole finali del sessantaseienne francescano che ci ospita, questa lunga performance culturale ricca di eterogenei contributi, alcuni forse un po’ slegati rispetto al tema principale, ma i cui punti di forza sono da rintracciare, oltre che negli indirizzi pastorali di padre Luciano (il cui percorso spirituale degli ultimi anni si svolge tra i silenzi meditativi di queste antiche mura eremitali di S. Egidio e nel soprastante speco tra le rocce della Morgia Quadra attirando a sé come un faro tra le turbolente procelle della vita tanta gente in difficoltà che qui approda da tutte le direzioni, anche da molto lontano), fondamentalmente nella documentata relazione scientifica, ormai di prossima pubblicazione, della storica dell’arte ed elettiva studiosa del Caravaggio prof.ssa Roberta Lapucci di Firenze. Quando esco dal Convegno le sbiancate rocce della Morgia, dalla forma così tormentata da diventare parte peculiare di questo paesaggio e di quest’orizzonte spirituale, non splendono più sul vivace smeraldo dei pascoli. E i colori ormai quasi spenti se ne stanno già andando nella notte.   © Sergio Andreattawww.andreatta.it  

 

 

 

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“Il territorio Pontino prima della Bonifica”      

 

Progetto didattico  della Scuola Primaria “A. Manzoni” di Borgo Isonzo.                 

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FRAMMENTI DEL PASSATO

 

… sperduto, solitario

in mezzo a una palude

… dove solo mio compagno

era il silenzio.

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Gli alunni della scuola primaria il giorno 07 giugno 2010,  attraverso poesie disegni e canzoni, hanno voluto riportare alla memoria, come si viveva nel proprio Territorio Pontino prima della bonifica. Per non dimenticare per sempre.

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Attraverso la collaborazione in filo diretto tra insegnanti, nonni che hanno proposto i loro ricordi e racconti e l’operosità di alcuni genitori é stata allestita, dando visibilità alla ricerca, una modesta ma significativa mostra grafica. Ma il clou è stato rappresentato da una scenografia con la ricostruzione di una Lestra (tipica capanna del periodo delle Paludi Pontine) animata dai suoi personaggi, da animali e, perfino, corredata da poveri utensili. La vita anche in questa sua rivisitazione si svolge, ovviamente, intorno ad uno stagno modellato e fedelmente ricostruito.

Gli alunni della scuola primaria invitano tutti  a visitare la mostra sita nel cortile della  scuola di Borgo Isonzo.

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Breve commento del dirigente scolastico Sergio Andreatta: “Ringrazio la Scuola, al completo delle sue componenti, perché ha saputo cogliere tutte le dimensioni di un’esistenza difficile e, ormai, anche lontana nel tempo, fino ad essere quasi dimenticata. Un’esistenza di stenti, fango e malaria, non bella ma per la cruda sopravvivenza, da riproporre allo studio senza influenze retoriche. Voglio ringraziare, però, anche i due alunni che hanno così ben recitato i frammenti di due mie poesie “Bonifica” e “Agro Pontino” tratte dal libro “Eucalyptus”.

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Per il contributo fotografico si ringrazia la rappresentante sig.ra Vanessa Turetta.

Caso Sodexo e Stampa Pontina, qualche necessaria puntualizzazione.   

     

 

Archiviazione del procedimento per totale insussistenza dei fatti. Il dirigente dell’istituzione scolastica pontina dott. prof. Sergio Andreatta e il cons. comunale, ora provinciale, del PD Mauro Visari, definitivamente scagionati dal gup di Latina da ogni infondata ipotesi accusatoria formulata dalla potente multinazionale. Il caso indirettamente favorito dalla commistione tra gestione e controllo delle mense scolastiche comunali.

Unicuique suum!

Il giudice (GUP del Tribunale di Latina, 15.05.2010), contrariamente a quanto temerariamente sostenuto dalla Sodexho nella sua querela, non ha riconosciuto la diffamazione né conseguentemente alcuna responsabilità personale a carico del dirigente scolastico prof. Sergio Andreatta (né del cons. comunale Mauro Visari), né ravvisato dolo o colpa grave nei suoi comportamenti professionali. E questo in base sia alla più scrupolosa valutazione dei fatti, accaduti nella ristorazione scolastica di tre mense scolastiche dell’infanzia del capoluogo pontino il 6.02.2009, sia alla costante giurisprudenza in merito.

 

Nella vicenda, appena conclusa da un’ordinanza di archiviazione del gip del tribunale sergio-andreatta.bmpdi Latina, che ha visto me, Sergio Andreatta (avv. Erasmo Cinquanta), e il consigliere comunale Mauro Visari (avv. Giorgio Granato), querelati dalla Sodexo per presunta diffamazione a mezzo stampa, si impongono alcune puntualizzazioni. Esattamente, per quel che mi riguarda, su tre articoli apparsi nei quotidiani pontini Il Nuovo Territorio (1) e Il Tempo (2).

 

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IL NUOVO TERRITORIO

 

Il Nuovo Territorio a pag. 4 dell’8 aprile 2009, in un esteso articolo a firma di Sergio Corsetti, dava per primo notizia della querela della multinazionale Sodexo. Venivano riportati tra virgolette alcuni passi originali della querela che mi sarebbe stata notifica soltanto tre mesi dopo. Sarebbe falso se non ammettessi ora che, quella mattina, nell’aprire quella pagina non mi sia sentito in qualche modo leso perché altri, che non erano i diretti interessati, disponevano arbitrariamente e usavano e pubblicavano un documento giudiziario a me riservato di cui non avevo fino ad allora nessuna cognizione né l’avrei avuta fino al luglio successivo.

In premessa ad una puntuale analisi sui contenuti di tale articolo, che rifletteva però simmetricamente la querela****, non si può non focalizzare l’attenzione sulla singolarità di una notizia che sarebbe dovuta rimanere (almeno “pro tempore”) protetta a tutela della privacy e che, al contrario, veniva “sparata” in anteprima, con il seguente titolo a caratteri cubitali:

“LA SODEXO DENUNCIA VISARI E ANDREATTA”

La notizia sarebbe stata, peraltro, puntualmente confermata in seguito dai NAS di Latina il giorno 1.07.2009 nel corso di un invito a comparire per la notifica dell’atto. Sul fatto (il clamoroso, e per certi versi scandaloso, articolo) lo scrivente non può facilmente sorvolare (seppure non procederà a denunce per un qualche rispetto per il lavoro (pur essenziale) dei giornalisti (già troppo attaccati proprio in questi giorni da minacciose leggi-bavaglio), per la palese e inaccettabile violazione delle leggi e delle norme procedurali in vigore, compresa la violazione della tutela della privacy (L. n. 675/’96, D.L.vo n. 196/2003, ecc…), che si è concretata nel caso in questione con l’intenzionata fuga di notizie. Violazione, questa, da catalogare come tra quelle più usuali e impunite nel costume giudiziario italiano. Nell’immediatezza mi sembrava fosse stato prodotto un grave “fumus” sulla mia persona denigrata nel suo ambiente di vita e di lavoro al IV Circolo didattico di Latina, l’istituzione scolastica statale di cui sono dirigente da 18 anni, quasi un vulnus alla mia dignità personale e professionale. Non riuscirò mai a comprendere abbastanza, a giustificare nel fatto e tanto meno ancora nel diritto, come il deposito di una querela di parte, per quanto presuntamente fondata, ma di cui all’epoca io non avevo alcuna consapevole contezza, abbia potuto essere divulgato “in anteprima” e soprattutto con quell’assoluto risalto di cronaca e il corredo di molteplici, peraltro rivelatisi puntuali, virgolettati. Ma non sono in discussione qui i contenuti rappresentati da una parte (la Sodexo) che si riteneva lesa ma la pubblicazione sulla stampa e i suoi effetti.

Nella consapevolezza di avere sempre ben agito nell’interesse pubblico, e non meno in quella sfigata circostanza, sulle prime quel pezzo lo valutavo come un penetrante e partigiano, seppur temerario, “j’accuse” giornalistico, una vera stilettata (“stilus Novi” per parafrasare una famosa frase di Paolo Sarpi), più che un obiettivo articolo di informazione basato su un qualche rivendicabile concetto di libertà di espressione e di diritto di cronaca. Con la pubblicazione veniva assodato che la querela contro di me era in mano ad estranei che ne disponevano a mia insaputa. E in una dimensione effettivamente giuridica, diversi quesiti venivano ad affollare la mia mente non soltanto come legittimi ma anche meritevoli di un giusta valutazione a tutela della privacy, dei dati personali e di altri diritti costituiti della persona, a parer mio, palesemente violati. Ma poi, sbollita la rabbia, incominciavo a pensare che quell’indiscrezione giornalistica, non ripresa da altri quotidiani, poteva tradursi per me in un vantaggio perché mi avrebbe permesso di studiare e approntare in anticipo una buona linea difensiva intorno ai quattro capi di accusa che mi sembravano così temerariamente eccitati dalla querela della Sodexo. E infatti costruivo una memoria difensiva di 20 pp.gg. (con allegati documenti e numerose inoppugnabili testimonianze) che affidavo al mio legale che ne traeva sinteticissimi ma efficaci spunti già in fase di udienza preliminare. Una difesa perfino superflua, in definitiva, perché la querela veniva ritenuta “inammissibile” da due magistrati, dal pm Giuseppe Miliano nella sua richiesta di archiviazione e, malgrado l’avanzata opposizione della Sodexo, dal gup Laura Matilde Campoli nella sua ordinanza definitiva.

 

IL TEMPO

 

Nella conferenza stampa del giovedì successivo ai fatti (12.02.2009) l’assessore alla P.I. del Comune di Latina Bruno Creo poteva smentire la presenza di insetti nei piatti di minestra dei bambini delle tre scuole dell’infanzia e, a precisa domanda de Il Messaggero (Domenico Sarrocco, pag.17 del 13.02.2010) attribuiva l’errore di tante persone che li avevano segnalati, e quindi anche il suo, alla pura, casuale… somiglianza e alla mancanza, comunque, di quelle analisi al microscopio che soltanto diversi giorni dopo avrebbero scientificamente dimostrato la qualità delle anomalie rilevate. Queste le sue testuali parole:“I pezzi di fagioli lavorati da un punto di vista visivo sembravano insetti cotti; il microscopio ne ha poi accertato la vera natura della composizione”. Quindi…! Ma se il Comune di Latina, con doverosa previdenza, senza lasciare tutto alla libera autonomia del gestore avesse provveduto ad inserire nell’appalto delle mense scolastiche quel necessario “soggetto terzo” per il controllo-qualità, anche da me rivendicato per il Circolo, sull’intera filiera alimentare fino al menù, neanche questo mero equivoco sarebbe potuto sorgere. E su quell’equivoco nessuno della scuola, e non certo io, aveva voluto giocare. Come dirigente scolastico venivo subito dopo contattato da un cronista de Il Tempo (cfr.: Vincenzo Arma, pag. 4 del 13 feb.). E malgrado le insistenze non gli rilasciavo alcuna dichiarazione, semplicemente potevo dirmi:“contento per i bambini… perché così si era dissolto finalmente un grave dubbio”. Nell’accompagnarlo alla porta, a mezza bocca e tra me e me, senza precisi nessi e connessi mi usciva poi una battuta: “L’acqua si tramuta in vino e il vino in acqua”. Nel mio pensiero essa era riferita a ciò che a volte si crede di vedere e che, invece, non si vede affatto. Un’istantanea auto-riflessione sulla conoscenza e sulla fallacità della percezione umana e sulla interferente confusione, sempre possibile, tra l’essere e l’apparire. Non dichiarazione, quindi, né commento ma la semplice evocazione di un concetto culturale antico, già espresso in filosofia da Senòfane (IV sec. a.C.) e in tempi più recenti ripreso da H.G. Gadamer (in “Verità e Metodo”, 1960). Una questione irrisolta della filosofia antica e di quella moderna sul problematico rapporto tra l’essere e l’apparire, sulla precarietà della conoscenza umana nella ricerca della verità a causa della fallace senso-percezione, grazie all’arbitraria interpretazione del cronista de IL TEMPO e alla sua enfasi era destinata a… tramutarsi nel quarto, e più insidioso punto, dell’accusa di diffamazione contro di me. Sennonché quel cronista de Il Tempo trovava, anche, il modo di introdursi nell’ufficio di un’assistente amministrativa che approcciava con queste esatte parole: “E’ lei la donna di campagna che ha visto gli insetti, vero? Lei se ne intende, no?” (L’avesse fatta a me questa domanda avrei risposto: “Sì, sono io l’uomo. Sono nato e vissuto in un podere di Borgo Bainsizza. E ho lavorato anche per quattro anni nel Consorzio Agrario a fianco di mio fratello che ne era il responsabile”). La stessa signora, già da me inviata alla “Giovanni Paolo II” per un sopralluogo, non rispondeva ma l’indomani nella pagina del giornale appariva che l’assistente avrebbe accennato a insetti che avevano anche… “le zampette”…

In un altro articolo di spalla in prima pagina su IL TEMPO di Latina del 14.02.2008 “Tanto rumore per niente” a firma dell’assessore alla Sanità Maurizio Galardo, veniva portato, poi, un duro attacco personale contro di me e usato quell’aggettivo di “irresponsabile” che ben andrebbe a sostegno di una querela… Specie ora che il giudice con la sentenza di non luogo a procedere mi ha, al contrario, giustificato e patentato nella qualità di “responsabile” e di agente a tutela della priorità dell’interesse pubblico. Ma ora la vicenda si è conclusa, addirittura in sede preliminare, per cui (“pro bono pacis”) non vale la pena ritornarci su con altre percorribili iniziative legali. E non vale neanche la pena di fare sforzi per sollevare, a rischio d’ernia, massi dove sotto si potrebbe annidare, pure, chissà quale… verminaio.

© – dott. prof. Sergio Andreatta, dirigente scolastico della Direzione Didattica di Latina IV Circolo (www.quartocircolo.it).

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**** La querela della Sodexo per presunta diffamazione a mezzo stampa era incentrata in quattro punti (quelli della pag. 4 dell’8 aprile 2009 de Il Nuovo Territorio: 1) “…nonostante (una prima ispezione visiva)… il dirigente scolastico, Andreatta, inviava un fax…”, quasi non fosse suo preciso dovere farlo (passibile del contrario) segnalando agli organi competenti qualsiasi  anomalia rilevata. Se poi, per amore di verità, si deve anche aggiungere che nessun contraddittorio, nessun chiarimento era intercorso tra la Sodexo e il sottoscritto unico rappresentante legale dell’istituzione IV Circolo didattico di Latina… ; 2) “in particolare in un articolo (ndr: non citato) lasciava intendere come la società non fosse nuova ad inconvenienti…”. La risposta a questa osservazione si rintraccia nei fax inviati all’Ufficio-Mensa del Comune e depositati negli archivi della Direzione didattica, nelle testimonianze di telefonate dalla Segreteria e in un esposto con circa 200 firme dei genitori; 3) “In una nota al sindaco Zaccheo per la tutela delle sporzionatrici… si paventava una preventiva preoccupazione contro una ventilata ipotesi di atti ritorsivi”. Le sporzionatrici stesse avevano collaborato con le insegnanti nell’individuare e segnalare l’inconveniente nei piatti di minestra prima a Borgo Isonzo e poi nella scuola di Via Sezze. Quella mia era una lettera riservata, “sue proprie mani” al Sindaco, da leggere integralmente nel suo contesto e nel suo spirito e in quanto riservata non configura, comunque, in ogni caso diffamazione per mancanza di presupposti; 4) “… Andreatta ha insinuato eventuali interferenze della Sodexo sul lavoro dei laboratori analisi quando afferma: è un miracolo il vino si è trasformato in acqua e l’acqua si è trasformata in vino”. Interpretazione falsa e temeraria di una frase arbitrariamente calata in un contesto fantasioso e di pura inventiva. Concludeva la querela con queste parole “…la condotta di Visari e Andreatta appare condannabile per l’uso strumentale che si è fatto”. Per quanto mi riguarda non ho mai fatto alcun uso strumentale nè ho agito mai per secondi fini se non per quelli dell’interesse pubblico. Accuse “inammissibili” – scrive il giudice – senza alcun fondamento. Ma questo era noto, ed è ormai definitivamente certo, seppure sia da me ritenuto offensivo, non che se ne dubitasse ma, che se lo volesse, nientemeno, asseverare attraverso una querela, quella sì diffamante.

Come si è formata la Pianura Pontina

Una volta, tantissimi secoli fa, l’Acqua

e la Terra vivevano in armonia tra loro.

C’era un luogo, tra Roma e l’odierna Latina, dove un immenso lago faceva mostra delle sue placide acque alla Terra che lo circondava. Anatre, folaghe, anfibi e uccelli acquatici si fermavano sulle sue  sponde a riposare e a nidificare  e la natura gioiva di tanta bellezza e   tranquillità.

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Un giorno però la Terra s’ingelosì, perché tutti gli animali della zona correvano al lago per trovarvi ristoro e abbeverarsi, trascurandola. Essa, per placare la sua invidia, a poco  a poco, rubò le acque al magnifico specchio,con l’aiuto del  Sole, finché sul posto non rimasero che erba secca e sterpi spinosi.

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Il Lago però, prima di scomparire, servendosi di una colomba, inviò un messaggio ai suoi amici fiumi: – Addio miei cari e fedeli amici, tra poco non ci sarò più, voi però, non dimenticatemi; punite la Terra che mi ha prosciugato e ha fatto morire tutti i miei protetti -.

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Gli allegri e chiacchieroni fratelli, che scendevano a valle dai Monti  Lepini per portare  sollievo e benessere alle zolle arse dal sole, si adirarono e decisero di punire severamente l’invidiosa compagna. Chiesero aiuto al cielo che scaricò su di loro tanta, a tanta pioggia e alle sorgenti che aumentarono l’afflusso delle acque poi, quando furono abbastanza gonfi e tumultuosi, si riversarono sulla Terra, non più per accarezzarne la  superficie brufolosa e secca e per dissetarne gli abitanti, ma per colpire, allagare e distruggere tutto ciò che inondavano.

 

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La loro rabbia e la  furia distruttrice durò secoli e secoli e rese la Terra molle, fangosa, putrida e inabitabile per gli uomini. Solo le infide zanzare vi vivevano felicemente, trasmettendo, con le loro punture, malattie e morte, mentre le bisce e i tafani strisciavano e ronzavano senza posa in mezzo alla rigogliosa vegetazione.

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Molte persone persero la vita in quell’inferno, impotenti di fronte a tale disastro, finché un giorno l’Acqua ebbe pietà del sudore e della fatica di tanta povera gente e decise di fare pace con la vecchia amica, che si era ravveduta e aveva chiesto perdono. Si fece finalmente imbrigliare e deviare in canali, fossi e scoli e da quel giorno la Terra e l’Acqua  vivono di nuovo in armonia nella splendida Pianura Pontina, sempre però sorvegliati dai loro  nuovi amici: gli uomini.

Classe 2 A – Scuola Primaria C. Goldoni – 4 Circolo di Latina

         

 

 

 
 
 

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