Che cosa può attrarre così tanti Pellegrini da nove secoli, esattamente da quando si diffuse la leggenda della pastorella Silvana, se non la devozione alla Madonna Bruna del Santuario/Basilica di Canneto? Organizzati in Compagnie convengono dai lontani paesi dei tre confini (Lazio, Abruzzo, Molise), i molisani scavalcando per il Passo dei Monaci perfino le Mainarde alte più di 2000 metri. Quelli a piedi del versante ciociaro sfilano prevalentemente sotto i nostri balconi di Via San Martino a Picinisco in un misto di fede, rispetto delle tradizioni antiche e con spirito di avventura.

Sergio Andreatta, lago di Canneto

Quelli in macchina passano invece più comodamente per la provinciale tangente  Settefrati. Ma la evocativa suggestione è da sempre tutta riservata  ai camminanti. Dal Montano di Picinisco (735 m. s.l.m.) mancano ancora 11 km. su un sentiero boschivo ascendente per 400 m., poi quasi all’improvviso si apre l’altopiano ed ecco su uno sperone roccioso sopra il placido laghetto il Santuario, quello nuovo voluto 40 anni fa dal rettore mons. Dionigi Antonelli (attualmente è rettore don Antonio Molle) che ha saputo catalizzare le imponenti offerte di tanti emigranti.  Si entra per una preghiera davanti alla miracolosa statua della Vergine e per il “tocco” del suo manto occorre aspettare in fila il proprio turno. Quasi tutti assistono alla funzione e molti approfittano per la confessione dei peccati. Per gli anziani è una porta aperta verso i ricordi della loro giovinezza, per i giovani una finestra sul futuro. Lungo i giorni di un cammino che purifica via via lo spirito pregano litanie e innalzano inni: “Evviva Maria, dell’ermo Canneto un pò Loreto…” ma nelle soste di questa che è comunque una piccola avventura hanno l’occasione di incontrarsi in allegria con i camminanti di altre Compagnie riconoscibili dai loro stendardi. Si danno sguardi, ammiccamenti, nascono amicizie tra giovani e talvolta ancora oggi, dove pure sono aumentate di molto le occasioni di un incontro, nascono innamoramenti. E’ un bello che si ripete ogni anno nei giorni dal 18 al 21 di agosto nel grembo della incontaminata natura del P.N.A.L.M., accompagnati dal religioso murmure, già sacro ad altre prime divinità pagane come Mefiti e Mater Matuta, del fiume Melfa qui a Picinisco ricco di balzi, cascatelle e impreziosito dal lago di GrottaCampanaro e dallo Stramazzo e più verso il villaggio dalle terse gore del Ponte Romano e dall’imponente cascata artificiale. Un percorso indicato a tutti per la sua suggestiva ed incontaminata bellezza, e per primo ai miscredenti religiosi. Un’esperienza di valore antico assolutamente da fare almeno una volta nella vita. Sergio Andreatta (Riproduzione riservata).

Sergio Andreatta, fiume Melfa, Capo d’acqua

Arandora Star, la cattiva memoria.

Convegno di studi a Picinisco.

Mostra storico-documentale al Museo Civico (ex Direzione Didattica) di Atina.

Il 2.07.1940, alle ore 6,58 nella acque anglo-irlandesi avvenne un misfatto più che solo un increscioso incidente, come ebbe a definirlo in seguito il premier W. Churchill.

Mandati a morire perché colpevoli di essere italiani.

Dal Convegno sull’Arandora Star al Diana Park Hotel di Picinisco (20.07.2019).

Il momento istituzionale si apre con la cerimonia di deposizione di una corona sulla lapide alla memoria ove sono incisi questi versi di Ungaretti:

“Ma nel mio cuore
Nessuna croce manca
E’ il mio cuore
Il paese più straziato.
               (Giuseppe Ungaretti)

 

Il sindaco, Marco Scappaticci, guiderà poi la delegazione presente verso la sede dell’incontro, variata per ragioni logistiche, e apre porgendo i saluti della comunità ai numerosi convenuti. Per l’occasione viene presentato per la prima volta il toccante video con la ricostruzione della tragica vicenda del naufragio. Il video è stato girato a cura dell’Ass. Paolo Cresci di Lucca, sotto la direzione di Maria Serena Balestracci, autrice di una approfondita ricerca che si è tradotta nella sua tesi di laurea e nel libro “Arandora Star, dall’oblio alla memoria” . Il 2 luglio 1940, alle ore 6,58, il transatlantico inglese da crociera, requisito e travisato ma senza alcuna avvisaglia di Croce Rossa, strapieno di passeggeri, non solo italiani considerati inaffidabili in quanto fascisti e per ciò presunte spie, destinati ai campi di internamento in Canada, veniva silurato da un U-boat 47 tedesco e colato a picco nelle acque tra l’Inghilterra e l’Irlanda. I morti furono quasi 800, tra cui i 446 italiani emigrati prevalentemente dalle provincie di Parma, Lucca, Massa e 80 della provincia di Frosinone. Molti i morti della Valle di Comino con ben 22 della sola Picinisco. Il fatto sarebbe stato clamoroso, se non fosse avvenuto in tempi di guerra appena dichiarata, un fatto pure scandalosamente occultato per decenni perché mascherava un grave errore strategico, un misfatto, più che solo un increscioso incidente determinato da W. Churchill… Sulla falsariga del filmato il prof. Simone Ionta, vicesindaco, ha restituito una minuziosa ricostruzione dei fatti. I relatori, accreditati professori da Peter Mead dell’Univ. Sacro Cuore di Brescia (Prospettiva personale sugli eventi del 1940) al brillante Gianni Blasi già all’Orientale di Napoli (Emigrare per mare), a Giovanni De Vita antropologo culturale all’Univ. di Cassino e Giuseppe Conti il responsabile del Comitato dei familiari delle vittime costituitosi a Barga,  hanno imposto il taglio giusto richiamando l’attenzione sui complessi aspetti del fenomeno migratorio – ancora presente e più che mai attuale ai giorni nostri- che aveva indotto molti dal 1880 in poi, per necessità, spirito di avventura, ricerca di fortuna e miglioramento del proprio stato, e non solo italiani del Sud, a staccarsi dalle proprie famiglie, ad abbandonare i propri paesi, l’Italia, a lacerare gli affetti. Tra la Valle, Picinisco e Londra, Dublino e la Scozia, ma anche altrove, si sarebbe aperto quel dinamico canale di emigrazione di braccia e cervelli attivo ancora oggi. Se mi affaccio dal balcone sulla strada, specie in questi tempi di feste che portano a San Lorenzo e alla Madonna di Canneto, sento più spesso parlare in inglese. I nipoti di quei morti, tutti uomini tra i 15 e i 60 anni, rastrellati dai loro uffici e strappati ai loro cari, non potranno mai dimenticare la tragedia che ha marchiato non soltanto la loro storia familiare ma le comunità intere. 25 anni fa, come direttore didattico, ebbi modo di richiamare l’attenzione degli storici presenti a un importante Convegno all’Agraria di Latina. Nessuno di loro, tra i più noti d’Italia, conosceva, però, ancora questa oscura e obliata pagina di guerra scoperta da me per caso al cimitero di Picinisco davanti alla lapide del giovane Cesidio Di Giacca, così lì sollecitai ad indagare. Qualche giorno dopo, sulla terza pagina de Il Messaggero, sarebbe stato dato spazio a questo naufragio. Oltre che ravvivare il ricordo il Comitato si pone, e non solo da oggi, l’obiettivo di ottenere la medaglia d’oro del Presidente della Repubblica per l’80° che ricorrerà nel 2020, non diversamente da quanto riconosciuto ai lavoratori italiani morti a Marcinelle nel 1956. Mutuando da Orazio, Epistole, con drammatici sentimenti e profondi sensi di pietà potrei solo aggiungere: “Non lusisti satis, non edisti atque bibisti:/ tempus abire tibi erat”. Ma fu un tempo malvagio.  Ora i Convegni che si ripetono a cadenza annuale a luglio in giro per l’Italia, il libro della Balestracci e la Mostra storico-fotografica al Museo Civico di Atina rendono più greve il pur necessario bagaglio della memoria. Sergio Andreatta, Riproduzione riservata.

(Leggi pure qui “Mandati a morire“, un mio precedente articolo pure facilmente rintracciabile in rete).

Le famiglie ANDREATTA sono innumerevoli, quasi infinite, storicamente provenienti da varie parti del nord-est d’Italia. In realtà Andreatta radicati al di sopra e al di sotto delle “differenze” i vecchi confini di stato tra Impero Asburgico e Serenissima Repubblica di Venezia. I due poli demografici più numerosi di Andreatta ancora oggi si rintracciano principalmente a PERGINE VALSUGANA e dintorni per i ceppi trentini e da nove secoli a FIETTA/PADERNO del GRAPPA e dintorni (oggi, 2019, Pieve del Grappa dopo la recente unione con Crespano) per i ceppi veneti. L’asse geografico che li unisce la Valsugana da Pergine a Bassano e, straordinariamente, da un mio studio semiologico si dimostrerebbe curiosamente anche il padroneggiamento della la stessa lingua, un veneto ulteriore, montano. Non c’è, nè ci potrebbe essere, però, una storia comune che leghi i tanti ceppi ma tante storie differenti, afferente ognuna ad una singola famiglia attorno alla sua radice, al suo genealogico capostipite, a quel primo Andrea da cui al via l’archetipo di Andreatta, figlio di Andrea. Con l’unità d’Italia molte di queste famiglie conoscono la mobilità sociale  interna ed estera. La migrazione come per tante altre dipana nuovi destini dispiegati in nuove patrie ma rimangono le radici avite. C‘è, comunque, chi non è mai emigrato e chi invece è emigrato qua e là per il mondo, all’interno dell’Italia (come noi Andreatta-Filippin da Paderno del Grappa

Paderno-del-Grappa-10-Fietta-Alta-Chiesa-di-S.-Andrea.jpg

a Littoria/Latina poco a sud di Roma nel 1933 per collaborare con l’O.N.C. alla redenzione delle Paludi Pontine, ora fertile Agro Pontino), chi in vari paesi dell’Europa (Svizzera, Germania, Francia, GB), del sud America (Brasile, Argentina, Venezuela,…) o del nord in USA (dove già si era diretto mio nonno Ambrogio nel 1900 o, attualmente, vive un procugino) e Canada, chi in Oceania (Australia,…). Ma ci sono anche degli Andreatta, partiti anzitempo dal Trentino sotto l’Impero Asburgico con destinazione Bosnia Erzegovina dove avrebbero fondato un paese che da loro ha preso nome o più recentemente in Ecuador (è il caso di mia sorella Bertilla, Madre Camilla che opera da quasi cinquant’anni nella missione comboniana di Esmeraldas).

Non sarebbe metodologicamente corretto, quindi, pensare di risalire ad un’unica, monogenetica storia (se non provata da uno stesso DNA magari anche solo antropologico-culturale) nè pensare di poterla condividere come comune fra tutti. L’unico tratto comune, comun denominatore, si riscontra invece per chi è emigrato negli amari tratti della vicenda migratoria, nel rammarico per lo strappo dai cari paesi d’origine dovuta alla precarietà economica, se non pure alla miseria. Partire con emozione sempre nuova, in cerca di fortuna e senza la sicurezza di un ritorno diventava così un’idea fissa molto diffusa, non solo una chimera. Il tentativo di scrivere oggi (hic ex tunc) una storia familiare comune a tutti gli Andreatta, se non andando alla fonte di tante censite e catalogate storie diverse, mi sembrerebbe quindi solo una pretesa meramente velleitaria. Sergio Andreatta

Cognomi storici di Fietta / Paderno del Grappa.

B u o n a   P a s q u a   2019

Madre-Camilla Andreatta, Esmeraldas

 

Carissimi Amici e Benefattori di Esmeraldas,

A tutti Voi il mio ricordo gioioso. Siamo all’inizio della Settimana Santa alla quale seguirà il Tempo pasquale, un tempo propizio per coltivare in noi la speranza. Vi sono tante cose belle nel mondo e tante persone buone e le scopriamo con più forza in primavera, quando anche la natura sembra sorriderci e rinascere dopo il freddo dell’ inverno.

Certamente questo succede da voi dove sono ben marcate le stagioni. In Ecuador godiamo invece della stessa temperatura  tutto l’anno  per cui i fiori sbocciano sempre e la frutta matura per noi ogni mese.

Papa Francesco nel suo messaggio per la Quaresima 2019 “c’invita a incarnare più intensamente e concretamente il mistero pasquale nella nostra vita personale, familiare e sociale”, in particolare attraverso il digiuno, la preghiera e l’elemosina.

Digiunare, cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e le creature: dalla tentazione di “divorare” tutto per saziare la nostra ingordigia alla capacità di soffrire per amore, che può colmare il vuoto del nostro cuore.

Pregare per saper rinunciare all’autosufficienza del nostro io, e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia.

Fare elemosina per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene. E cosi ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione nel nostro cuore, quello di amare Lui, i nostri fratelli e il mondo intero, e trovare in questo amore la vera felicità”. (Papa Francesco)

Nella lettera di Natale del 2018. Lanciavo un grido di aiuto per salvare il nostro Centro Medico che stava agonizzando. Vi dicevo all’inizio che il bene ancora c’é e le persone buone ne sono la testimonianza. Molti hanno risposto al mio appello, tanto o poco, con quello che hanno potuto. A tutti il mio grazie e la mia preghiera in particolare al Centro Riuso, Enoteca Costantini, Anna Maria Visentini, Associazione “Erika”, Serata danzante B.Bainsizza, Parrocchia Povegliano, Luciano Beltrame, Prof. Mario Massadi, Donatella Paolini e tanti tanti altri che attraverso le adozioni a distanza dei gruppi di Alito, Latina e altri sparsi per l’Italia  ci hanno raggiunto con la loro solidarietà. Abbiamo così potuto coprire la metà del debito.

Certamente io e tutto il personale del Centro Medico abbiamo cominciato a pregare San Giuseppe, al quale si rivolgeva sempre San Daniel Comboni quando aveva bisogno di finanziare le sue opere. Attraverso Voi tutti San Giuseppe ci ha risposto e ringraziamo Lui e Voi.

In questo tempo pasquale  il mio ricordo va a tutti Voi che ci siete vicini. Siamo in tempo d’iscrizione scolastica. Dopo Pasqua infatti  inizia l’anno scolastico 2019-2020. Le adozioni sono aumentate, ora ammontano a 262 e così in questo periodo si registra un via vai di genitori che vengono a ritirare l’uniforme, lo zainetto e il materiale scolastico che possiamo dare loro grazie al Vostro spirito di solidarietà. Che il Signore vi benedica.

Un affettuoso, caro saluto a tutti e Buona Pasqua.

 

Sr. Camilla Andreatta

Missionaria Comboniana in Ecuador

 

 

Sergio Andreatta

Antichità (XIII sec.) del cognome ANDREATTA di Fietta/Paderno oggi PIEVE del GRAPPA.

769. Storie di Pionieri

Antichità (XIII sec.) del cognome ANDREATTA di Fietta/Paderno oggi PIEVE del GRAPPA (Pieve dall’antica Pieve di Fonte cui il territorio soggiaceva, senza trascurare comunque l’influenza dalla più antica ed importante Pieve di Sant’Eulalia) dopo la recentissima (19.01.2019) unione con Crespano a seguito del referendum popolare del 16.12.2018 .

Una delle peculiarità dell’attuale Comune di Paderno del Grappa è certamente legata, secondo alcuni studi tra cui quello di Gabriele Farronato (Paderno del Grappa, i cognomi, Aurelia Edizioni, ppgg. 480), alla formazione dei suoi cognomi, dove si può asserire che quelli principali di oggi sono quasi gli stessi del XV secolo se non più antichi,

Cognomi

tanto che per alcuni di Fietta (l’antica Flecta) ci si spinge fino al XIII sec.: ANDREATTA, Morosin, Prevedello, Fusarini, Reginato, Brombal, Creazza, Canil, Dal Bello, Pedelcol, Galliera, Signor, Filippin, Zanandrea e Zalunardo. Il prof. Pietro Melchiori, storico di Crespano, retrocede le indagini sull’origine di alcune famiglie tra cui Andreatta e Filippin come provenienti dal Trentino e in antecedenza dalla Germania.

Paderno-del-Grappa-10-Fietta-Alta-Chiesa-di-S.-Andrea.jpg

Partendo dall’estimo del 1472 di Fietta e Paderno, è stato possibile reperire le radici anteriori creando così una storia secolare del cognome. (Fonte bibliografica: Storia del Comune). Quindi Andreatta certamente come patronimico valente come figlio/discendente di un capostipite Andrea ma anche a tributo religioso all’apostolo S.Andrea cui in Valle San Liberale, ascendendo verso il Grappa, è dedicata

Sergio Andreatta autore del romanzo “769. Storie di Pionieri”.

un’antica e suggestiva chiesetta.

Rami di queste secolari radici degli Andreatta (i Formin da cui discendo) e dei Zalunardo sarebbero migrati nel 1933 in Agro Pontino (a Littoria/Latina>Borgo Bainsizza in poderi tra loro confinanti solo divisi dal canale della Speranza) per contribuire da pionieri della Bonifica integrale alla redenzione delle Paludi. Sergio Andreatta, 769.Storie di Pionieri, Aurore Ed., Latina, 2015. (Reperibile tramite: www.ibs.it ).

(01/12/2018). Il Convegno missionario diocesano in Curia a Latina.

di  Sergio Andreatta

Convegno Missionario Diocesano (1.12.2018)

Padre Giulio Albanese apre e sconvolge le nostre menti sulle sfide culturali ed economiche (tra economia reale ed economia finanziaria) del nostro tempo, del mondo della complessità in relazione con la dottrina sociale della Chiesa.

Questa economia con la sua deregulation sta uccidendo (dice papa Francesco) e non solo i poveri (beati i poveri di/per lo/ spirito), creati a immagine e somiglianza di Dio.

Povertà/giustizia/politiche di promozione dell’economia reale/promozione del lavoro/uso del denaro… Ma quanto sono oscuri i presagi negli scenari del nostro tempo?

La Chiesa ha da sempre una strada chiara e sicura davanti a sé, quella della solidarietà, della sussidiarietà, del bene comune e condiviso.

“Poveri Noi! Con Francesco dalla parte dei poveri” è l’ultimo libro di padre Giulio Albanese (Il Messaggero di Padova) che ci guida lungo la storia del problema della povertà.

Il rapporto Oxfam del gennaio 2017 ha reso noto che dal 2015 l’1% più ricco dell’umanità possiede più ricchezza del resto del pianeta ed otto persone possiedono tanto quanto la metà più povera dell’umanità.

Albanese analizza l’attuale complessa situazione dell’economica mondiale e si sofferma sulle cause della migrazione e sulle sfide politiche che ci attendono. E come portavoce impegnato di questo grido il missionario comboniano trova la risposta nel vangelo e nel magistero di papa Francesco che punta ad una Chiesa povera per i poveri.

Sergio Andreatta, Camilla _ Missione Esmeraldas

I cristiani hanno l’obbligo morale di capovolgere il pensiero individualista che caratterizza le nostre società per innescare un cambiamento culturale, di cooperare «con» i poveri allo sviluppo, di impegnarsi per una economia sociale e sostenibile fondata sulla dignità di ogni persona e sulla centralità del lavoro umano”.

Il convegno odierno, come pure il libro, si conclude richiamando e riaffermando la centralità della relazione umana e il principio di sussidiarietà.

La Prefazione al libro è del card. Walter Kasper.

È presente il vescovo (I foto) mons. Mariano Crociata.                                         

 

 

 

 

 

 

 

 di Sergio Andreatta

Latina, Ritratto di Città di Fabio Benvenuti

Fabio Benvenuti, LATINA, Ritratto di Città, Tunuè Ed., 2018 (€. 45).

Dopo i saluti di apertura da parte del direttore  di Spazio Feltrinelli, Massimo Bortoletto☆, avviene la presentazione del libro.  Con l’intento manifesto di consegnare un messaggio di speranza, consapevoli delle potenzialità che ha Latina di “poter determinare una crescita equilibrata e di grande qualità“.

E non sono solo di rito i complimenti all’autore del bel libro sulla nostra città, Fabio Benvenuti, e a Factory 10 (Daniele Del Vecchio e altri di scuderia) per le molte suggestive foto a corredo dei testi di Fabio scelte con particolare cura per darci “il gusto della scoperta“. (NdR.: Al 70% foto splendide). L’arch. Simone Capra ha introdotto sull’architettura “razionale” e armonica del fondativo piano regolatore di Oriolo Frezzotti e poi su quella travagliata, e pure per certi versi suggestiva, del disordine pianificato dal dopoguerra in poi su cui è stato chiamato a metter mano negli anno ’70 il grande arch. Luigi Piccinato. Benvenuti si è soffermato più volte sulla costante aspirazione della città alla modernità.

 

Sarina Biraghi, già direttore de Il Tempo e ora nella redazione de La Verità, ha sottolineato gli aspetti ambientali, paesaggistici e architettonici più significativi della pubblicazione e anche puntualizzato su alcuni aspetti rimasti inediti, come quelli delle numerose architetture incompiute che purtroppo punteggiano il tessuto urbano pontino e che inevitabilmente lo deturpano col loro degradante album di brutture.

Latina è indubbiamente città interessante per i suoi connotati di antropologia culturale da cui emerge fin dalla nascita, e poi nei suoi passi e passaggi diacronici e sincronici, tutto lo spirito di accoglienza e d’integrazione fra le diverse etnie del suo habitat. Insomma una storia work in progress. Arrivato in fondo allo sfoglio del libro devo però rilevare la mancanza di scatti sull’Expo (ex Lane Rossi, sull’ipogeo (Cimitero nuovo), sulla stazione ferroviaria, sul Mercato settimanale di via Rossetti e su alcuni Borghi: Sessano villaggio di fondazione, Bainsizza con la sua pregevole Chiesa di San Francesco anche a mia cura arricchita di pitture e sculture di Valentin Timofte e poi niente sulla costa da Foce Verde, Valmontorio a Torre Astura) o sul paesaggio fluviale del Cavata. Nel filo rosso della fotografia apprezzo l’impegno per l’inquadratura originale, seppur a volte anche troppo insistita dal basso o dall’alto di un drone ma, anche nelle foto costruite, non c’è mai stato sovraddosaggio da photoshop..  Sergio Andreatta

☆ Tre giorni dopo questo evento culturale Massimo Bortoletto, per otto anni dinamico direttore della Feltrinelli e animatore dello Spazio, è stato licenziato. A lui la solidarietà di tanti e la mia.

 

 

Nella Giornata Mondiale dei Poveri istituita nel 2017 da Papa Francesco una Lettera di Madre Camilla dalla Missione di Esmeraldas.

Madre Camilla, Missione Esmeraldas

 

Carissimi Amici e Benefattori

della gioventù esmeraldegna e dei suoi poveri, anziani e ammalati.

 

Ecco avvicinarsi il Natale e tutti vorrebbero che i sentimenti volassero sulle ali dell’Amore. Così il mio pensiero arriva fino a Voi.

Se la povertà fosse segno di benessere, Vi dovrei dire subito che qui stiamo bene.

E invece no, non è così. A gennaio, di ritorno alla Missione, ho trovato una situazione economica disastrata, neanche lontanamente immaginabile e paragonabile a quella appena lasciata in Italia. Il SIISE, che è il Sistema integrato di Indicatori Sociali dell’Ecuador, é venuto a certificare il peggioramento delle già precarie condizioni di vita, particolarmente per gli afroecuadoriani. Costoro sono i discendenti degli schiavi che ancora a distanza di cinque secoli vivono un’esistenza di marginalità e di esclusione. La nostra Esmeraldas viene segnalata come uno dei 3 luoghi con il più alto indice di miseria del Paese, l’indice più basso di sviluppo umano e un indice di vulnerabilità sociale elevatissimo, ben al di sopra della media nazionale: 32,7% quello della media nazionale, contro il 44,5% di Esmeraldas.

Il Governo fa quello che può, cioè poco, e i suoi dirigenti, pure lasciati a se stessi, non riescono a portare avanti nessuna apprezzabile organizzazione dei servizi.

Spesso ci sembrano perfino incapaci di farlo. Ma non tocca certo a noi cambiarli!

La società si è andata ulteriormente impoverendo, le risorse si sono assottigliate, i soldi non si sa come sono spariti anche dalle tasche degli esmeraldegni.

Così il nostro Centro Medico, che ha garantito e continua a garantire un servizio missionario e sociale essenziale semigratuito, si è visto venir meno le entrate che gli permettevano di estendere solidarietà e assistenza alla fascia di poveri che proprio nessuno aiuta mai, agli ultimi.

Per fortuna le adozioni a distanza, alimentate dalla Vostra generosità, ci permettono di alleviare la frustrazione di molti e di sovvenire 129 bambini delle elementari, 49 ragazzi delle medie, 42 giovani liceali e 10 universitari.

E di questo Dio ve ne renderà merito!

Sulla stampa leggo che anche in Italia la situazione economica è andata, purtroppo, deteriorandosi.

Ma malgrado l’imbarazzo che provo, non senza speranza, oso lanciare anche a Voi il mio ultimo appello:

S.O.S.

per non chiudere il Centro Medico

Sono andate da poco in pensione l’infermiera e la farmacista del Centro “Madre Anastasia”. E lo Stato ci obbliga a riconoscere loro, oltre alla legittima liquidazione già corrisposta, ora anche un’ulteriore “liquidazione patronale” che assorbirebbe per anni tutte le nostre possibilità economiche.

Ma prima di arrivare a chiudere un Centro, vitale per la salute dei poveri, mi permetto di lanciare uno S.O.S. di aiuto.

L’Associazione Alito di Ancona, ci é venuta generosamente in soccorso con 10.000,00 €. e questo ci permette di guardare avanti con un filo di fiducia.

E qualcun altro, non so, forse ci potrebbe dare la sua di mano.

In questi mesi ho pregato tutti i Santi del cielo, particolarmente S. Giuseppe economo della sacra Famiglia, e mi è sembrato che loro m’invitassero a rivolgermi al buon animo e alla generosa solidarietà dei cristiani.

Così è a loro che noi missionarie ci affidiamo.

Non so se qualcuno, e ora anche Voi, potrà fare qualcosa per il Dispensario.

In ogni caso il Signore Vi benedirà sempre e con Lui i più bisognosi di Esmeraldas.

A nome dei Vostri adottati e dei nostri malati e mio, un sentito grazie per

avermi ascoltata e per quanto vi fosse possibile fare.

Vi auguriamo un buon Natale e un Nuovo Anno pieno di fiducia, buona

salute e liete sorprese.

                                Sr. Camilla Andreatta

Missionaria Comboniana in Ecuador

Madre Camilla Andreatta, Hogar Campesino, Esmeraldas, Ecuador (Foto copertina del libro: Sergio Andreatta, CAMILLA, Missione Esmeraldas, Ed. Aurore 2015.

Sergio_Andreatta, Camilla_Missione-Esmeraldas_cover_libro_2015

769. Storie di Pionieri

Agli ANDREATTA di PADERNO del Grappa (I FORMIN: Ambrogio, già emigrante negli USA, i figli Vittore, Giulio Camillo, Aurelio, Corrado, Noris, Adris e la loro mamma Luigia FILIPPIN, cugina di monsignor Erminio fondatore degli Istituti), quando giunsero in Piscinara a BAINSIZZA, fu assegnato dall’O.N.C. un podere non lontano dal Borgo, il 769 di 23 ha. con una casa azzurrina abbastanza simile a quella in foto.

Podere pontino

Con poche varianti: il forno era ubicato davanti alla porta d’ingresso, la cucina a dx e il prospetto sul fronte strada (dello Scopeto 1) era rivolto a est dove abbelliva l’architettura un grande e profondo portico a tre ampi archi romani. La stalla affacciava sui campi.
E prevalentemente in questa casa, sede provvisoria del Comando Alleato dopo lo sbarco di Anzio del 21/22 gen. del ’44, in questo locus genii io avrei ambientato il mio romanzo: “769. STORIE di PIONIERI” (2 Edizioni). Nell’autunno del ’33 la famiglia di bonificatori veneti avrebbe pianificato per la prima volta la semina del frumento per non esentarsi dalla “battaglia del grano” voluta dal Duce.
In questa casa, agli inizi non ancora circondata  dalla bella corte con alberi, fiori e un grande brolo, si lavorava duramente perché solo questo dava un senso alla vita familiare imperniata sull’ideale del riscatto della terra promessa ma ci si divertiva da pazzi. Sì, c’era bisogno di qualche stimolo fantastico, di un ideale non impossibile capace di dar forma alla speranza che un giorno li aveva fatti muovere dal Veneto.In seguito con le tavole delle molte casse di munizionamento abbandonate dagli americani e un pò di assi comprati sarebbe stata costruita una balera e, tamponando gli archi della casa con blocchetti di tufo, un’osteria con campi di bocce e tavoli da gioco.
Mio padre, indomito cuore di alpino, suonava (sax e clarinetto) con il suo complesso e i giovani s’incontravano su quel pavimento di legno e s’innamoravano tra una polka e una mazurka. Giulio Camillo sarebbe stato uno dei primi consiglieri comunali dei Borghi e sarebbe morto nel ’57 in un tragico incidente di moto nell’attuale Via Romagnoli, il giorno del suo 44° compleanno, proprio mentre si recava ad una seduta del Consiglio Comunale di Latina. Sergio Andreatta

 — presso Borgo Bainsizza, Lazio, Italy.

Quando il prof. di lettere di I Media, un personaggio molto fantasioso, creativo e anche musicista noto in città, invita i suoi studenti a provar a scrivere in classe una poesia, tutti si cimentano di buona lena. Lui è un personaggio un pò bizzarro, forse, ma di sicuro empatico che fa della scuola un laboratorio attivo e chi si sognerebbe, allora, di contraddirlo? Segue la lettura degli elaborati e un’estemporanea votazione per scegliere il migliore. Oggi all’unanimità è toccato alla poesia di Stefano La Starza.  

POESIA PER ME

 

Per me la poesia

è come la dolce brezza

del mare, è come il vento

che sibila e fischia.

E’ come la poesia

una melodia,

è come un arcobaleno alto nel cielo,

è come mille pesci colorati

nel fiume Reno.

E’ come una montagna

fredda e alta la poesia,

è il fruscio delle foglie

di un albero.

E’ come un libro

la poesia che si

riempie di nuovi racconti

di fantasia.

E’ come un bimbo

che cresce e vive la sua vita

la poesia.

La poesia è come

un nuovo orizzonte.

Stefano La Starza