Tra il I ed il V secolo d. C. si scatenò nell’impero romano una lotta senza quartiere fra religioni per conquistarsi l’anima della gente. E’ quella che solitamente si chiama “crisi morale e spirituale” dell’impero romano.

Da almeno trecento anni gli studiosi tentano di risalire ai testi più antichi, se non proprio a quelli originali, del Nuovo Testamento consapevoli che i copisti dilettanti dei primi tre secoli hanno potuto compiere diversi, anche macroscopici, errori di copiatura e svisamento dalla versione precedente, specie da quella in greco, in scrittura continua e senza segni d’interpunzione oppure per l’influenza teologica dei controversi contesti “cristiani e non” in cui gli scribi operavano (protortodossi, antiadozionisti, docetisti, azionisti, gnostici separazionisti, modalisti, monifisiti, nestoriani, ariani, …). Già S.Paolo, nelle sue epistole, ammoniva contro le possibili deviazioni neanche una trentina di anni dopo il Golgota cui non aveva assistito. Il primo periodo della trasmissione orale e anche testuale (II-III sec.) fu il meno controllato, a copiare erano infatti quasi sempre scribi non professionisti (non i successivi ammanuensi benedettini, tanto per intenderci) che infarcivano le loro copie di errori, fossero anche delle loro interessate preoccupazioni apologetiche. Un qualche aporto chiarificatore provarono a darlo, tra gli altri, Ireneo vescovo di Lione che nel 180 sancì la canonicità dei Vangeli (escludendo gli apocrifi, nascosti non falsi) e Origine di Alessandria (Contra Celsum,…), costui vivendo una vita davvero singolare, controversa e clamorosa tanto da imporsi l’autocastrazione sacrificale dei testicoli. Imponente anche i contributi a difesa di Sant’Ambrogio, di Sant’Agostino e San Girolamo (con la traduzione dal greco della Vulgata). Alla fine si scopre così che anche la religione cristiana ha avuto una sua dinamica evolutiva fino al “Credo” proclamato durante il Concilio di Nicea (325) indetto direttamente dall’imperatore Costantino, dopo l’editto sulla tolleranza del 313, soprattutto per ribattere alle tesi dell’ arianesimo. Tra il I ed il V secolo d. C. si scatenerà nell’impero romano una lotta senza quartiere fra religioni per conquistarsi l’anima della gente. E in questa “crisi morale e spirituale” dell’impero romano il cristianesimo ormai sostenuto dagli imperatori finirà per affermarsi come religione di stato… “Misterum fidei”, mistero della fede, credere nell’incredibile accantonando il ragionamento filosofico e, a volte, anche l’artificio teologico, non ci sarebbe altro per un buon cristiano che si fosse innamorato di Gesù e del testamento d’amore del Vangelo… Bart D. Ehrman è un autorevole storico del Nuovo Testamento, della vita di Gesù e della Chiesa delle origini. Ha scritto numerosi saggi su questo argomento, è stato direttore del dipartimento di Studi religiosi dell’università del North Carolina… Mi accingo così allo studio, più che alla sola lettura di questo denso saggio “Misquoting Jesus” dopo “Il grande romanzo dei Vangeli” di Augias – Filoramo. Un impegno a favore della verità sui fondamenti della ” critica testuale” con riferimento alla Bibbia CEI. Sergio Andreatta (02.05.2020, ppgg. 273/273).

Pest Jungfrau, la malvagia dea della peste a Vienna (1349) spuntava dalla bocca dei morti sotto forma di fiamma bluastra scintillante e a cui bastava alzare una mano per uccidere gli esseri viventi. Bambini piccoli venivano trovati attaccati al seno delle madri morte… La PESTE NERA doveva aver scatenato qualche componente infernale sepolta nelle profondità delle turbolente anime dei cristiani … Dopo aver prodotto i pogrom contro gli ebrei bruciati vivi perché ritenuti falsamente gli avvelenatori dei pozzi d’acqua e diffusori della peste, l’ossessione diede origine al fenomeno bizzarro e sanguinoso degli entusiasti Flagellanti che trasformavano la loro autopunizione, privata e carica di erotismo (spunto per il dr. Gianluca Mattioli, neuropsichiatra, e il suo piacere paradossale), in un atto pubblico di grande drammaticità offrendo alla folla la loro “sacra rappresentazione” di sangue, dolore e redenzione. Sadomasochisti sponsorizzati dalla Chiesa che credevano di placare così la collera di Dio. Tra loro fin dal XII sec. ci furono molti monaci …. Penso che i Flagellanti di Priverno (Lt) e di molte località del Sud Italia abbiano avuto la stessa origine e lo stesso scopo redentivo dei peccati della gente. Ma un domenicano, fra Henrici de Hervordia scrisse convintamente che era “Gente fuori di testa”. La pratica era molto diffusa anche nel nord Europa, in Germania, Francia e anche Inghilterra. Clemente VI, papa in Avignone, prima li assecondò senza riserve poi, dopo i diffusi massacri di ebrei che si perpetravano soprattutto ma non solo durante la Settimana Santa, li condannò duramente e dopo di lui altri regnanti di Francia, Spagna e altri paesi d’Europa. Gli storici, e il poderoso saggio La Peste Nera di John Kelly (Edizioni Piemme, 2005) che ho appena finito di leggere me lo conferma, parlano di oltre un milione di ebrei “deicidi” massacrati, senza distinzione tra anziani e bambini, tra uomini e donne. Uno arrivò alla stima di 1.600.000, pari ad uno sterminio “nazista” ante litteram. Dopo la Peste Nera del 1347/’50 (ma quante analogie comportamentali con oggi!) entrò in crisi la stessa civiltà, la religione, la filosofia. La fugacità della vita. le deficienze della Chiesa, l’incapacità della medicina, della scienza e della politica… Sorsero nuovi movimenti ereticali e si gettarono i primi semi della successiva Riforma Protestante. E tuttavia lo spaventoso crollo demografico (circa la metà, in alcune regioni il 60%, della popolazione si estinse) ebbe ripercussioni significative nel campo dell’innovazione tecnologica che avrebbe portato in seguito alla lunga alla Rivoluzione industriale. Sergio Andreatta

Di seguito un breve commento del neuropsichiatra:

Gianluca Mattioli Il flagellante è un soggetto fanatico che esibisce la sua forza attraverso la flagellazione battiente e si immola come eroe e guerriero, ma in sostanza è un’esibizione che avviene di solito il venerdì santo e in Calabria forse ancora ci sono, io mi ricordo di averli visti negli anni ’70 avevano delle spugne con aghi e si battevano per far uscire sangue lungo le strade del paese…..e mi ricordo la storia di uno di questi che a Milano aveva perso il treno per andare al paese per battersi e lo perse e così si era battuto alla stazione di Milano sul binario dove aveva perso il treno…..

Ci sono stati tempi peggiori nel cammino dell’umanità, nel XIV sec. una micidiale carestia ha attraversato l’Europa per alcuni anni intorno al 1320 (sembra a seguito di una fase di piccola glaciazione e piogge interminabili) e dopo l’arrivo della peste nera in Europa (Yersinia Pestis, 1347 in Italia partendo da Messina) altre sei ondate regionali di peste fino alla fine del secolo ( esattamente nel 1366-67, 1373, 1374, 1390, 1400 ).

Sempre l’insorgere è stato attribuito dagli epidemiologi al deficit immunitario a seguito di carenze alimentari per carestia, alla sovrappopolazione e, soprattutto, alle carenze igieniche e alla contemporanea diffusione di topi (rattus rattus), pulci del ratto (Xenopsylla cheopis) e alla caccia delle marmotte ( il temibile tarabagan mongolo o tarbagan siberica) per pelliceria in Asia centro-meridionale e su su fino alla Siberia.

Quindi la buona politica deve sempre prestare preminente attenzione ad ogni squilibrio: alimentare, igienico, sanitario.

30th Mar, 2020

La Peste Nera

La Peste Nera di John Kelly.

Trovo intonso, in una delle cinque biblioteche di cui dispongo, questo libro avvincente e ancora molto attuale in tempi di corona virus (Covid 19)…

A nulla servirono le Danze della Morte, le processioni dei Flagellanti, i pogrom contro gli ebrei accusati di diffondere il morbo. La gente moriva, per lo più da sola, abbandonata da tutti, spesso senza il conforto dei sacramenti perché molti preti erano stati tra i primi a fuggire, come anche il papa Clemente VI da Avignone. Tutto era cominciato nell’ottobre del 1347 quando le galee genovesi, provenienti dalla Crimea cariche di ogni più preziosa mercanzia, sbarcarono a Messina. Tutto sarebbe finito qualche anno dopo portandosi via circa un terzo della popolazione europea senza risparmiare molti di coloro che prudenzialmente si erano ritirati nelle loro ville di campagna, come i protagonisti del Decameron di Giovanni Boccaccio, illudendosi di beffare così la Signora con la falce. Anche la Peste Nera come l’attuale Covid19, lo documenta proprio ante litteram questo libro pubblicato in Italia nel 2005, avrebbe avuto il suo focolaio nella provincia di Hopei (oggi Hubei) regione nord-occidentale della Cina provocando la morte dei nove decimi della popolazione locale, estendendosi a Pechino un anno dopo e causando la morte dello stesso Gran Khan e dei suoi sei figli. Quindi attraverso le vie commerciali più battute (oggi gli aeroporti) e di comunicazione il letale morbo si sarebbe irradiato con le stesse modalità del contagio odierne per tutta l’Asia, l’India e fino al porto di Caffa in Crimea. La città di circa 100.000 abitanti, incrocio di etnie, culture, religioni, interessi e commerci tra l’est e l’ovest del mondo allora conosciuto, era più che solo un fondaco un avamposto dei molti traffici dei Genovesi. Da quel porto, cariche di pregiate mercanzie, erano partite le loro galee sbarcate a Messina. Il vento tendeva le vele delle galee che stavano entrando nello scalo siciliano. E con le benvenute galee sarebbe arrivata anche la peste nera, l’inizio del più devastante disastro naturale della storia per l’Italia e per l’Europa… Non voglio tralasciare di raccontare qui anche di Gentile da Foligno, uno dei più illustri medici italiani dell’epoca che, quando la peste raggiunse Perugia nell’agosto del 1348, mentre ricchi e nobili fuggivano, lui non abbandonò il suo posto e continuò a visitare e a curare gli ammalati e i poveri appestati finché non fu colpito dalla peste e morì. Sergio Andreatta, www.andreatta.it

NON DEPRIMIAMOCI  per le restrizioni domiciliari che ci ha imposto il coronavirus. Io IN CASA leggo (libri e giornale), scrivo (racconti), suono il pianoforte, prego, aiuto la moglie, con lei gioco a carte, riordino le foto sul PC, navigo sul Web, perdo tempo sui Social, bagno i fiori del balcone, osservo i panorami e fotografo ogni variazioni di luce  e, soprattutto rimango costantemente in contatto (videochiamata) con i miei nipoti (per i quali ho appena adesso elaborato uno schemino (con video) per dei semplici esercizi motori in giardino), vado a fare la spesa e a prendere le medicine, guardo un po’ di TV… Mi mancano, certo, altre cose importanti (la chiesa, la passeggiata,…) ma insomma si può sopravvivere (non so ancora per quanto) con la speranza di aver salva la vita.

COMBONIANE NEWS dedica una pagina del suo Calendario 2020 alla Missione di Madre Camilla a Esmeraldas.

ECUADOR

Il regalo più bello

 

Carissimi Amici e Benefattori,

dalla nostra verde e bella terra di Esmeraldas, in Ecuador, vi saluto con tanta simpatia e affetto e auguro a tutti  un Felice Natale e un prospero Anno 2020.

Nel 1996, dopo aver lavorato 8 anni a Roma nella procura missione, sono partita per l’Ecuador, portandomi nel cuore la nostalgia di tutti voi, che mi eravate cari e con i quali avevo condiviso la preoccupazione per le nostre missioni.

Arrivata per la seconda volta in Esmeraldas, il Vescovo mi affidò il settore dell’Educazione Cattolica, con uno sguardo particolare all’educazione “fiscale” (*).

Mi resi subito conto che moltissimi bambini e bambine restavano al margine dell’educazione perché erano stati abbandonati dal papà e di conseguenza non avevano la possibilità di comprare il necessario: uniforme e materiale scolastico per poter frequentare regolarmente la scuola.

Quello stesso Natale vi informai della situazione. Mi venne offerta la possibilità di avere delle adozioni a distanza che subito accettai.

Credo, infatti, che l’educazione sia il mezzo più efficace per far progredire un popolo, educarlo alla responsabilità, alla solidarietà, alla collaborazione e alla non violenza.

Le necessità erano molte per questo imposi un semplice criterio: favorire le famiglie povere e numerose. Oggi 250 famiglie godono di questo beneficio. Dalla città la nostra azione educativa si è estesa alla zona rurale. Attualmente 37 bambini e bambine, provenienti dal nord della provincia e lasciati soli dai genitori, possono frequentare la scuola qui in città ospiti del Hogar Campesino.

Un altro settore che mi è particolarmente caro è il progetto per i diversamente abili chiamato “Vaso Rotto”. Oggi sono 14 i bambini disabili che frequentano la scuola speciale “Giovanni Paolo II” dove ricevono delle cure appropriate che li rendono autonomi e capaci di affrontare serenamente la vita.

Tutti questi progetti vengono finanziati da persone buone come voi che si preoccupano di chi è stato meno favorito dalla vita e vogliono dare una mano per migliorare la società.

E’ questo il dono natalizio più bello che possiate fare.

Grazie, Amici, a nome mio e dei tanti che voi aiutate,

                                          Suor Camilla Andreatta

“fiscale” (*), sistema di parziale sostegno finanziario dello Stato alle scuole religiose paritarie.

Da “Comboniane News” – Dicembre 2019.

Istituto Pie Madri della Nigrizia – Procura Missioni.

procura@combonianeroma.org – Tel. 06355561

Fondazione Comboniane nel mondo – Onlus- IBAN: IT  58 A 05216 03229 000000010653

Monumento a Latina per Eunice Kennedy

Latina.   Non ci fosse stata Eunice Kennedy non ci sarebbero oggi gli Special Olympics, il grande movimento sportivo cui aderiscono 181 Paesi.

Così Latina, con un dichiarato spirito di solidarietà e d’inclusione, inaugura al Parco San Marco il monumento dedicato a lei, opera dell’artista pontina Giovanna Campoli.

Gli Special Olympics di Eunice Kennedy nacquero nel 1968 come giochi per disabili mentali, allargati in seguito ai portatori di altre disabilità. Una sua attenzione particolare per i diritti dei portatori di handicap partendo dallo stato di infelicità della sorella Rosemary.

Monumento a Latina per Eunice Kennedy

Eunice Kennedy Shriver, morta nel 2009 ad 88 anni, era sorella del presidente americano John Fitzgerald Kennedy ed anche sorella di  Rosemary, la maggiore affetta dalla nascita da una grave malattia mentale.  Aveva così intuito che il gioco e lo sport potessero diventare davvero importanti, se non decisivi, per i portatori di disabilità, tanto da volerne fare una grandiosa opportunità anti-emarginazione e di rivalsa. Aveva capito, e condiviso l’idea, che il progresso della vita sociale potesse essere promosso e favorito dalla partecipazione a competizioni sportive a partire da quelle che cominciò a far svolgere nei campetti che aveva fatto costruire nei giardini della sua villa. E con il superamento di tante barriere, sarebbe così cominciata la sua grande opera di sensibilizzazione e promozione verso i diversamente abili.

La Fondazione Varaldo Di Pietro ha donato alla città di Latina il monumento di Giovanna Campoli “Deus ex Machina” in memoria di Eunice, a dieci anni dalla sua scomparsa, per sollecitare ai valori della solidarietà, dell’inclusione, dell’integrazione, fino alla previsione dell’abbattimento di ogni barriera, vero obiettivo degli Special Olympics.  Due sono state le più importanti presenze all’inaugurazione di Latina, quella del nipote di Eunice Samuel Kennedy Shriver e quella del presidente del Parlamento Europeo David Sassoli. Al sindaco Damiano Coletta, in quanto ospite, sono spettati gli onori di casa. Sergio Andreatta

Monumento a Latina per Eunice Kennedy

domenica 15 dicembre 2019
La Comunità Sikh dona 550 piante a Latina
Nel 550° Anniversario della nascita di Sri Guru Nanak Dev ji

presente l’Ambasciatrice indiana a Roma

Che cosa ne sarebbe di noi, dell’umanità se si spezzassero

i legami con le piante e il mondo verde?

L'Ambasciatrice indiana a Roma e il Sindaco Damiano Coletta

Latina, Piazza Ilaria Alpi, nel 550° Anniversario della nascita di Sri Guru Nanak Dev ji la Comunità Sikh, presente l’Ambasciatrice dell’India a Roma, H.E. Reenat Sandhu, dona alla nostra Città la piantumazione di 550 alberi, uno per ogni anno, 26 subito messi a dimora qui davanti alla nuova Chiesa di Santa Chiara, gli altri al Parco San Marco e all’Oasi Verde Susetta Guerrini in zona Q4-Q5. Di particolare importanza all’interno dello stesso progetto la creazione al Parco San Marco lungo Via Rossetti, sotto la competente regia dell’agronomo comunale Raffaele Felicello, di quattro “Orti didattici” riservati rispettivamente a pruneti, meleti, pereti e agrumeti. Presenti, oltre a H.E. l’Ambasciatrice,

il Sindaco Damiano Coletta, gli Assessori Roberto Lessio e Dario Bellini, Loretta Isotton, consigliera comunale delegata alla Qualità e vivibilità degli spazi cittadini che ha seguito passo passo il progetto, il sociologo Marco Ormizzolo combattivo paladino dei diritti dei lavoratori contro il lavoro nero nelle campagne, il parroco di Santa Chiara don Daniele Della Penna e numerosi altri, tra cui gli esponenti del Comitato di Quartiere. Il tutto avviene in segno di pace e di auspicabile integrazione fra i membri delle comunità.Il Sindaco Coletta ha ringraziato il presidente dell’Associazione Singh Sabha, Gurmukh Sing, per la fattiva partecipazione al progetto di donazione. E noi che riceviamo un così prezioso contributo al patrimonio arboreo cittadino non possiamo neanche dimenticare un pensiero verso il fondatore del Sikhismo, il grande guru noto per la sua fede politica, sociale e spirituale, basata sull’amore , l’uguaglianza, la fraternità e la virtù.
Il destino degli uomini è stato da sempre associato a quello degli alberi, fin dalla genesi, ricordate l’albero della conoscenza di Adamo ed Eva?, e con legami talmente stretti che è lecito chiedersi che cosa ne sarebbe di noi, dell’umanità se si dovessero strappare questi fondamentali legami.

Un grazie particolare, quindi, alla Comunità Sikh che oggi è venuta a riproporci questo essenziale e profondo abbraccio con la natura. Sergio Andreatta

Pubblicato da Sergio Andreatta su Domenica 15 dicembre 2019

Madre Camilla porta il Vangelo ovunque vada, in Africa, in un’isoletta del Pacifico, sulle Ande, in Messico e infine di nuovo sulla Costa settentrionale dell’ Ecuador quasi al confine con la Colombia. Proveniente dalla Missione di Emeraldas, pubblichiamo la sua Lettera per il Natale 2019. La sua è stata e continua ad essere vita per la Chiesa, dialogo fra le genti e amore fraterno per i più poveri, i malati, i bambini e i ragazzi di strada che da molti decenni sostiene nei loro percorsi di crescita e negli studi.

Missionaria-comboniana-Madre-Camilla-Andreatta

LETTERA DALLA MISSIONE

Carissimi Amici e Benefattori,

un altro anno è passato e Natale è alle porte. Eccomi allora a farVi il punto della nostra situazione.

Agli inizi di ottobre abbiamo avuto 12 giorni politicamente molto convulsi, con danni incalcolabili e un tentativo di colpo di stato, che per fortuna si è risolto positivamente.

L’ Ecuador, come molti altri Paesi latinoamericani, soffre di una povertà cronica messa più in evidenza da incapacità di fondo a ben governare.

Ad ogni modo questo è il Paese che Dio mi ha affidato e che molto amo, con tutti i suoi valori e i suoi limiti.

Il nostro lavoro con le adozioni continua regolarmente. Hanno ricevuto il Vostro aiuto 166 bambini delle elementari, più 14 diversamente abili,  52 delle medie, 34 del liceo e 6 universitari. Superfluo dire che tutto questo esercito di studenti Vi è molto riconoscente e vi assicura la sua preghiera. A me sembra che tutti si sentano impegnati a conseguire risultati positivi. Constato però anche come l’impegno scolastico sia un mezzo efficace per tenerli lontani dalla droga.

Il mio S.O.S. lanciato l’anno scorso per la sopravvivenza del Centro Medico ha dato i risultati sperati, grazie all’aiuto di tanti tra cui il Centro Riuso di Sommacampagna, l’Enoteca Costantini, l’Associazione Alito di Ancona, l’Associazione Erika e l’Associazione Arcobaleno di Latina. Ma non posso dimenticare la Sig.na Annamaria Visentini, il prof. Mario Mazzadi e anche altri che hanno contribuito a risolvere efficacemente il nostro problema.

Con gli aiuti ricevuti abbiamo potuto pagare la liquidazione all’infermiera e parzialmente quella alla farmacista per un totale di 33.000,00 $.

Esmeraldas-centro-medico-comboniano

Ci siamo inoltre impegnati particolarmente nell’aiuto ai nostri ammalati che non potevano essere curati nelle strutture di Esmeraldas. Una cinquantina di loro sono stati trasportati in vari ospedali di Guayaquil, Portoviejo e Cuenca. Due sono stati trasferiti in Colombia per la cura del VIH/SIDA o AIDS. A tutti è stato pagato il viaggio e l’ albergo. Nel frattempo la nostra farmacia si è dotata di medicine che per il loro costo precedentemente non potevamo acquistare, ora sono invece a disposizione dei nostri ammalati ad un modico prezzo a tutti accessibile.

Ci rimangono  in sospeso ancora 12.000,00 $ che speriamo di coprire con le prossime donazioni natalizie.

Ricordo qui il caso del sig. Gabriel Herrera che mi sta particolarmente a cuore. Lo seguiamo da più di 20 anni. Per mancanza di una normale circolazione arteriale periferica il tessuto ha cominciato ad andare in necrosi e si è reso necessario amputare. Attualmente e ridotto su una sedia a rotelle, con le gambe amputate e la necessità di andare ogni mese a Quito per cure più efficaci a contrasto della malattia che si sta estendendo anche alle braccia.

E’ bello e gratificante per noi aiutare persone che non hanno altro aiuto che la carità dei buoni. E quale migliore riconoscenza del grazie e del sorriso che danno a noi per Voi? La riconoscenza è “la memoria del cuore”, ha scritto qualcuno, porta con sé un grande e potente significato se siamo capaci di valorizzarla. Ad essa si  aggiunge la preghiera che sgorga dai loro cuori.

Grazie Amici, grazie per quanto sempre fate per i nostri ammalati e per i nostri studenti.

Il Signore Vi benedica e moltiplichi i Vostri beni, perché possiate continuare ad essere generosi.

A tutti Voi un cordiale saluto con l’augurio di un felice Natale e di un prospero 2020.

 

                                                                                         Sr. Camilla Andreatta

                                                                                              Missionaria Comboniana in Ecuador

Madre Camilla Andreatta, comboniana

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Roma. Manifestazione dei Ds (dirigenti scolastici) alla ricerca di una soluzione logica e più giusta sulle responsabilità civili e penali ora tutte in capo al preside riconosciuto “datore di lavoro”, Ds mossi  soprattutto dalla pressante richiesta di maggiore sicurezza degli edifici, condizione fondamentale per una  sostenibile tutela  delle persone. Il tam tam era partito da tempo sui social dopo alcuni casi di condanna (come il caso di Franca Principe a Palermo) e dopo il vivace dibattito interno che ha trovato alimento su FB sfociando in una condivisa necessità di farsi sentire con una manifestazione volta a richiedere opportune modifiche al quadro legislativo, richiedendo una sorta di scudo perché i Ds vogliono sì rispondere del loro operato ma non di carenze e manchevolezze dovute ad altri. Folta la partecipazione da tutta Italia, sono stati circa 800 i capi d’Istituto (il 10% dell’intero organico) con elmetto da  cantiere giallo in testa che si sono radunati per attirare su di sé la pubblica attenzione sfilando per il centro della capitale fino a radunarsi simbolicamente in una piazzetta nei pressi di Viale Trastevere, sede del MIUR…

Manifestazione di Roma del 30.10.2019 da una foto postata da Nino Leotta su FB.

Ho svolto anch’io per 35 anni la delicata funzione di direttore didattico e di dirigente scolastico (nella seconda foto la mia sede per gli ultimi 20 anni di servizio dal 1992 al 2012 rinunciando ad altri due già concessi in proroga ma continuando poi a prestarmi come commissario straordinario), credo con scrupolo e competenze seppure non senza continue apprensioni cercando di prevedere e prevenire le situazioni aggroviglianti e più problematiche, vi assicuro quindi per profonda e diretta conoscenza della vexata quaestio che sulla sicurezza delle strutture e per conseguenza dell’integrità psico-fisica delle persone è sempre possibile in ogni momento una qualche pericolosa sorpresa per la vetustà e la precarietà in cui versano storicamente molti edifici di proprietà rispettivamente dei Comuni (infanzia, primaria e media) e della Provincia (superiori).

Poi per il miglior funzionamento della Comunità e per l’ottimizzazione delle dinamiche interne sarà importante costruire insieme un un buon climax relazionale seppure solo sul dirigente “team leader” ricada comunque l’obbligo della doverosa vigilanza non soltanto su “alunni minori (sine qua “culpa in vigilando”est ) e non” ma più universalmente su tutte le persone che pur a vario titolo (diritto allo studio, lavoratori e/o solo visitatori) usufruiscono delle pertinenze scolastiche.  Da essa il dirigente scolastico non potrai mai esentarsene e dovrà così attivarsi  con zelo incessante, sorvegliare al massimo dei suoi poteri per non lasciare nulla al caso, non omettere nulla di quanto previsto dalla legislazione vigente, dalla complessa valutazione dei rischi alla programmazione della sicurezza a tutela dei soggetti, fino all’emanare direttive ben definite e appropriate che coinvolgano ogni operatore, e in specie i collaboratori scolastici, in servizio nella comunità (ma anche in primis, con un’adeguata formazione, gli stessi studenti) e dall’accertarsi direttamente, con gli strumenti a sua disposizione, che le stesse sue ordinanze non passino sottogamba ma vengano da tutti effettivamente ottemperate, salvo ricorso a provvedimenti disciplinari. Il Ds dovrà inoltre notificare con puntualità e precisione all’ente proprietario della scuola (premunendosi di ricevuta di notifica e arrivando alla diffida legale ove ritenga necessario) ogni pericolo, anche solo potenziale, individuato. Perché è comunque chiaro che, se nemo impossibilia teneturdalla gestione e dall’uso migliore della scuola un Ds non potrà mai estraniarsi, o essere estraniato per decreto legislativo, col fine di… vivere più tranquillamente allontanando da sé ogni e qualunque responsabilità… Sergio Andreatta