Pareri opposti tra maggioranza e opposizione. Comunque un tentativo, forse pure tardivo, di recupero della serietà. E le famiglie italiane hanno tempo fino alla fine di marzo per informarsi sulle novità e per iscrivere i loro figli a licei, istituti tecnici e professionali.  

sergio-andreatta1.jpgSi comincerà dal prossimo anno scolastico dalle sole classi prime. La Scuola Superiore italiana cristallizzata, per qualcuno anche sclerotizzatasi, nella riforma Gentile dal 1923 (con aggiunte nel 1929 allorché venne introdotto il Liceo scientifico e ulteriore qualificazione nel 1939 con la riforma del ministro Bottai cui va il merito di una significativa razionalizzazione della media inferiore) sembra ora destinata a voltare pagina. Ci avevano provato in tanti prima, ministri di buona volontà, senza mai riuscirci. Dagli anni cinquanta in poi le vere significative riforme sono state, a mio avviso di psicopedagogista e dirigente scolastico, quella della scuola media che con la sua unica offerta formativa del 1962 avrebbe permesso la risoluzione dello iato delle due culture (chiusura degli avviamenti) e ancora la L. n. 444 del 1968 che avrebbe provveduto ad istituire, cominciando poi a generalizzarla sul territorio, la scuola materna statale. Più di quanto non si creda quest’ultima legge, a parer mio, ha favorito l’autonomia lavorativa e l’indipendenza economica delle donne italiane che potevano così entrare per la prima volta in massa nelle fabbriche come operaie e negli uffici per gli impieghi. In pieno boom industriale con la L. 24.09.1971, n. 820 veniva istituito il tempo pieno nella scuola elementare, o meglio la scuola integrata a T.P. Un’operazione significativa anche dal punto di vista dell’assistenza familiare ma che soltanto con il combinarsi di alcune situazioni favorevoli - attenzioni devolute dalle Amministrazioni locali - poteva produrre eccellenti risultati. E questo detto per esperienza diretta da me, Sergio Andreatta, che sono stato insegnante nella S.I. a T.P. di Aprilia (II Circolo didattico), la prima della Provincia di Latina, su cui ho anche pubblicato (in ECONOMIA PONTINA) un saggio nel 1978. Nel 1990, infine la L. n. 148 riformava, non soltanto nei vecchi Programmi del 1955, la scuola elementare introducendo gli ambiti disciplinari e, al posto dell’insegnante unico, i moduli con tre insegnanti per due classi. Si apriva una grande stagione di qualità pedagogica e di ricerca-azione didattica che traguardava questo nostro ordine di scuola verso i primi posti delle classifica O.C.S.E…. La L. n.104/’92 razionalizzava la provvidenza del sostegno per gli alunni diversamente abili prevedendo come base di partenza l’acquisizione di una “diagnosi funzionale” rilasciata dalla ASL… Ora le novità riguarderanno, invece, i licei, e gli istituti tecnici e professionali, con una revisione dei quadri orari (meno ore settimanali ma tutte di 60′), un rafforzamento dell’insegnamento di matematica e scienze, la quasi scomparsa (purtroppo in un mondo che si va estendendo per tutti) della geografia e, soprattutto, un deciso sfoltimento degli indirizzi. E quest’ultimo punto mi sembra, francamente, un punto molto promettente e positivo a vantaggio dei core curricula. Nei decenni passati tutto un pullulare di sperimentazioni (razionalizzate un pò, ma non troppo, dall’art. 278 del D.Lvo n. 297/’94), anche a casaccio pur di lusingare l’aumento delle iscrizioni nel proprio istituto, aveva finito col creare confusione nei genitori al momento delle scelte, causando poi in retroazione infinite amarezze negli studenti per le molte aspettative disattese. Questa riforma prevede ora il necessario sfoltimento degli indirizzi di studio: i licei diventeranno 6, passando dagli attuali 450 indirizzi tra sperimentazioni e progetti assistiti; gli istituti tecnici da 10 con 39 indirizzi si ridurranno a 2 con 11 indirizzi e lo stesso gli istituti professionali che da 5 corsi e 27 indirizzi passeranno a 2 corsi e 6 indirizzi. Una decisa volontà di semplificazione, quindi, che dovrebbe andare a tutto vantaggio, speriamo, della robustezza dei nuovi piani di studio. Non è creando infinite possibilità di scelta, infatti, che si disegna necessariamente una scuola migliore. Troppe (cosiddette) sperimentazioni, troppi progetti mai controllati e mai monitorati, mai obiettivamente valutati per il loro effettivo valore sono stati causa di verticali cadute della qualità del Piano dell’Offerta Formativa (P.O.F.). Per una legge fisica il semplice è più trasparente e verificabile del complesso. Brocca si è speso bene per i suoi tempi ma se alla lunga non si è andati poi a verificare e non si è dato seguito a indipendenti e attendibili procedure di valutazione sulle ipotesi programmate, si è finito col minare la credibilità stessa della scuola e col gettare al vento anche notevoli risorse che potevano essere sicuramente meglio indirizzate e che invece sono state dirottate unicamente all’ampliamento quantitativo dei posti necessari alla copertura delle nuove artificiali esigenze pure andando a provocare, come conseguenza, sacche di ulteriore precariato. In un cahiers des doléances si potrebbero registrare molte critiche, anche nei confronti degli stessi sindacati spesso in patti spartitori con molti governi. Ma a testimoniare il declino della Scuola Superiore italiana basterebbe citare, per farla breve, la collocazione in graduatoria OCSE-PISA, costantemente penosa, della stessa: mai inclusa prima del 23° posto in classifica. Quindi si avvia ora, quasi a chiudere le porte della stalla a buoi ormai fuggiti, un tentativo di semplificazione e di forte recupero della qualità. Ci si riuscirà? L’opposizione ha attaccato duramente il governo, con Bersani e Fioroni già fautore come ministro della pubblica istruzione di alcuni innovativi e significativi provvedimenti (innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni e nuove Indicazioni Nazionali per il curricolo), imputandogli una politica di tagli più che di scelte strategiche coraggiose. Ma è nell’interesse di tutti che, senza pregiudiziali di parte, qualcosa si muova perché così non si poteva più realisticamente andare avanti. Staremo, comunque, a vedere perché altri nodi di sicuro potrebbero emergere, da quello della riduzione degli organici del personale docente e ATA, a quello sostanziale del taglio delle già precarie risorse destinate dal Governo alle istituzioni scolastiche. Povertà da tagli ben sperimentate, in questi giorni sulla loro pelle, da tutte le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado del Paese alle prese con la quadratura dei bilanci preventivi, dove dirigenti scolastici e direttori amministrativi non riescono ad elaborare e a far approvare dai Consigli, a livelli di minima autosufficienza economica, il loro Programma annuale finanziario 2010, tecnicamente anche a causa dell’avara ed oscura nota ministeriale 9537 del 14 dicembre scorso ma soprattutto per le critiche alla politica della lesina del Governo. Il presidente del Consiglio Berlusconi, al termine della riunione di Governo di giovedì, non ha tradito naturalmente la sua soddisfazione quando, dopo aver ricordato che ” la scuola attuale non sforna ragazzi con cognizioni adeguate alle richieste del mondo del lavoro” ha promesso che “con queste riforme dal prossimo anno scolastico avremo delle scuole che possono essere comparate a quelle degli altri paesi europei”. Tutti e di ogni parte politica concretamente se lo augurano, magari rinunciando anche un pò alla critica esasperata e diversamente potendosi impegnare ognuno nella costruzione (pars construens) del miglioramento. In questi decenni si sono realizzate nel sistema-scuola italiano pure tante cose buone, tante esperienze di ricerca-azione che sono potute diventare patrimonio condiviso. Specie in quelle scuole elementari e dell’infanzia che tutti nel mondo ci invidiano (un po’ meno ora col maestro unico o prevalente nella primaria imposto dalla L. 28.03.2003 n. 53 - la cosidetta riforma Moratti - e norme confermative seguenti).”La riforma dell’istruzione tecnica per la prima volta colloca questo segmento di istruzione non in serie B” ha per un verso sottolineato, dopo i generali toni trionfalistici (di “riforma epocale”) il giovane ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Ma non so se il solo riordino, la semplificazione, lo sfoltimento degli indirizzi basteranno di per sé a portare il miglioramento voluto. Sarebbero necessarie soprattutto nuove risorse e premialità consistenti, per valutazione dei meriti, al personale più appassionato, impegnato e competente. Diamo ai docenti migliori ciò che è migliore, uno stipendio più consono alle loro prestazioni, decretando la morte del non-senso, del principio di generalità. In questo senso si sono commessi errori un po’ da tutte le parti. Penso ad es. alla L. 469 che nel 1978, sulla base del principio di “tutti marescialli” alias “tutte maestre anche le assistenti” voluto dai sindacati, andò ad abolire una figura essenziale per il buon funzionamento della scuola materna, quella di un’assistente ogni due sezioni. Pensate voi a quanto poteva essere utile questa aggiuntiva figura di collaboratrice subordinata per il migliore funzionamento di sezioni composte da 28 piccoli alunni e ora anche da bambini, a seguito degli anticipi, di soli 2 anni e mezzo di età. © - Sergio Andreatta, psicopedagogista e dirigente scolastico decano dell’USR per il Lazio.

Ed ecco in sintesi quello che prevede la riforma Gelmini: 

LICEI

Da quasi 450 indirizzi (tra sperimentali e progetti assistiti) si passa a sei licei: classico, scientifico, linguistico, artistico (articolato in sei indirizzi per facilitare la confluenza degli attuali istituti d’arte e garantire continuità ad alcuni percorsi di eccellenza), musicale e delle scienze umane (questi due ultimi licei sono vere new entry). Nel classico verrà introdotto l’insegnamento di una lingua straniera per l’intero quinquennio, potenziando anche l’area scientifica e matematica. Nello scientifico tradizionale è aumentato il peso della matematica e delle discipline scientifiche; è prevista una nuova opzione delle “scienze applicate” che raccoglie l’eredità della sperimentazione scientifico-tecnologica. Il linguistico prevede sin dal primo anno l’insegnamento di tre lingue straniere, dal terzo anno una materia sarà impartita in lingua straniera (dal quarto anno le discipline insegnate in lingua straniera diventeranno due). Nel liceo musicale saranno istituite 40 sezioni musicali e 10 coreutiche; potranno essere attivate in convenzione con conservatori e accademie di danza. Il liceo delle scienze umane sostituisce il liceo sociopsicopedagogico ed è prevista la possibilità di attivare una sezione economico-sociale. Tra le altre novità introdotte per i licei, oltre a un incremento orario della matematica, della fisica e delle scienze, c’é la presenza obbligatoria dell’insegnamento di una lingua straniera nei cinque anni con almeno 99 ore annuali ed eventualmente di una seconda lingua straniera usando la quota di autonomia, la presenza delle discipline giuridiche ed economiche nel liceo delle scienze umane, nell’opzione economico-sociale e negli altri licei attraverso la quota di autonomia (20% nel primo biennio e nell’ultimo anno e del 30% nel secondo biennio), insegnamento nel quinto anno di una materia in lingua straniera, latino obbligatorio nei licei classico, scientifico, linguistico e delle scienze umane e negli altri previsto come opzione. Tutti i licei prevederanno 27 ore settimanali nel primo biennio e 30 negli anni successivi con alcune eccezioni (nel liceo classico negli ultimi 3 anni sono previste 31 ore per rafforzare la lingua straniera; nell’artistico fino a 35 ore e nel musicale fino a 32 ore). 

ISTITUTI TECNICI

Da 10 settori e 39 indirizzi si passa a 2 settori - economico e tecnologico - e 11 indirizzi. Tutti gli attuali corsi e le relative sperimentazioni confluiranno gradualmente nel nuovo ordinamento. L’orario settimanale sarà di 32 ore di 60 minuti (ora sono 36 ore di 50 minuti). Sono previsti più laboratori: negli indirizzi del settore tecnologico 264 ore nel biennio e 891 nel triennio. Ulteriori risorse di personale saranno assegnate alle scuole per potenziare le attività didattiche di laboratorio. I nuovi istituti sono caratterizzati da un’area di istruzione generale comune ai due percorsi e in distinte aree di indirizzo legate al mondo del lavoro e al territorio. Avranno, inoltre, a disposizione ampi spazi di flessibilità (30% nel secondo biennio e 35% nel quinto anno) in aggiunta alla quota del 20% di autonomia di cui già godono le scuole per valorizzare settori produttivi strategici (cartario, costruzioni aeronautiche, ecc..). Sono state incrementate le ore di inglese (con la possibilità di studiare altre lingue) e favorita la diffusione di stage, tirocini e l’alternanza scuola-lavoro.

ISTITUTI PROFESSIONALI

Da cinque settori e 27 indirizzi si passa a 2 macro-settori - servizi e industria/artigianato - e 6 indirizzi. I professionali avranno un orario settimanale corrispondente a 32 ore di lezione (ora 36). Avranno maggiore flessibilità rispetto agli istituti tecnici (25% in prima e seconda classe, 35% in terza e quarta, 40% in quinta, in aggiunta al già previsto 20% di autonomia). Il percorso è articolato in due bienni e un quinto anno. Gli istituti professionali potranno utilizzare le quote di flessibilità per organizzare percorsi per il conseguimento di qualifiche di durata triennale e di diplomi professionali di durata quadriennale. Anche in questo comparto di istruzione sono previsti più laboratori, stage, tirocini e alternanza scuola-lavoro per apprendere, soprattutto nel secondo biennio e nel quinto anno, attraverso l’esperienza diretta. 

bv1.JPGIl 27 gennaio sono iniziati i Corsi per Baby Vigili nella Scuola Statale Primaria “G. Mazzini” di Borgo San Michele. Nei giorni precedenti è avvenuta l’anteprima di presentazione della II Annualità del Corso per ragazzi della scuola primaria e media del Borgo. A promuoverlo è ancora l’Associazione Culturale “Villaggio Capograssa” di Maurizio Marcato (presidente) e Carlo Genovesi (segretario). Dopo il grande successo riscosso nella precedente edizione del 2009, si rendeva sicuramente necessaria la replica di quest’anno. Per 30 ragazzi, dagli 8 ai 12 anni del Borgo, ecco offerte tante occasioni per imparare buone pratiche di educazione stradale durante le 20 ore (10 incontri) che si svolgeranno, due giorni alla settimana, a partire da ieri nella Scuola Mazzini del IV Circolo didattico “Carlo Goldoni”di Latina diretto dal prof. Sergio Andreatta che ha assicurato il bv2.JPGsuo patrocinio e la più ampia collaborazione attraverso la coordinatrice di plesso ins.te Luciana D’Incertopadre. “Qualsiasi progetto basato sul rispetto delle regole della convivenza civile – ha detto il dott. Sergio Andreatta - è importante e meritorio oggi e anche - ha aggiunto - coerente con il nostro P.O.F. istituzionale ”Per Regola e Progetto“. Alla fine del percorso condotto da docenti dell’ACI di Latina per i bambini ci sarà la soddisfazione morale del conseguimento dell’attestato (credito formativo per le competenze in educazione stradale raggiunte) oltre l’opportunità di vedersi consegnati bv3.JPGgadgets, di indossare cappello e divisa e di poter maneggiare la paletta da… vigile. Un’emozione davvero forte, quindi, ed un successo ancora una volta pronosticabile per la promotrice Associazione culturale. Un progetto, sponsorizzato dalla Regione Lazio, dalle Amministrazioni Provinciale e Comunale, in collaborazione con l’ACI, la Stradale, la Polizia municipale e la Prefettura di Latina. All’anteprima di oggi erano presenti numerose Autorità (foto 1, 2, 3) in rappresentanza dei vari Enti tra cui il vice prefetto dott. Maurano e l’on. Giovanbattista (Titta) Giorgi presidente dell’ASTRAL. Ha brillantemente presentato la manifestazione il giornalista e scrittore Paolo Iannuccelli.

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Una puntata veloce all’Abbazia di Fossanova

Quando due cuori si amano possono trovare qui la benedizione di Dio.

                                                                                                                    di Sergio Andreatta

 

sergio-andreatta-e-rosamaria-pirri-sposi-abbazia-di-fossanova.jpgPer cogliere tutte le sfumate e magiche suggestioni del posto sarebbe meglio venirci in primavera o nelle altre stagioni di mezzo ma anche nei freddi giorni di questa epifania 2010 l’antico borgo mantiene tutta la sua magnificenza… Con lo scavo della cloaca o “fossa nova”, primo tentativo di bonifica dell’agro pipernate operato dai cistercensi a partire dal 1134-35, prese avvio il risanamento delle fertili campagne allo sbocco della Valle dell’Amaseno ai piedi dei Monti Lepini. Ma un’abbazia antecedente, fondata dai laboriosi monaci benedettini, era già sorta da queste parti sui resti di una villa romana del I secolo a.C. Si entra a piedi nel vicus, facendo un salto a ritroso nel tempo di abbazia-di-fossanova-facciata-photo-by-sergio-andreatta.jpgnove secoli. Il borgo medievale, ancora oggi basato su un’economia prevalentemente agricola, si presenta ben conservato e per gran parte ancora detenuto in proprietà di boschi, fattorie e botteghe degli eredi della Famiglia Di Stefano… Nella sua monumentalità architettonica, per i modi di costruire tra il romanico e il gotico portati per la prima volta in Italia dai cistercensi (1187-1206), domina in altezza l’antica Abbazia. Sull’alto transetto (photo 3 by Sergio Andreatta) si leva, infatti, la torre ottagonale del tiburio con belle bifore dalle quali immagino si potesse sporgere, quasi come un muezzin, l’abate nelle sue vigili funzioni di controllo delle molteplici dinamiche del monastero. Ma già la facciata della chiesa si impone di per sé per la decorazione cosmatesca del portale e, soprattutto, per il abbazia-di-fossanova-rosone-photo-by-sergio-andreatta.jpgmagnifico rosone (photo 2 by Sergio Andreatta). Entrando all’interno resto sempre colpito dall’esemplare architettura cistercense primitiva, spoglia e priva di affreschi, con le tre navate sostenute da svettanti pilastri e con un transetto con coro rettangolare. Camminiamo sopra un pavimento da poco restaurato, pure da qualcuno non so perché criticato. Entro nello spazio nudo, essenziale, nel richiamo monastico al “memento mori”, sembra quasi di doversi interpretare, forse a voler tenere il monachello, che poteva sfuggire in preda alle incalzanti tentazioni sensoriali, legato all’immagine della sua fragile ed effimera umanità, invitandolo di continuo all’autopenitente disciplina attraverso il dominio delle passioni. E al dominio su se stessi non concorreva e non 1-abbazia-di-fossanova-photo-by-sergio-andreatta.jpgconcorre qui dentro, tra i passi ritrovati per questi lunghi corridoi, una qualche filosofia greca antica ma il pregnante spirito religioso del fondatore. Ma quanti di quei monaci avrebbero potuto, pur con le parole del tempo, dire come Olivier Clément (introduzione al libro, Taizé, E.P., 1998): “Mi stupisco di esistere, di respirare e camminare, ma ero anche angosciato dal nulla in cui tutto sembrava inabissarsi. La mancanza di senso lasciava troppe domande senza risposta… A poco a poco ho cominciato a intuire la presenza di un senso: la morte non aveva l’ultima parola…”. Non poteva averla… E fu proprio la semplicità, o meglio l’aspetto spoglio e caratteristico delle pareti, che ci fecero scegliere questa Abbazia per la celebrazione del nostro matrimonio il 20 luglio del 1974 (photo by Studio Moretto). Qui Dio avrebbe benedetto il nostro amore. Ma in quei giorni accadeva pure qualcosa di importante e la data delle nozze all’ultimo momento sarebbe stata spostata, anticipandola di due giorni dal sabato al giovedì. Erano i giorni della storica ricorrenza del 700° abbazia-di-fossanova-stanza-s-tommaso-d-aquino-photo-by-sergio-andreatta.jpganniversario della morte, qui avvenuta al piano superiore della foresteria (photo 4 by Sergio Andreatta), del sommo teologo e santo Tommaso d’Aquino e, alla fine, Papa Paolo VI aveva significativamente deciso di non far mancare la sua presenza. Così da un borgo tirato a lucido per l’occasione, con grandi ciotole di fiori ovunque e giare e splendide buganvillee inerpicate sulle pareti delle antiche case dai cromatici intonaci e sulla torre merlata, trovava smalto il nostro matrimonio ed esaltazione lo scatto fotografico dello Studio Moretto. Tante emozioni, anche a distanza di anni, non sono evaporate e tornano a vibrarci nel petto, non meno delle suonate del grande organista (Padre Germani) che aveva accettato di esibirsi per noi… Una volta qui sergio-andreatta-e-rosamaria-pirri-sposi-abbazia-fossanova-1974.jpgil visitatore, anche frettoloso, non può tralasciare, seppure già visto mille volte prima, una rapida entrata nel chiostro (1280-1300) che si presenta contornato da colonnine binate, romanico su tre lati, gotico nel quarto, con un’edicola a copertura piramidale. E intorno al chiostro si aprono le varie sale di quella che era la piccola autonoma polis religiosa, dalla sala capitolare illuminata da due grandi bifore, quasi un aiuto a schiarire le dispute alte della scolastica o quelle minime del governo quotidiano della comunità, al calefactorium dove intorno al grande camino i monaci si riunivano cercando riparo dai rigori dell’inverno da sempre più impietosi verso gli anziani, al refettorio con sergio-andreatta-rosamaria-pirri-sposi-18071974.jpgl’evidente pulpito per la lettura delle sacre scritture durante i pasti silenziosi, come prescritto dalla Regola… Il freddo del tardo pomeriggio si fa via via più pungente tanto che, più che virare a sinistra verso il museo, puntiamo dritti al bar per una cioccolata calda e poi una frettolosa visita alle botteghe per l’acquisto di biscotti, cioccolata fondente dei trappisti e tisane che promettono i più antichi ed efficaci rimedi a tutti i mali… Provare per credere. © - Sergio Andreatta Riproduzione riservata.

Conosci meglio te stesso attraverso la conoscenza del Territorio pontino.

Da un seminario l’idea di un progetto e di un percorso didattico esplorativo.

sergio-andreatta-www-andreatta-it.jpgdi Sergio Andreatta

Quello che siamo ha sempre un rapporto diretto e intimo con la nostra conoscenza, questo vale anche per la conoscenza del territorio in cui noi viviamo. Il nostro habitat, il Territorio pontino, vanta uno spazio variamente segnato nei millenni dall’impronta umana, paesaggi diversi per intensità e suggestioni fin dalla preistoria quando già le sue risorse naturali dovevano offrire, pur nel variare delle epoche climatiche, notevoli opportunità di sopravvivenza a branchi e tribù. Qui la natura e il panorama risentono ora fondamentalmente dell’opera della grandiosa Bonifica integrale degli anni trenta del Novecento, ma persistono anche altre rivisitazioni possibili da quelle circeo-cranio-uomo-neanderthal-photo-by-sergio-andreatta.jpgpreistoriche a quelle proto-storiche, a quelle archeologiche, a quelle storico-monumentali, da quelle degli itinerari abbaziali (Fossanova, Valvisciolo,…) fino a quelle economico-industriali (“cattedrali in disarmo”) indotte più recentemente dalla Cassa per il Mezzogiorno intorno agli anni ’60. Il percorso di studio, un progetto del IV Circolo didattico di Latina da me diretto finanziato dall’Amministrazione provinciale, proposto ai docenti dal paleontologo e archeologo, responsabile culturale del Centro circeo-museo-habitat-photo-by-sergio-andreatta.jpgMarcello Zei prof. Michelangelo La Rosa, ci ha lusingato ad una conoscenza meno superficiale del Territorio pontino prima degli interventi dei Consorzi di Bonifica e dell’O.N.C. (1927-’34) sollecitando un’attenzione particolare per l’evoluzione della nostra specie e per i primi insediamenti umani della preistoria pontina fino alla storia dei siti archeologici più interessanti. Negli ultimi decenni con un revival stucchevole, neanche tanto sorprendente, borgo-bainsizza-casale-nuovo-photo-sergio-andreatta.jpgin coincidenza con il ritorno politico di una certa parte, si è instaurata nella nostra Provincia una retorica che ho più volte definito “del fango e della redenzione”, se non  negazionista certamente riduttivista e assottigliatrice dei valori del patrimonio culturale antecedente. Quasi a volerci imporre un concetto: là dove c’era stato l’inabitato e il selvaggio ora c’è la più fulgida civiltà della bonifica e del lavoro. In questo artificiale scenario di contrapposizione e antagonismo con la diacronia storica antecedente, la “retorica dell’aratro” intrinseca alla bonifica ha finito col prendere il sopravvento grotta-di-tiberio-interno-photo-by-sergio-andreatta.jpgproducendo sconvolgenti e inestimabili devastazioni lungo la Via Appia, “Regina Viarum”, da Terracina a Cisterna (Tres Tabernae) e particolarmente nei dintorni di Borgo Faiti (Forum Appii). Quello che la coltre liquida delle Paludi Pontine aveva conservato e gelosamente protetto per secoli era stato infine svelato, toccato a volte commettendo imperdonabili sacrilegi. Ma non tutto è andato perduto rimangono, per fortuna, numerosi indizi di altre città scomparse ( tra cui Clostra,  Astura, Polusca, Suessa Pometia, Ecetra, Corioli, Longula, Verrugine, Mucanite, Sulmo, Ulubrae e più a sperlonga-museo-polifemo-prof-michelangelo-la-rosa-photo-by-sergio-andreatta.jpgsud Amyclae, Ausona, Vescia, …), tracce ancora sepolte per l’Agro pontino chissà dove, mentre antichità romane emergono di continuo un po’ dovunque e diversi centri medievali sui Lepini si propongono agli intellettuali e ai turisti ancora ben chiusi nei loro castelli e nelle loro conservate mura (Ninfa, Sermoneta, Bassiano,…). In questo territorio si sono succedute fin dalle origini tante vicende storiche diverse, si sa del sorgere di villaggi e di città antiche, del loro sviluppo, della loro decadenza e della loro scomparsa al pari di qualsiasi ninfa-al-crepuscolo-photo-by-sergio-andreatta.jpgorganismo vivente quando esaurisce il suo ciclo vitale, per cui si possono intraprendere tante diversificate piste di studio, a partire da una geologica che ha visto il colmamento delle pianure litoranee da parte delle alluvioni fluviali. Dai Lepini e dagli Ausoni scendono i fiumi (Astura, Sisto, Ufente, Amaseno), in altre epoche più copiosi di acque divagavano per la pianura con incerto percorso e senza sbocchi nel Tirreno per le dune quaternarie, alte anche più di venti metri, che ne sbarravano il deflusso dando luogo a stagni, o meglio alle ben note “piscine” (da cui il Consorzio di Piscinara istituito per conca-borgo-montello-photo-by-sergio-andreatta.jpgprovvedere alla loro bonifica). Acque morte nei secoli oggetto di parziali tentativi di drenaggio (Rio Martino e Linea Pio dal nome di due papi Martino V e Pio VI Braschi,…) finché la nuova ingegneria idraulica (idrovore come al Mazzocchio posto sotto il livello del mare) non venne risolutivamente in soccorso agli sforzi della politica e la Bonifica integrale ebbe così finalmente il suo successo. Al centro della “regione pioniera”, contrassegnata dalle nuove geometrie dei canali (delle Acque Alte, delle Acque Medie, ecc…), delle strade bianche (migliare e poderali,…) e dei Borghi e dei poderi dell’O.N.C., venne fondata nel 1932 (30 giugno – 18 dicembre) la principale delle “città nuove”: Littoria (dal 1945 Latina). Ma c’è, oltre questa, la storia più remota e meno conosciuta delle origini dell’uomo pontiniano (così definito dal noto paleontologo  Alberto Carlo Blanc) tramandata dai non rari reperti (ossidiane, resti villanoviani, vasellame, tombe,…), dai primi insediamenti paleolitici (Circeo, col cranio di un uomo di Neanderthal) ed eneolitici e dell’età del bronzo (Foce e Valle dell’Astura dove ancora torre-astura-photo-by-sergio-andreatta.jpgquest’estate (2009) l’erosione marina ha portato casualmente alla luce, completa dei suoi corredi funerari, la tomba dell’ “uomo di Nettuno” risalente a 5.000 anni fa) e con essi la ciclica storia delle loro civiltà stanziali o di passaggio, del loro modo di vivere e sopravvivere, di esprimersi nella ricerca di una casa, nell’edificazione su un’altura incombente sopra un filo di acqua corrente di un grumo di capanne e poi di case sempre più solidali nello scopo difensivo (villaggio), nella costruzione di manufatti o di arcaici santuari (come la Mater Matuta a Satricum – Le Ferriere) necessari all’affermazione di un popolo perché attraverso il rito e l’attrattività  religiosa si imponeva il legame politico, il consolidamento e il rispetto della regola civile. Ma con questo siamo già entrati nella più certa porta della storia, ora in grado di focalizzare l’attenzione sui popoli insediati nelle nostre parti dal VIII sec. a.C. fino alla caduta dell’Impero romano d’Occidente (476 d.C.), dagli Etruschi ai Volsci e alla più grande civiltà latina (Latium vetus tra la foce del Tevere e il Circeo: incisa sul lapis satricanum la stessa origine della lingua latina ) e romana. Affacciata sul Foro Romano ancora al tempo di Augusto era la tribuna dei rostri ornata con gli speroni di bronzo tolti alle navi dei Volsci nella decisiva battaglia per il predominio combattuta davanti alle coste tirreniche alla fine del IV secolo a.C. Epoche storiche di cui la scienza moderna, col suo approccio interdisciplinare, è in grado di leggerne i documenti verbali e non, di interpretarli intorno all’essere, nel prevalere o nel soccombere, di un popolo…

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L’interessante itinerario pre-istorico ha previsto sistematici momenti d’aula con le lezioni condotte dal prof. M. La Rosa che si è avvalso delle nuove tecnologie per proporre visioni e documentazioni frutto delle più recenti indagini stratigrafiche e ricerche archeologiche. Poi le visite sul campo dei docenti e, quindi, a cascata degli alunni della nostra istituzione scolastica. La dott.ssa Annamaria Borrelli, laureata in giurisprudenza e insegnante nel IV Circolo didattico, che coltiva da sempre uno spiccato interesse per questi temi ha redatto un significativo diario di bordo sulla parte del corso di formazione più propriamente riferita al “territorio pontino nella preistoria”, lo ha sottoposto (arricchito di sue originali e pregevoli annotazioni) alla supervisione del prof. La Rosa venendo incoraggiata a pubblicarlo. Un modo giusto per non disperdere nel vento le nostre ceneri culturali e per sottolineare la bontà della scelta metodologica e didattica della ricerca-azione che attraverso le inferenze con fattori cognitivi, emotivi e affettivi personali e poi attraverso l’esperienza diretta della visita ai siti archeologici ha stimolato diverse operazioni mentali sui medesimi contenuti aprendo una finestra di apprendimento significativo ed indelebile.  Noi vorremmo che tutte le scuole della Provincia di Latina avessero la stessa intenzione e possibilità di percorso, dalla formazione dei docenti alla visita/fruizione dei siti archeologici pontini da parte degli studenti. Una possibilità didattica che nell’ambito del P.O.F. (Piano dell’Offerta Formativa) è pure concessa dalla quota di curricolo da devolvere alla conoscenza e alla valorizzazione culturale del proprio ambiente negli aspetti e per le dimensioni che lo contraddistinguono. Il lavoro di Annamaria Borrelli può costituire, in questo senso, un utile strumento di consultazione. 

Sergio Andreatta psicopedagogista e dirigente scolastico del MIUR – USR per il Lazio.

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25th Dic, 2009

Natale 2009

Tuttavia, la particolare e intensa atmosfera spirituale che circonda

il Natale si è sviluppata nel Medioevo, grazie a san Francesco d’Assisi,

 che era profondamente innamorato dell’Uomo-Gesù, del Dio-con-noi.

Il suo primo biografo, Tommaso da Celano, nella Vita Seconda racconta

che san Francesco ‘al di sopra di tutte le altre solennità celebrava

con ineffabile premura il Natale del Bambino Gesù,

e chiamava festa delle feste il giorno in cui Dio, fatto piccolo infante,

aveva succhiato a un seno umano’

(Fonti Francescane, n°199, pg 492)”

Benedetto XVI(Udienza Generale di mercoledì 23.12.2009)

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Notte alba di luce (photo by Sergio Andreatta).

Esmeraldas: se cambi la vita di un bambino, cambi la tua.

Le mani missionarie della veneto-pontina Madre Camilla Andreatta in Ecuador.

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Carissimi,

Più in fretta di sempre quest’anno arriva il Natale, con il lavoro che si è accumulato durante le mie vacanze estive in Italia non mi sto accorgendo del frettoloso passare del tempo. Il Natale, la data più importante della storia, … ed io mi sento di augurare a tutti Voi e alle Vostre famiglie: pace, serenità, dialogo, speranza e comprensione.

Si racconta che quando, all’inizio della II Guerra Mondiale, stava ormai per iniziare l’invasione dell’Europa da parte degli Alleati con 3.000 navi, 11.000 aerei e 3 milioni di soldati, un ranger americano si rivolgesse al generale Dwight D. Eisehover esclamando: “Oggi è il giorno più grande della storia!” ma che richiamandolo in sé il Comandante Supremo subito lo correggesse così: “Il giorno più grande della storia fu e sarà sempre il giorno in cui è nato nostro Signore Gesù Cristo”.

Gesù Cristo, l’Unico Essere umano alla nascita avesse già scritta la sua storia con secoli di anticipo. Il profeta Isaia aveva annunciato che sarebbe nato da una Vergine. Il Profeta Michea che sarebbe nato a Betlemme. E così, moltissimi dati della sua vita sono stati annunciati con anticipata precisione dai profeti. L’angelo Gabriele preannunciò a Maria che il Bambino si sarebbe chiamato Gesù e che il suo “Regno” non avrebbe avuto termine. Nacque nel villaggio di Betlemme durante il Censimento indetto dall’imperatore Augusto, secondo la tradizione in una grotta, nel silenzio di una notte di freddo …

E questo silenzio mi richiama un altro silenzio … Quello delle lunghe notti senza elettricità qui in Ecuador. Da più di un mese, infatti, il razionamento dell’energia elettrica ci obbliga ad una oscurità non voluta, solo illuminata dalla tremula fiammella di una candela come nei nostri tempi andati. Tutt’intorno è silenzio, tacciono le e TV, l’abitualmente l’allegra musica latino-americana. In lontananza si ode soltanto l’abbaiare di un cane. Ormai non piove da mesi e questo ha fatto sì che si prosciugasse il bacino idroelettrico che ci riforniva di energia e, purtroppo, con l’oscurità così aumentano i furti e le violenze. Le strade di Esmeraldas diventano insicure e impraticabili.

Io continuo nel mio lavoro missionario al Centro Asistencial “Madre Anastasia”, continuando ad arricchirmi di esperienza spirituale e umana … E di speranza.

Il progetto “Educamy, adozioni a distanza, continua. Continuano così pure Avevo Fame, cibo settimanale per 50 famiglie, un progetto che ora è stato inserito nella Caritas parrocchiale.

Vaso Rotto, Gastro-armonia, Salus infirmorum: Vaso Rotto: Assistenza medica a 32 ragazzi e a 52 adulti epilettici, schizofrenici o diversamente abili; Gastro Armonia: Biopsia gratis a coloro che soffrono di gastriti e ne hanno bisogno. Salus infirmorum: ho voluto denominare così questo progetto di aiuto ai poveri che non possono comprarsi le medicine per cui noi, a volte, rappresentiamo per loro l’ultima speranza di cura.

Ed eccovi, come ogni anno di questi tempi, il Resoconto economico di questi 5 progetti per quei molti di Voi che hanno collaborato perché potessimo realizzarli ed io non ho, perciò, che una sola calorosa, riconoscente parola da dirvi: Grazie!

PROGETTI REALIZZATI

EURO

Educamy: Adozioni a distanza E Sostegno per:

157 bambini delle Elementari

20.185,71

112 studenti delle Medie

19.028,57

77 studenti del Liceo

14.300,00

54 Studenti Universitari.

12.342,86

Vaso rotto: cure sanitarie:

32 bambini per ortopedia e medicina

5.284,29

52 adulti per medicina.

5.720,00

Gastro Armonia: (176) biopsie.

2.734,24

Salus Infirmorum: medicine gratuite per i più poveri. 

5.414,45

Avevo fame: concorso Alimentare:

viveri settimanali per 50 famiglie

7.788,57

Totale Euro

92.798,69

                            Totale Dollari

129.918.17

Che il Signore ci benedica e conceda a tutti noi un sereno Anno Nuovo, ci dia la grazia di venire ancora, a noi di essere come la Stella dei Re Magi, testimonianza di vita per cui possiamo indicare agli altri la Strada, indirizzarli e condurli alla presenza del Bambinello.

Venga il 2010 per tutti carico di salute, serenità, pace e grazie abbondanti per le nostre famiglie.

Con affetto sincero e sempre riconoscente,

Sr. Camilla Andreatta

Apartado 08-01-0065 * Esmeraldas Ecuador

educamy@andinanet.net

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finzy.jpgFinzy, un fumetto educativo.

La Guardia di Finanza pontina incontra gli alunni delle Scuole di Borgo Isonzo per parlare di legalità.

di Sergio Andreatta

Arriva nelle scuole elementari, e tra i più piccoli dell’infanzia, non con la pretesa di insegnare ma per provare a condurli per mano sulla strade della legalità. E’ Finzy, la simpatica mascotte della finzy-gdf-latina-nelle-scuole-di-borgo-isonzo.JPGG.d.F., che dopo essersi autopresentata comincia subito a destreggiarsi nel 1° episodio del fumetto ne “Il furbo venditore ed i giocattoli pericolosi”, nel 2° ove tenta di risolvere “Il caso del bancomat scomparso”, nel 3° con il “Salvataggio in mare”, nel 4° quando interviene “Sulle tracce di Hackerstein”, nel 5° infine si propone ai più piccoli della scuola dell’infanzia con un invito: “Gioca e colora con Finzy”. L’incontro con la Guardia di Finanza, rappresentata dal magg. Angelo Pisani e da altri due suoi collaboratori (S. Miriello e F.Caputo) del Comando Territoriale di Palazzo M di Latina, promosso in concerto con il consigliere comunale Andrea Palombo, è avvenuto nelle finzy-lezione-di-legalita-a-borgo-isonzo.JPGScuole Alessandro Manzoni e Carlo Collodi di Borgo Isonzo giovedì scorso. Dopo l’iniziale intervento del magg. Angelo Pisani l’esposizione del maresciallo aiutante Salvatore Miriello è stata frammezzata da tante domande interessanti e senza imbarazzi come sanno fare soltanto i bambini. Il dirigente scolastico Sergio Andreatta, agganciandosi al P.O.F. del IV Circolo didattico di Latina e al suo motto “Per Regola e Progetto”, dopo aver ringraziato la G.d.F. per la sua operosità istituzionale e per l’iniziativa ha ribadito brevemente ai suoi alunni l’importanza di osservare sempre la legalità che nel piccolo di un’aula diventa la quotidiana osservanza delle “regole condivise” senza lasciare mai spazi e ossigeno ai bulli che pure si finzy-mascotte-gdf.JPGmimetizzano in ogni situazione. La G.d.F. ha portato in dono ad ogni bambino una copia del fumetto, per i più piccini dell’albumino da colorare, e soprattutto… tante caramelle e cioccolatini nella fantasiosa forma del suo stesso stemma, la nota e secolare fiamma gialla del Corpo. Insomma un buon incontro… in ogni senso.

Il risveglio nella solitudine

La ricerca del silenzio.

di Sergio Andreatta

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Valori del silenzio e della solitudine… Il silenzio di un cercatore di se stesso (Diogene, Socrate, …) o di un cercatore d’oro lungo i greti di un fiume della nuova frontiera americana o della Valle d’Aosta, di un navigatore solitario per le rotte dell’Atlantico, di uno scalatore dell’Everest, il silenzio di un eremita (Padre Luciano Proietti dell’Eremo di S.Egidio di Frosolone), tutti i silenzi immaginabili e quelli non, se elettivi e non condizionati da altro da sè, possono rappresentare un’occasione unica di liberazione della propria personalità e di autorealizzazione significativa.

   seward-johnson-il-risveglio-photo-by-sergio-andreatta-2009-2.jpg

Ama il silenzio la gente non comune in cerca di elevarsi che sa diventare capace di stare da sola senza morire di noia, senza soffrirne. Ogni silenzio, ogni solitudine ha, beninteso, la sua motivazione e si incanala un po’ alla volta in una sua espressione, spesso non verbale. Ogni solitudine, anche quella in varianti non silenziose, ha la sua psicologia (Antonio Lo Iacono, Psicologia della solitudine, Editori Riuniti). Ma una solitudine ponderata, liberamente scelta non può aver mai, comunque, i connotati di una fuga da qualcuno o da qualcosa, dai problemi, dai tormenti. Perchè se uno abbraccia, ad esempio, la vita religiosa, magari monastica o magari anche missionaria per sfuggire più lontano, per sfuggire ad una profonda delusione d’amore o di vita d’altro genere, ha solo creduto di spostare il suo orizzonte, in realtà dentro di lui al tormento non subentrerà mai l’estasi a meno di una vera conversione successiva, di una vera pacificazione interiore. La solitudine scelta può essere, al contrario, l’occasione per incontrare se stessi nel silenzio, per conoscersi meglio, per accettarsi quali si è. “Nosce te, nosce te ipsum“, “conosci te spesso” raccomandava Platone  (Protagora) e così anche si trovava scritto come ammonimento, secondo i Sette saggi, nell’epigrafe posta sul frontone del tempio di Delfi. Conoscersi oltre gli inganni e le apparenze effettuali, nella storia personale ricercare l’essenza, oltre i propri avvertiti limiti magari in Dio, se in lui la si pone. “Silentium!” trovo inciso in una parete di fondo del chiostro cistercense dell’Abbazia di Valvisciolo, se non avesse un valore riconosciuto e condiviso, se non fosse per favorire l’ascolto della voce che sale dal cuore quel messaggio solo formale, di Regola, non avrebbe senso.

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Un percorso di solitudine nel silenzio non può confondersi con il solo gesuitico “esercizio spirituale” della durata di un mese una volta nella vita o con qualcosa di simile, o di terapeutico che pur esiste anche per una visione laica, ma con la sistematica pratica dell’esame di coscienza e dell’autoanalisi per far riquadrare i conti con se stesso prima di ripartire per l’ambaradàn (che non è solo confusione e trambusto ma diventa oggi vera e propria battaglia esistenziale) del giorno dopo. E’ noto, però, come per molte persone non ci potrebbe essere maggiore sofferenza di quella cagionabile dalla solitudine. Esse si sentirebbero perse nel deserto, disorientate; in affanno quando, per una qualche causa di forza maggiore, ci capitassero anche solo momentaneamente. Così per distrazione o per abitudine ci si circonda del superfluo, di tutti i possibili ammennicoli tecnologici votati a fuorviare da se stessi o magari anche di una rete di pseudoamici, formata da quel centinaio di persone su Facebook, che tutti abbiamo. Poi quando arrivano le feste di Natale o le ferie conosciamo persone che piombano nel disagio più profondo, nel vuoto per la mancanza di “maniglie”, di quelle rigide certezze (di Tullio Tentori cfr.: Il rischio della certezza) e di quegli effimeri organizzatori temporali e sociali offerti dal “gruppo di pari” o dal ritmo del lavoro e dai rapporti d’ufficio. Talvolta anche la religione funziona da organizzatore ausiliario, tale da offrire delle comode maniglie in questo senso. Ma la più dolorosa e penosa di tutte le solitudini esistenziali è quella meno apparente, quella che si riempie la giornata di rumori, di presenze immaginarie o pseudo-relazionali come quelle offerte dal bombardamento della TV o dallo stesso PC che al massimo possono offrire un surrogato di interattività fredda, senz’anima. C’è, quindi, la solitudine che non vedi, non senti e che stenti a pensare, la solitudine propria degli iper-attivi che si riempiono di tutte le iniziative possibili, che diventano animatori degli altri, che spesso si prodigano anche nel volontariato per gli altri. Questa è la solitudine di coloro che si ritengono indispensabili in ogni situazione e che non vedono che “di persone insostituibili sono piene le fosse” come diceva Clemanceau. Questa solitudine dei sempre-indaffarati-in-tutto è davvero la più subdola, un vero male oscuro che pervade tutti i meandri più carsici della loro anima, seppure l’impegno sul momento li gratifichi, e che spesso contagiosamente si trasmette a chi gli sta intorno. Una solitudine che, se non sono pronti a rialzarsi con una valida e motivante alternativa, quando soprattutto vanno in pensione, dopo tanti anni di intensità, (mio obiettivo o mia condanna imminente), diventa una reazione neurobiologica, forse una vera e propria chimica cerebrale, che può isolarli e consegnarli al baratro della depressione e al crack (John Cacioppo e William Patrick, Solitudine: la natura umana e il bisogno delle relazioni sociali, USA). Questa breve riflessione sulla solitudine mi è frullata in mente per un innesto di pensieri (dopo altri in occasione della mia presentazione del libro di Luciano Proietti “Elogio della vita solitaria”) con l’odierna lettura, in Chiesa Pontina, dell’articolo di Daniele Efficace e degli amici di “Camminoinspes” sempre alla ricerca di quel mitico “deserto” che gli può riposizionare l’esistenza sulla base della road-mapp spirituale di cui si sono muniti. Tra loro alcuni aspiranti diaconi che hanno scelto la chiave telogica per l’interpretazione e la soluzione della loro esistenza. © - Sergio AndreattaRiproduzione Riservata. 

P.S. Ho usato scientemente “gli” per “loro, a loro” perchè Tullio De Mauro mi ha finalmente convinto che ora si può usare.

“Alfabetizzazione motoria nelle scuole elementari”

Arrivano due ore settimanali di educazione fisica.

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di Sergio Andreatta (articolo e foto). 

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latina-miniolimpiadi-4-photo-by-sergio-andreatta-www-quartocircolo-it.JPGAl gioco si riconosce un ruolo primario e non casuale, di fondamentale importanza, per la crescita evolutiva dei bambini. L’educazione fisica punta ad organizzare nello spazio di un cortile o di una palestra della scuola primaria, là dove si ha la fortuna di averla, questo bisogno di muoversi e di agire dinamico in presenza d’altri compagni nella complicità e solidarietà o anche nelle opposizioni e nelle interferenze. Il movimento nel bambino assume una particolare importanza per il suo sviluppo motorio e psicomotorio, lo sottolineano molti autori tra i quali Huizinga e Caillois, o pedagogisti e psicologici come Piaget e Freud.

latina-miniolimpiadi-20-photo-by-sergio-andreatta-www-quartocircolo-it.JPGNel libro “l’allenamento ottimale” Weineck indica come allenare le capacità coordinative e condizionali dei piccoli, proponendo una serie di esercizi a carattere ludico basati soprattutto sul “rincorrersi” ed “acchiapparsi” tipici dei bambini.

Quindi i giochi nella scuola primaria devono esser ricchi di queste situazioni motorie: correre, schivare, accelerare, frenare, prevedere cambi di direzione che richiedono al bambino un impegno motorio elevato, anche dal punto di vista nervoso, a volte anche più che nello stesso sport.

latina-miniolimpiadi-21-photo-by-sergio-andreatta-www-quartocircolo-it.JPGLe attuali Indicazioni Nazioni per il Curricolo di Scuola dell’Infanzia e Primaria sembrano recepire, almeno in teoria, l’importanza dell’attività motoria nei bambini. In pratica questo non avviene per la mentalità didattica corrente che privilegia ancora la lezione verbale e per le incompetenze delle maestre. Le ore di attività motoria sono poche, le maestre non hanno sufficiente preparazione. I giochi da cortile, durante i 20’ giornalieri di ricreazione, possono essere un valido aiuto nell’acquisizione delle capacità coordinative e condizionali nell’età evolutiva ma non possono pretendere di sostituire un progetto di educazione fisica che deve essere svolto con ben altra sistematicità nella scuola.

latina-miniolimpiadi-10-photo-by-sergio-andreatta-www-quartocircolo-it.JPGL’educazione fisica non è una disciplina minore anzi, per la sua capacità di attrattiva, la sua pratica, caratterizzata da aspetti ludici, diventa un tempo divertente e ricercato dai bambini delle elementari. Un tempo, purtroppo, non sempre garantito. Da almeno 43 anni, da che come psicopedagogista (insegnante, direttore didattico, dirigente scolastico) mi occupo di questioni e problemi di educazione e di didassi nella scuola pubblica italiana, latina-miniolimpiadi-22-photo-by-sergio-andreatta-www-quartocircolo-it.JPGvado praticando e diffondendo questa idea: l’educazione fisica o motoria, o meglio ancora psicomotoria come da un pò la si va chiamando, è una pratica essenziale ad un equilibrato sviluppo auxologico, oserei dire psicofisico, del bambino della scuola dell’infanzia e della scuola primaria, insostituibile quasi tanto quanto il cibo di cui egli si nutre. E come il buon genitore sta sempre attento a quello che il figlio mangia, senza lasciare che sia indotto in tentazione dalle tante variopinte offerte (spesso vere schifezze) che si trovano in commercio, così la buona scuola deve stare attenta a proporre percorsi motori di base che assecondino il bisogno dinamico di movimento e di gioco tipico di questa fascia di età ma anche una curata prevenzione agli insidiosi paramorfismi, dimorfismi. latina-miniolimpiadi-3-photo-by-sergio-andreatta-www-quartocircolo-it.JPGCorrere, saltare, rotolarsi, arrampicarsi, provarsi in giochi preagonistici di squadra, col pallone o senza, ma anche in calibrate gare agonistiche è una necessità, una misura contro la sedentarietà ove domina la seduzione dei giochi elettronici, non tanto purtroppo della lettura, e contro il rischio sempre più diffuso tra i ragazzi dell’obesità da merendina. Nel 1980 Sergio Andreatta e Serafino (Saro) Borgia, perché particolarmente motivati e nella loro qualifica di direttori didattici delle scuole statali di Sezze, partecipavano per la latina-miniolimpiadi-2-photo-by-sergio-andreatta-www-quartocircolo-it.JPGProvincia di Latina ad un interessante Corso di Formazione al Foro Italico di Roma promosso dal CONI e dalla FIGC, settore giovanile. In conseguenza, presso il Palazzetto dello Sport di Latina,  venivano implementate due iniziative del Provveditorato agli Studi di Latina  per la formazione di insegnanti elementari, progetti strutturati e diretti da Andreatta e Borgia e tenuti, oltre che da loro stessi, da valenti professionisti di varie discipline. Le insegnanti così formate avrebbero introdotto una ventata di novità e piacevolezza all’interno della scuola elementare pontina. Con una di esse, Raffaella Perrelli, una volta direttore didattico titolare dal 1992 del IV Circolo di Latina, avrei indetto e organizzato (distaccandola permanentemente  dalla classe a beneficio dell’intero Circolo latina-miniolimpiadi-5-photo-by-sergio-andreatta-www-quartocircolo-it.JPGdidattico) le MiniOlimpiadi per i ragazzi delle elementari e le BabyOlimpiadi per i bambini delle scuole dell’infanzia. Un grande successo, utile e divertente, che si ripete ancora ogni anno. Un progetto di durata annuale, ora portato avanti da Sonia Lungo laureata in scienze motorie, che trova sbocco a maggio di ogni anno in una manifestazione ludico-sportiva nei plessi, nelle palestre scolastiche e al Campo Coni di Latina. Tuttavia anche questa è una iniziativa, se non effimera almeno per noi, sporadica, lasciata alla volontà di poche persone e certamente non valida per tutta la scuola primaria pontina, laziale e italiana.

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Ora, da questa constatazione di importanza e di mancanza, e anche da quella di tanta latina-miniolimpiadi-6-photo-by-sergio-andreatta-www-quartocircolo-it.JPGprecarietà e disoccupazione tra i diplomati dell’ISEF e i laureati della Facoltà di Scienze Motorie, nasce il progetto pilota voluto da MIUR e CONI, un progetto da 5 milioni di spesa. Si chiama “Alfabetizzazione motoria nelle scuole elementari”, partirà da febbraio prossimo e per ora riguarderà 1000 istituti, 250mila alunni e 1000 operatori esterni laureati in Scienze Motorie o diplomati all’Isef. Presentando il progetto il ministro Mariastella Gelmini ha così dichiarato:”E’ un’iniziativa che colma una lacuna: la mancanza alle elementari dell’educazione fisica, fondamentale per combattere sedentarietà e obesità, oltre che il bullismo”. Dal 2010 al 2013 questo progetto, destinato ad irradiarsi, capillarmente dovrebbe coinvolgere tutte le scuole italiane. Dopo averlo a lungo auspicato, lo spero vivamente. © - Sergio Andreatta Riproduzione Riservata.

 

 

Ripicchiozzo *

wpit88x31 Un libro di Antonio Campoli e Giuseppe Di Prospero.

campoli-di-prospero-photo-by-setinoit.jpgRipicchiozzo” non è una delle tante, non ben comprese, parolacce volgari in circolo ma il suggestivo nome del gruppo vocale e strumentale popolare sezzese diretto dal maestro Giuseppe (Pino) Di Prospero. “Ripicchiozzo” è diventato anche il titolo dell’ultimo libro di Antonio Campoli. In realtà il versatile e prolifico autore vernacolare questa volta ha lavorato a quattro mani con Di Prospero, musicista e direttore della Corale San Carlo da Sezze, che ha curato l’ampia sezione musicale. Si tratta, infatti, di una raccolta di ballate, stornelli, serenate, canti alla poeta, canti a dispetto, in ripicchiozzo-antonio-campoli.jpgdialetto sezzese. Una raccolta di trascrizioni su pentagramma, frutto di una ricerca mai tentata prima, cui hanno collaborato per le ricerche dei testi e delle musiche Luisa Fanella, Rita Arcese, Alberto Filigenzi oltre lo stesso Di Prospero. A corredo un prezioso CD che contiene tra gli altri i seguenti brani:“Se mi u fa gl’iamoro”, “Tocca, tocca”, “Ricordo di Peppo”, “Venite a Sezze”, “Stornelli setini” (I serie), “Stornelli setini” (II serie), “Etturallalla”, “Zirolo, zirolo là”, “Peppalacchio”, “O Sezze bello”, “Milogranato”, “Ara, Rosello mio”. Sezze Romano è un antico paese, del IV secolo a. C., in bella posizione su una balaustra a 300 m. dei Lepini, affacciato sopra l’agro pontino, i grattacieli di Latina e il Mar Tirreno. Nei giorni migliori, quando il cielo è più terso per la tramontana, la vista che normalmente si posa sul Circeo si spinge fino ad abbracciare le Isole Ponziane. In questa isola autoglotta che è Sezze, del tutto tipica, dove domina il proverbio curioso e un po’ autoironico di “Sezze, Suso (sua frazione) e Siena, madre della lingua italiena” (e oggi forse anche… rumena)  alcuni cultori locali, tra cui il colto avvocato Renato Sauzzi (Sezze e il suo dialetto, Comune di Sezze, 1987) si sono spesi e si spendono tuttora per mantenere viva la fiammella della cultura popolare. E se per la musica non possiamo dimenticare la grande cantante Graziella Di Prospero, per la poesia il mentore è senz’altro Antonio Campoli, noto avvocato, già vicepretore, ma più ancora pronunciatamente poeta (più che nella) della sua lingua madre cui, scrive Tullio De Mauro (in Lingua e dialetti), “è opportuno guardare… senza ostilità ma con curiosità e rispetto”. Le sue opere precedenti (La fontana di Pio IX (1981), Tibbo Tabbo (1986, sonetti sezzesi di cui uno dedicato anche a me* (“Foglie Morte” a pag. 24) all’epoca direttore del I Circolo didattico di Sezze), La Calandrella (1999) danno la caratura di questo singolare personaggio. Ora rimaneva, però, ancora qualcosa da salvare prima che, per la caduta del tempo, il patrimonio si disperdesse definitivamente giù per le Coste di Sezze. C’era da salvare un patrimonio di musica popolare fatta di sentimenti genuini per ogni più importante occasione della vita, emozioni rivestite di note elementari, di arie alcune sicuramente originali altre meno perché acquisite per successiva contaminazione da altre realtà musicali d’Italia. A favorire l’acquisizione di altre musiche c’era stata la coscrizione militare obbligatoria e la chiamata al nord dei giovani soldati setini per la Grande Guerra (1914-18) e poi la mussoliniana Bonifica integrale delle Paludi pontine (1931-’34) che aveva attratto, non senza qualche invidia, moltissimi coloni dal Veneto, dal Ferrarese e da altre province d’Italia. Le frequentazioni e poi i matrimoni misti, dopo il guardingo e un po’ diffidente iato di una generazione, avevano contaminato per il resto shakerando e fondendo canti e tradizioni. Ma prima ancora tra il 1875-’80 c’era stato l’approdo migratorio dei Ciociari, taglialegna e lestraioli provenienti dalla Campagna dei paesi del Verolano e del Sorano, spinti verso la Marittima dal bisogno di lavoro come testimonia una lapide sul frontale della Chiesa Nuova a Suso. La popolazione di Sezze, ancora cent’anni fa, era costituita da nobili pochi e sparuti (Pacifici De Magistris, ecc…), alcuni borghesi, molti popolani, artigiani e contadini anche, in stragrande maggioranza, della più bassa condizione dove soltanto possedere una “cesa”, un asino e un caretto poteva diventare un partito davvero “matrimoniabile”.

“… Ma se pe’ l’Aggiariccia, la Cesa nu la tì,

se ‘n tì i caretto e gl’asino, a casema ‘n ci venì”.

Nella canzone di Cintruta e Pappino questi tre elementi (la cesa, il carretto e il mulo) potevano così suggellare, in una società ancora prevalentemente contadina, l’ottimale sposalizio di due giovani sezzesi.

ripicchiozzo-photo-by-setinoit-2.jpgOra con questa raccolta di canti popolari  si scopre un grande valore culturale, morale e pratico. “Culturale” perché rappresenta antropologicamente bene il modo di essere, di apparire e di esistere del paesano delle passate generazioni; “morale” perché recupera in una tradizione artistica in via di estinzione gli argomenti poetici della giovinezza e dell’innamoramento, gli aspetti più genuini e più diversi dell’anima popolare; “pratico” perché propone e vuole addestrare al coro partendo dal genere melodico più semplice, spontaneo, puro, come quello che sboccia dal cuore dell’anonima folla. Di contro alle “barbare intrusioni e deviazioni musicali” del rock anche nostrano così tanto in voga ci viene qui riproposta l’unità tonale e il senso ritmico, vera natura e anima musicale, di un popolo mediterraneo della collina lepina.

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ripicchiozzo-photo-by-setinoit-3.jpgDopo quella di Sezze, un’altra presentazione del libro è avvenuta nei giorni scorsi a Latina al Teatro Amilcare Ponchielli annesso alla Scuola Media Statale “Alessandro Volta” diretta dalla prof.ssa setina Giuliana Di Veroli. Sono intervenuti tra gli altri il dr. Bruno Raponi, presidente emerito del Tribunale di Latina che ha curato anche l’introduzione, l’avv. Angelo Palmieri, la Compagnia dei Lepini, il dott. Luigi Martino presidente del Rotary Club “Monti Lepini”, la sig.ra Antonella Brusca presidentessa del Centro Studi “S. Carlo da Sezze” e il dott. Franco Borretti presidente dell’Associazione culturale “Nuova Immagine” di Latina. Di fronte alla folta e partecipe comunità di sezzesi a Latina si sono esibiti il poeta Antonio Campoli nella declamazione, incorniciata da gustosi commenti, di alcune sue poesie e il gruppo musicale “Ripicchiozzo” che ha eseguito alcuni dei canti incisi nel compact disc allegato al libro. Un’opera illustrata con significative fotografie in bianco e nero che documentano la Sezze che fu, didascalie di famiglie, cerimonie, stati, situazioni, viste panoramiche che, pur nel rarefatto ricordo, suscitano ancora sopravviventi emozioni. © - Sergio Andreatta – Riproduzione riservata.

* FOGLIE MORTE

di Antonio Campoli

(pag. 24 di “Tibbo Tabbo”, Angeletti Editore, Sezze, 1986).

 Sonetto sezzese dedicato

A Sergio Andreatta

Un direttore didattico poeta:

ça n’éxiste pas” avrebbe detto Desnos.

Non conosceva il nostro amico.

Agli arbri di San Pietro ci ha rimasta

ca’ foglia gialla pinnichenne a fiocco:

gli vento a una a una se le crasta,

le otra pe’ la piazza e pe’ Sa’ Rocco,

 

le sfionna a le Scalelle cumme a bocco

puro si cacheduna dice: “abbasta!”,

isso l’aiazza a bbénda e lòcco lòcco

le sparpaglia, ci zoffia, l’accatasta.

 

Gli vénto ‘n zente storie perch’è surdo;

l’arabbidina, se le porta a spasso,

le strascina, l’attorce ‘ntisto e ‘ngurdo.

 

Senza riiminto, panonte, stracciate,

se fermeno sbattenne pe’ Quatrasso

e murun’accusì tutte acciaccate.    

 

La similitudine col vento

una colta appropriatezza con il mio carattere.

(Sergio Andreatta)

* “Ripicchiozzo”: termine setino, non presente nel dizionario di Sauzzi, dal significato un pò oscuro e ambivalente. La signora Giancarla Molinari, docente nella scuola “Alessandro Manzoni” di Borgo Isonzo me lo riferisce, in dissonanza col Campoli, al ripetersi di un evento negativo e anche un pò spiacevole. In quest’accezione abbinarlo al recupero di una tradizione può, forse, avere quel significato espressivo carico di autoironia di cui i sezzesi, come il comico televisivo Martufello, sono considerati insuperabili maestri. Ma se il significato fosse un altro, vi pregherei di segnalarmelo. Grazie.

Un anziano contadino, cui tale conoscenza è stata tramandata direttamente da suo padre, tramite l’insegnante Rosa Santia della scuola G.Paolo II di Latina mi fa sapere che ripicchiòzzo (con la ò chiusa) ha il significato di “scorta”alimentare cui una casalinga di Sezze, prima dell’avvento del frigorifero, andava ad attingere dopo aver esaurito tutte le normali provvigioni.

Ma per l’on. Titta (Giovanbattista) Giorgi, presidente dell’ASTRAL, ha il significato di bonario rimprovero dopo una bricconata.