Madre Camilla Andreatta, t-shirt rossa e sombrero, festeggiata nel Centro Medico Missionario di Esmeraldas che dirige nel giorno del suo 81° compleanno. (Segue Lettera di Natale 2020):

Carissimi Amici e Benefattori,
un altro anno é passato e purtroppo non è stato dei più felici. Il coronavirus ci ha lasciato e, purtroppo ci lascia, ogni giorno più tristi.
A distanza di un mese dall’Italia il coronavirus è arrivato anche qui. La citta più colpita è stata Guayaquil, a 500 Km. da Esmeraldas. Si sono contate molte vittime, tante delle quali lasciate morte per strada perché le ambulanze non erano sufficienti a portare i morti al cimitero. Una situazione tristissima.
Tante persone amiche se ne sono andate; altre, chiuse in casa, temono il peggio. Purtroppo vi è anche chi pensa che non sia più necessario rispettare le misure di biosicurezza ma questa indisciplina della popolazione aggrava la situazione e aumenta il numero dei contagi. Qualcuno si ostina a non rendersi conto che la battaglia contro il virus non è terminata, la pandemia continua. E la speranza va posta nei comportamenti prudenziali di ciascuno e nella vaccinazione…
Per altro, come abbiamo risolto il tema delle adozioni? La scuola sarebbe dovuta iniziare il 13 aprile. È ancora chiusa e i ragazzi sono a casa dal mese di febbraio quando hanno iniziato le vacanze. Abbiamo dovuto adeguarci al sistema scolastico attuale. Anche qui, come in Italia, maestri e maestre lavorano on line per la programmazione didattica che inviano giornalmente al Direttore o al Preside per essere previamente approvata prima di essere inoltrata ai genitori
Stanno lavorando in questo modo dal mese di aprile per non far perdere ai bambini e ai giovani la possibilità di continuare a studiare. Devo dire che anche i genitori si sentono impegnati e stanno collaborando.
Purtroppo alcuni studenti non hanno accesso a questi strumenti moderni. In citta si è manifestata una grande solidarietà, chi ha aiuta chi non ha, cioè un aiuto reciproco per poter presentare i compiti. Purtroppo le zone rurali, dove non arriva internet, sono rimaste tagliate fuori. Registro una nota positiva, la grande voglia che hanno i ragazzi di studiare. La maggior parte sentono la mancanza dei loro compagni di classe e sperano che presto, molto presto termini questa pandemia e tutto ritorni alla normalità.
Purtroppo le situazioni di povertà stanno aumentando a dismisura nella società. Molti hanno perso il lavoro; così chi faceva un lavoro ambulante non pu6 più farlo, per cui la famiglia non ha da mangiare e la delinquenza è aumentata.
La maggior parte dei nostri alunni ha usato l’aiuto economico che voi mandate non per comprare l’uniforme o quaderni o il trasporto scolastico ma per pagare il servizio internet e qualche volta per comprare anche il cibo per la famiglia.
Frequentano, con presenza virtuale 108 bambini delle elementari, 49 delle medie e 21 liceali.
Spero che tutti voi stiate bene in questo “stravolgimento” di vita da cui, ne sono sicura, tutti ne usciremo cambiati in modo positivo: è l’occasione di ritornare alle “cose” che contano veramente e renderci conto che gli avvenimenti della vita sono condotti da un Altro cui non possiamo dare colpe ma che ci ricorda che l’uomo non è padrone né controllore della vita.
Nel nostro Centro Medico è notevolmente aumentato il lavoro. Stiamo dando alla gente la possibilità di fare la prova di COVID-19 a un prezzo agevolato e accessibile. E, con tutte le precauzioni possibili, stiamo offrendo un servizio prezioso alla comunità.
Vi ringrazio di cuore per il bene che ogni anno dimostrate per i nostri bambini e ragazzi, per la loro crescita, la loro formazione, contribuendo con il vostro sostegno.
Ringrazio anche a nome degli adulti che aiutate nella loro malattia.
A tutti Voi un sereno Natale e un Nuovo Anno portatore di salute e armonia .
Un saluto affettuoso.
Sr. Camilla Andreatta
Missionaria Comboniana in Ecuador
18th Dic, 2020

Buon natale, Latina

Fontana di Piazza Quadrato

Buon 88° giovane Latina,

o più fedelmente Littoria/Latina, nulla di te volendo tralasciare. Nel clima natalizio dell’avvento ricorre oggi, 18 dicembre, il tuo compleanno, poco più che uno sbadiglio per una città cresciuta tanto in fretta fino a raggiungere gli attuali 130.000 abitanti, definitivamente “latinensi” ormai dopo i primi 13 anni da “littoriani”. Avevi 15 anni quando sono nato nel podere di un Borgo. La tua peculiarità era allora quella di essere una cittadina agraria, un “consorzio agrario” esteso su tutto il territorio comunale condiviso con i 14 borghi nuovi. La gente si stava ancora ritrovando appena uscita dalla martoriata guerra, dai bombardamenti sui tuoi edifici simbolo, la pianura dalla manomissione delle idrovore per scopi bellici, nel fresco ricordo di vicende particolari come lo sbarco alleato sulla costa tirrenica da Anzio a Borgo Sabotino che penetrando verso l’Appia e Cisterna si era giocato per alcune fasi anche al mio podere “769” di Borgo Bainsizza. Rassegnati alla sconfitta o liberati alla democrazia, secondo i personali punti di vista, i sopravvissuti si erano alacremente buttati sul lavoro dei campi e negli uffici alla ricerca di una normalità che avrebbe voluto nascondere le più recenti ferite dell’esistenza. E nascevano tanti bambini perché la generazione dei ventenni veneti arrivati per la bonifica aveva ripreso ad avere fiducia nel riscatto della terra e nella vita. Una ricostruzione totale dopo i tormenti. Nelle famiglie si viveva di umori contrastanti tra le prevalenti nostalgie esaltanti di alcuni e l’imprecante “damnatio memoriae” di altri e le stesse contraddizioni si vivevano nella acerrima battaglia politica della città alla fine presa saldamente in mano dalla democrazia cristiana. Ma gli impeti di questo partito portavano anche negli occhi bagliori di odio e distruzione verso tutto quello che potesse rimandare alla prima pagina di una storia ritenuta ormai più che solo sgradita. L’armonia del piano regolatore di Oriolo Frezzotti veniva compromessa per lasciar posto agli appetiti di famelici palazzinari assecondati nei loro progetti di arricchimento da politici collusi.  La bella cartolina della città ne sarebbe risultata in parte pregiudicata. La Cassa per il Mezzogiorno con la promozione dello sviluppo industriale, le conseguenti immigrazioni specie dal sud, l’espansione dei servizi fuorché il sistema stradale, la città  aggregante e sempre più solo aggregato edilizio, la riculturazione specializzata delle campagne più proficuamente votate ora a vite e kiwi e poi più recentemente le crisi, purtroppo, sia dell’industria che dell’agricoltura… Malgrado queste efelidi sul volto della tua gioventù, cui si aggiungono le inquietudini non sempre fisiologiche dei tuoi adolescenti o non più tali, la strisciante disoccupazione, il timore del covid da cui per quanto possibile ora dobbiamo continuare a guardarci,  io continuo a volerti bene, cara mia Città, e a sperare in una rinascita culturale e in una nuova classe di amministratori più attenti ai bisogni e al desiderio di benessere dei tuoi cittadini. Sergio Andreatta, 18.12.2020

Presenti in studio Sergio Andreatta e Rosamaria Pirri nella puntata dedicata all’amore, presentato a “L’Ora Solare” di TV2000 il 34° libro della scrittrice milanese. (Integrale su YouTube)

Sergio Andreatta e Rosamaria Pirri

Rosamaria Pirri e Sergio Andreatta, scrittore ed ex dirigente scolastico di Latina, sono stati recentemente ospiti negli Studi televisivi di TV2000 della trasmissione “L’Ora Solare” condotta da Paola Saluzzi. L’incontro-dibattito si voleva incentrato sul tema dell’amore. “Il nostro matrimonio è come un bel viaggio insieme” ha confessato Rosamaria ricordando, tra alti e bassi, i loro 46 anni di vita coniugale mentre sul video scorrevano alcune immagini del loro matrimonio nella suggestiva Abbazia cistercense di Fossanova. L’amore coniugale che persiste attraverso mille vicissitudini a François Mauriac sembrava il più bello dei miracoli, benché sia ancora oggi il più comune. In collegamento da Milano era presente la nota e prolifica scrittrice Sveva Casati Modignani per la presentazione del suo 34° libro “Il Falco“, edito da Sperling & Kupfer. Questo è un bel romanzo d’amore, di quelli che piacciono tanto alle casalinghe, anche perché riserva in conclusione l’atteso lieto fine. Sì, il romanzo d’amore scivola via bene per lo stile semplice e la prosa non lambiccata. Vi si narra del siciliano Rocco Di Falco, la cui famiglia, padre madre e tre figli, emigra come tante altre al nord, a Milano per lavoro. Rocco, il minore dei tre maschi, ha la fortuna di frequentare un istituto professionale e di essere ammesso subito dopo all’apprendistato in un laboratorio di occhialeria. Bravo, fidato e ambizioso, inizia così la sua inarrestabile ascesa nel mondo dell’imprenditoria degli occhiali fino a diventare in breve un top manager di caratura mondiale. In un certo senso il racconto replica la favola, vera questa, di Leonardo Del Vecchio. In preda ad una crisi di panico che lo porta fuori strada, Rocco incontra occasionalmente una studentessa universitaria, Giulietta, che gli presta soccorso e di cui perdutamente si innamorerà ma, a sorpresa alla vigilia del loro matrimonio, pur incinta di lui, lei lo abbandonerà scossa profondamente da un suo imperdonabile tradimento. L’inappagata vita sentimentale di Rocco prenderà allora altre strade rincorrendo amori alternativi e, come in continua corsa su un’autoscontro, andrà a sbattere in numerose vicende matrimoniali fallimentari finché, dopo alcuni decenni e numerosi colpi di scena, non riuscirà alla fine, ritornando sui suoi passi, a ritrovare Giulietta e a resuscitare la passione. Sergio e Rosamaria hanno frequentemente interagito con la scrittrice e hanno avuto l’opportunità di rispondere, facendolo anche con vivace proprietà, alle incalzanti domande della Saluzzi che ben sapeva pungolarli sulla loro singolare storia d’amore non rinunciando a indagare con sorprendente curiosità sulle loro “puntate” giovanili, i valori personali e la fede intesa in vari modi ma nella circostanza, soprattutto, come anello significativo testimone di fedeltà tra due persone che si vogliono bene.

29th Mag, 2020

Lucrezio, De rerum natura

De rerum natura

Tito Lucrezio Caro (va.98 – 55 a. C.),

DE RERUM NATURA, (Sulla natura delle cose), poema pubblicato postumo da Cicerone. Qui il Poeta ci trasmette il suo messaggio liberatorio e demistificante volto a spogliare il lettore da ogni falsa credenza e da ogni illusoria ambizione per porci di fronte allo spettacolo sublime e terribile della Natura. L’ Universo infinito nel suo pensiero, derivato dalla dottrina filosofica di Epicuro, Empedocle e Democrito, è retto dalle leggi di natura più che dal capriccio divino, dalla visione teologica di un mondo unico, immortale e divinamente ordinato. Sarebbe la paura della morte la madre psicologica di ogni superstizione religiosa…Torno a rileggere questo grande capolavoro, molto apprezzato nel Rinascimento e particolarmente durante l’Illuminismo, dopo quasi cinquant’anni. Il “materialista” (da materia/mater) Lucrezio per la sua morte prematura (la sua biografia ci è anche ignota) compose la sua opera oltre cent’anni prima che giungesse a Roma la buona novella del primo Cristianesimo con Pietro e Paolo e così non sappiamo quale sarebbe potuto essere il suo rapportarsi con la nuova religione giudaico-cristiana seppure in coerenza con il suo pensiero potremmo immaginarcelo. Conosciamo invece la dura condanna espressa contro di lui (adversus) quattro secoli dopo dall’illirico S. Girolamo segretario di papa Damaso I prima di ritirarsi a Betlemme per dedicarsi allo studio e alla Vulgata dal greco al latino della Bibbia («… nel tradurre i testi greci, … , dove anche l’ordine delle parole è un mistero, non rendo la parola con la parola, ma il senso con il senso“). Trovo che nell’inquietitudine dell’animo il messaggio filosofico e pedagogico di Lucrezio continui a rimanere ancora oggi più che mai inscindibilmente ancorato alla sua sublime veste letteraria. La peste di Atene ci ricorda inoltre quella in corso per il Covid 19. La morte orribile, gli affrettati funerali, la mancanza di assistenza, l’ammucchiarsi dei cadaveri insepolti, tutto il quadro sembra assurgere a potente metafora della vita umana, del suo disordine psichico, morale e sociale. L’immagine conclusiva è terribile, la folla si accalca disperatamente e combatte per assicurare ai suoi defunti una delle poche pire dove ardere le spoglie del proprio familiare. Sergio Andreatta

Nec superare queunt motus itaque exitiales / perpetuo neque in aeternum sepelire salutem // Nè valgono, i moti di morte, a prevalere per sempre, / nè a seppellire per l’eternità la spinta della vita (Lucrezio, D.R.N., 569-570). Ecco che sembra venire da lontano un insospettabile incentivo naturale a superare il Covid 19.

Tra il I ed il V secolo d. C. si scatenò nell’impero romano una lotta senza quartiere fra religioni per conquistarsi l’anima della gente. E’ quella che solitamente si chiama “crisi morale e spirituale” dell’impero romano.

Da almeno trecento anni gli studiosi tentano di risalire ai testi più antichi, se non proprio a quelli originali, del Nuovo Testamento consapevoli che i copisti dilettanti dei primi tre secoli hanno potuto compiere diversi, anche macroscopici, errori di copiatura e svisamento dalla versione precedente, specie da quella in greco, in scrittura continua e senza segni d’interpunzione oppure per l’influenza teologica dei controversi contesti “cristiani e non” in cui gli scribi operavano (protortodossi, antiadozionisti, docetisti, azionisti, gnostici separazionisti, modalisti, monifisiti, nestoriani, ariani, …). Già S.Paolo, nelle sue epistole, ammoniva contro le possibili deviazioni neanche una trentina di anni dopo il Golgota cui non aveva assistito. Il primo periodo della trasmissione orale e anche testuale (II-III sec.) fu il meno controllato, a copiare erano infatti quasi sempre scribi non professionisti (non i successivi ammanuensi benedettini, tanto per intenderci) che infarcivano le loro copie di errori, fossero anche delle loro interessate preoccupazioni apologetiche. Un qualche aporto chiarificatore provarono a darlo, tra gli altri, Ireneo vescovo di Lione che nel 180 sancì la canonicità dei Vangeli (escludendo gli apocrifi, nascosti non falsi) e Origine di Alessandria (Contra Celsum,…), costui vivendo una vita davvero singolare, controversa e clamorosa tanto da imporsi l’autocastrazione sacrificale dei testicoli. Imponente anche i contributi a difesa di Sant’Ambrogio, di Sant’Agostino e San Girolamo (con la traduzione dal greco della Vulgata). Alla fine si scopre così che anche la religione cristiana ha avuto una sua dinamica evolutiva fino al “Credo” proclamato durante il Concilio di Nicea (325) indetto direttamente dall’imperatore Costantino, dopo l’editto sulla tolleranza del 313, soprattutto per ribattere alle tesi dell’ arianesimo. Tra il I ed il V secolo d. C. si scatenerà nell’impero romano una lotta senza quartiere fra religioni per conquistarsi l’anima della gente. E in questa “crisi morale e spirituale” dell’impero romano il cristianesimo ormai sostenuto dagli imperatori finirà per affermarsi come religione di stato… “Misterum fidei”, mistero della fede, credere nell’incredibile accantonando il ragionamento filosofico e, a volte, anche l’artificio teologico, non ci sarebbe altro per un buon cristiano che si fosse innamorato di Gesù e del testamento d’amore del Vangelo… Bart D. Ehrman è un autorevole storico del Nuovo Testamento, della vita di Gesù e della Chiesa delle origini. Ha scritto numerosi saggi su questo argomento, è stato direttore del dipartimento di Studi religiosi dell’università del North Carolina… Mi accingo così allo studio, più che alla sola lettura di questo denso saggio “Misquoting Jesus” dopo “Il grande romanzo dei Vangeli” di Augias – Filoramo. Un impegno a favore della verità sui fondamenti della ” critica testuale” con riferimento alla Bibbia CEI. Sergio Andreatta (02.05.2020, ppgg. 273/273).

Pest Jungfrau, la malvagia dea della peste a Vienna (1349) spuntava dalla bocca dei morti sotto forma di fiamma bluastra scintillante e a cui bastava alzare una mano per uccidere gli esseri viventi. Bambini piccoli venivano trovati attaccati al seno delle madri morte… La PESTE NERA doveva aver scatenato qualche componente infernale sepolta nelle profondità delle turbolente anime dei cristiani … Dopo aver prodotto i pogrom contro gli ebrei bruciati vivi perché ritenuti falsamente gli avvelenatori dei pozzi d’acqua e diffusori della peste, l’ossessione diede origine al fenomeno bizzarro e sanguinoso degli entusiasti Flagellanti che trasformavano la loro autopunizione, privata e carica di erotismo (spunto per il dr. Gianluca Mattioli, neuropsichiatra, e il suo piacere paradossale), in un atto pubblico di grande drammaticità offrendo alla folla la loro “sacra rappresentazione” di sangue, dolore e redenzione. Sadomasochisti sponsorizzati dalla Chiesa che credevano di placare così la collera di Dio. Tra loro fin dal XII sec. ci furono molti monaci …. Penso che i Flagellanti di Priverno (Lt) e di molte località del Sud Italia abbiano avuto la stessa origine e lo stesso scopo redentivo dei peccati della gente. Ma un domenicano, fra Henrici de Hervordia scrisse convintamente che era “Gente fuori di testa”. La pratica era molto diffusa anche nel nord Europa, in Germania, Francia e anche Inghilterra. Clemente VI, papa in Avignone, prima li assecondò senza riserve poi, dopo i diffusi massacri di ebrei che si perpetravano soprattutto ma non solo durante la Settimana Santa, li condannò duramente e dopo di lui altri regnanti di Francia, Spagna e altri paesi d’Europa. Gli storici, e il poderoso saggio La Peste Nera di John Kelly (Edizioni Piemme, 2005) che ho appena finito di leggere me lo conferma, parlano di oltre un milione di ebrei “deicidi” massacrati, senza distinzione tra anziani e bambini, tra uomini e donne. Uno arrivò alla stima di 1.600.000, pari ad uno sterminio “nazista” ante litteram. Dopo la Peste Nera del 1347/’50 (ma quante analogie comportamentali con oggi!) entrò in crisi la stessa civiltà, la religione, la filosofia. La fugacità della vita. le deficienze della Chiesa, l’incapacità della medicina, della scienza e della politica… Sorsero nuovi movimenti ereticali e si gettarono i primi semi della successiva Riforma Protestante. E tuttavia lo spaventoso crollo demografico (circa la metà, in alcune regioni il 60%, della popolazione si estinse) ebbe ripercussioni significative nel campo dell’innovazione tecnologica che avrebbe portato in seguito alla lunga alla Rivoluzione industriale. Sergio Andreatta

Di seguito un breve commento del neuropsichiatra:

Gianluca Mattioli Il flagellante è un soggetto fanatico che esibisce la sua forza attraverso la flagellazione battiente e si immola come eroe e guerriero, ma in sostanza è un’esibizione che avviene di solito il venerdì santo e in Calabria forse ancora ci sono, io mi ricordo di averli visti negli anni ’70 avevano delle spugne con aghi e si battevano per far uscire sangue lungo le strade del paese…..e mi ricordo la storia di uno di questi che a Milano aveva perso il treno per andare al paese per battersi e lo perse e così si era battuto alla stazione di Milano sul binario dove aveva perso il treno…..

Ci sono stati tempi peggiori nel cammino dell’umanità, nel XIV sec. una micidiale carestia ha attraversato l’Europa per alcuni anni intorno al 1320 (sembra a seguito di una fase di piccola glaciazione e piogge interminabili) e dopo l’arrivo della peste nera in Europa (Yersinia Pestis, 1347 in Italia partendo da Messina) altre sei ondate regionali di peste fino alla fine del secolo ( esattamente nel 1366-67, 1373, 1374, 1390, 1400 ).

Sempre l’insorgere è stato attribuito dagli epidemiologi al deficit immunitario a seguito di carenze alimentari per carestia, alla sovrappopolazione e, soprattutto, alle carenze igieniche e alla contemporanea diffusione di topi (rattus rattus), pulci del ratto (Xenopsylla cheopis) e alla caccia delle marmotte ( il temibile tarabagan mongolo o tarbagan siberica) per pelliceria in Asia centro-meridionale e su su fino alla Siberia.

Quindi la buona politica deve sempre prestare preminente attenzione ad ogni squilibrio: alimentare, igienico, sanitario.

30th Mar, 2020

La Peste Nera

La Peste Nera di John Kelly.

Trovo intonso, in una delle cinque biblioteche di cui dispongo, questo libro avvincente e ancora molto attuale in tempi di corona virus (Covid 19)…

A nulla servirono le Danze della Morte, le processioni dei Flagellanti, i pogrom contro gli ebrei accusati di diffondere il morbo. La gente moriva, per lo più da sola, abbandonata da tutti, spesso senza il conforto dei sacramenti perché molti preti erano stati tra i primi a fuggire, come anche il papa Clemente VI da Avignone. Tutto era cominciato nell’ottobre del 1347 quando le galee genovesi, provenienti dalla Crimea cariche di ogni più preziosa mercanzia, sbarcarono a Messina. Tutto sarebbe finito qualche anno dopo portandosi via circa un terzo della popolazione europea senza risparmiare molti di coloro che prudenzialmente si erano ritirati nelle loro ville di campagna, come i protagonisti del Decameron di Giovanni Boccaccio, illudendosi di beffare così la Signora con la falce. Anche la Peste Nera come l’attuale Covid19, lo documenta proprio ante litteram questo libro pubblicato in Italia nel 2005, avrebbe avuto il suo focolaio nella provincia di Hopei (oggi Hubei) regione nord-occidentale della Cina provocando la morte dei nove decimi della popolazione locale, estendendosi a Pechino un anno dopo e causando la morte dello stesso Gran Khan e dei suoi sei figli. Quindi attraverso le vie commerciali più battute (oggi gli aeroporti) e di comunicazione il letale morbo si sarebbe irradiato con le stesse modalità del contagio odierne per tutta l’Asia, l’India e fino al porto di Caffa in Crimea. La città di circa 100.000 abitanti, incrocio di etnie, culture, religioni, interessi e commerci tra l’est e l’ovest del mondo allora conosciuto, era più che solo un fondaco un avamposto dei molti traffici dei Genovesi. Da quel porto, cariche di pregiate mercanzie, erano partite le loro galee sbarcate a Messina. Il vento tendeva le vele delle galee che stavano entrando nello scalo siciliano. E con le benvenute galee sarebbe arrivata anche la peste nera, l’inizio del più devastante disastro naturale della storia per l’Italia e per l’Europa… Non voglio tralasciare di raccontare qui anche di Gentile da Foligno, uno dei più illustri medici italiani dell’epoca che, quando la peste raggiunse Perugia nell’agosto del 1348, mentre ricchi e nobili fuggivano, lui non abbandonò il suo posto e continuò a visitare e a curare gli ammalati e i poveri appestati finché non fu colpito dalla peste e morì. Sergio Andreatta, www.andreatta.it

NON DEPRIMIAMOCI  per le restrizioni domiciliari che ci ha imposto il coronavirus. Io IN CASA leggo (libri e giornale), scrivo (racconti), suono il pianoforte, prego, aiuto la moglie, con lei gioco a carte, riordino le foto sul PC, navigo sul Web, perdo tempo sui Social, bagno i fiori del balcone, osservo i panorami e fotografo ogni variazioni di luce  e, soprattutto rimango costantemente in contatto (videochiamata) con i miei nipoti (per i quali ho appena adesso elaborato uno schemino (con video) per dei semplici esercizi motori in giardino), vado a fare la spesa e a prendere le medicine, guardo un po’ di TV… Mi mancano, certo, altre cose importanti (la chiesa, la passeggiata,…) ma insomma si può sopravvivere (non so ancora per quanto) con la speranza di aver salva la vita.

COMBONIANE NEWS dedica una pagina del suo Calendario 2020 alla Missione di Madre Camilla a Esmeraldas.

ECUADOR

Il regalo più bello

 

Carissimi Amici e Benefattori,

dalla nostra verde e bella terra di Esmeraldas, in Ecuador, vi saluto con tanta simpatia e affetto e auguro a tutti  un Felice Natale e un prospero Anno 2020.

Nel 1996, dopo aver lavorato 8 anni a Roma nella procura missione, sono partita per l’Ecuador, portandomi nel cuore la nostalgia di tutti voi, che mi eravate cari e con i quali avevo condiviso la preoccupazione per le nostre missioni.

Arrivata per la seconda volta in Esmeraldas, il Vescovo mi affidò il settore dell’Educazione Cattolica, con uno sguardo particolare all’educazione “fiscale” (*).

Mi resi subito conto che moltissimi bambini e bambine restavano al margine dell’educazione perché erano stati abbandonati dal papà e di conseguenza non avevano la possibilità di comprare il necessario: uniforme e materiale scolastico per poter frequentare regolarmente la scuola.

Quello stesso Natale vi informai della situazione. Mi venne offerta la possibilità di avere delle adozioni a distanza che subito accettai.

Credo, infatti, che l’educazione sia il mezzo più efficace per far progredire un popolo, educarlo alla responsabilità, alla solidarietà, alla collaborazione e alla non violenza.

Le necessità erano molte per questo imposi un semplice criterio: favorire le famiglie povere e numerose. Oggi 250 famiglie godono di questo beneficio. Dalla città la nostra azione educativa si è estesa alla zona rurale. Attualmente 37 bambini e bambine, provenienti dal nord della provincia e lasciati soli dai genitori, possono frequentare la scuola qui in città ospiti del Hogar Campesino.

Un altro settore che mi è particolarmente caro è il progetto per i diversamente abili chiamato “Vaso Rotto”. Oggi sono 14 i bambini disabili che frequentano la scuola speciale “Giovanni Paolo II” dove ricevono delle cure appropriate che li rendono autonomi e capaci di affrontare serenamente la vita.

Tutti questi progetti vengono finanziati da persone buone come voi che si preoccupano di chi è stato meno favorito dalla vita e vogliono dare una mano per migliorare la società.

E’ questo il dono natalizio più bello che possiate fare.

Grazie, Amici, a nome mio e dei tanti che voi aiutate,

                                          Suor Camilla Andreatta

“fiscale” (*), sistema di parziale sostegno finanziario dello Stato alle scuole religiose paritarie.

Da “Comboniane News” – Dicembre 2019.

Istituto Pie Madri della Nigrizia – Procura Missioni.

procura@combonianeroma.org – Tel. 06355561

Fondazione Comboniane nel mondo – Onlus- IBAN: IT  58 A 05216 03229 000000010653