COMBONIANE NEWS dedica una pagina del suo Calendario 2020 alla Missione di Madre Camilla a Esmeraldas.

ECUADOR

Il regalo più bello

 

Carissimi Amici e Benefattori,

dalla nostra verde e bella terra di Esmeraldas, in Ecuador, vi saluto con tanta simpatia e affetto e auguro a tutti  un Felice Natale e un prospero Anno 2020.

Nel 1996, dopo aver lavorato 8 anni a Roma nella procura missione, sono partita per l’Ecuador, portandomi nel cuore la nostalgia di tutti voi, che mi eravate cari e con i quali avevo condiviso la preoccupazione per le nostre missioni.

Arrivata per la seconda volta in Esmeraldas, il Vescovo mi affidò il settore dell’Educazione Cattolica, con uno sguardo particolare all’educazione “fiscale” (*).

Mi resi subito conto che moltissimi bambini e bambine restavano al margine dell’educazione perché erano stati abbandonati dal papà e di conseguenza non avevano la possibilità di comprare il necessario: uniforme e materiale scolastico per poter frequentare regolarmente la scuola.

Quello stesso Natale vi informai della situazione. Mi venne offerta la possibilità di avere delle adozioni a distanza che subito accettai.

Credo, infatti, che l’educazione sia il mezzo più efficace per far progredire un popolo, educarlo alla responsabilità, alla solidarietà, alla collaborazione e alla non violenza.

Le necessità erano molte per questo imposi un semplice criterio: favorire le famiglie povere e numerose. Oggi 250 famiglie godono di questo beneficio. Dalla città la nostra azione educativa si è estesa alla zona rurale. Attualmente 37 bambini e bambine, provenienti dal nord della provincia e lasciati soli dai genitori, possono frequentare la scuola qui in città ospiti del Hogar Campesino.

Un altro settore che mi è particolarmente caro è il progetto per i diversamente abili chiamato “Vaso Rotto”. Oggi sono 14 i bambini disabili che frequentano la scuola speciale “Giovanni Paolo II” dove ricevono delle cure appropriate che li rendono autonomi e capaci di affrontare serenamente la vita.

Tutti questi progetti vengono finanziati da persone buone come voi che si preoccupano di chi è stato meno favorito dalla vita e vogliono dare una mano per migliorare la società.

E’ questo il dono natalizio più bello che possiate fare.

Grazie, Amici, a nome mio e dei tanti che voi aiutate,

                                          Suor Camilla Andreatta

“fiscale” (*), sistema di parziale sostegno finanziario dello Stato alle scuole religiose paritarie.

Da “Comboniane News” – Dicembre 2019.

Istituto Pie Madri della Nigrizia – Procura Missioni.

procura@combonianeroma.org – Tel. 06355561

Fondazione Comboniane nel mondo – Onlus- IBAN: IT  58 A 05216 03229 000000010653

Monumento a Latina per Eunice Kennedy

Latina.   Non ci fosse stata Eunice Kennedy non ci sarebbero oggi gli Special Olympics, il grande movimento sportivo cui aderiscono 181 Paesi.

Così Latina, con un dichiarato spirito di solidarietà e d’inclusione, inaugura al Parco San Marco il monumento dedicato a lei, opera dell’artista pontina Giovanna Campoli.

Gli Special Olympics di Eunice Kennedy nacquero nel 1968 come giochi per disabili mentali, allargati in seguito ai portatori di altre disabilità. Una sua attenzione particolare per i diritti dei portatori di handicap partendo dallo stato di infelicità della sorella Rosemary.

Monumento a Latina per Eunice Kennedy

Eunice Kennedy Shriver, morta nel 2009 ad 88 anni, era sorella del presidente americano John Fitzgerald Kennedy ed anche sorella di  Rosemary, la maggiore affetta dalla nascita da una grave malattia mentale.  Aveva così intuito che il gioco e lo sport potessero diventare davvero importanti, se non decisivi, per i portatori di disabilità, tanto da volerne fare una grandiosa opportunità anti-emarginazione e di rivalsa. Aveva capito, e condiviso l’idea, che il progresso della vita sociale potesse essere promosso e favorito dalla partecipazione a competizioni sportive a partire da quelle che cominciò a far svolgere nei campetti che aveva fatto costruire nei giardini della sua villa. E con il superamento di tante barriere, sarebbe così cominciata la sua grande opera di sensibilizzazione e promozione verso i diversamente abili.

La Fondazione Varaldo Di Pietro ha donato alla città di Latina il monumento di Giovanna Campoli “Deus ex Machina” in memoria di Eunice, a dieci anni dalla sua scomparsa, per sollecitare ai valori della solidarietà, dell’inclusione, dell’integrazione, fino alla previsione dell’abbattimento di ogni barriera, vero obiettivo degli Special Olympics.  Due sono state le più importanti presenze all’inaugurazione di Latina, quella del nipote di Eunice Samuel Kennedy Shriver e quella del presidente del Parlamento Europeo David Sassoli. Al sindaco Damiano Coletta, in quanto ospite, sono spettati gli onori di casa. Sergio Andreatta

Monumento a Latina per Eunice Kennedy

domenica 15 dicembre 2019
La Comunità Sikh dona 550 piante a Latina
Nel 550° Anniversario della nascita di Sri Guru Nanak Dev ji

presente l’Ambasciatrice indiana a Roma

Che cosa ne sarebbe di noi, dell’umanità se si spezzassero

i legami con le piante e il mondo verde?

L'Ambasciatrice indiana a Roma e il Sindaco Damiano Coletta

Latina, Piazza Ilaria Alpi, nel 550° Anniversario della nascita di Sri Guru Nanak Dev ji la Comunità Sikh, presente l’Ambasciatrice dell’India a Roma, H.E. Reenat Sandhu, dona alla nostra Città la piantumazione di 550 alberi, uno per ogni anno, 26 subito messi a dimora qui davanti alla nuova Chiesa di Santa Chiara, gli altri al Parco San Marco e all’Oasi Verde Susetta Guerrini in zona Q4-Q5. Di particolare importanza all’interno dello stesso progetto la creazione al Parco San Marco lungo Via Rossetti, sotto la competente regia dell’agronomo comunale Raffaele Felicello, di quattro “Orti didattici” riservati rispettivamente a pruneti, meleti, pereti e agrumeti. Presenti, oltre a H.E. l’Ambasciatrice,

il Sindaco Damiano Coletta, gli Assessori Roberto Lessio e Dario Bellini, Loretta Isotton, consigliera comunale delegata alla Qualità e vivibilità degli spazi cittadini che ha seguito passo passo il progetto, il sociologo Marco Ormizzolo combattivo paladino dei diritti dei lavoratori contro il lavoro nero nelle campagne, il parroco di Santa Chiara don Daniele Della Penna e numerosi altri, tra cui gli esponenti del Comitato di Quartiere. Il tutto avviene in segno di pace e di auspicabile integrazione fra i membri delle comunità.Il Sindaco Coletta ha ringraziato il presidente dell’Associazione Singh Sabha, Gurmukh Sing, per la fattiva partecipazione al progetto di donazione. E noi che riceviamo un così prezioso contributo al patrimonio arboreo cittadino non possiamo neanche dimenticare un pensiero verso il fondatore del Sikhismo, il grande guru noto per la sua fede politica, sociale e spirituale, basata sull’amore , l’uguaglianza, la fraternità e la virtù.
Il destino degli uomini è stato da sempre associato a quello degli alberi, fin dalla genesi, ricordate l’albero della conoscenza di Adamo ed Eva?, e con legami talmente stretti che è lecito chiedersi che cosa ne sarebbe di noi, dell’umanità se si dovessero strappare questi fondamentali legami.

Un grazie particolare, quindi, alla Comunità Sikh che oggi è venuta a riproporci questo essenziale e profondo abbraccio con la natura. Sergio Andreatta

Pubblicato da Sergio Andreatta su Domenica 15 dicembre 2019

Madre Camilla porta il Vangelo ovunque vada, in Africa, in un’isoletta del Pacifico, sulle Ande, in Messico e infine di nuovo sulla Costa settentrionale dell’ Ecuador quasi al confine con la Colombia. Proveniente dalla Missione di Emeraldas, pubblichiamo la sua Lettera per il Natale 2019. La sua è stata e continua ad essere vita per la Chiesa, dialogo fra le genti e amore fraterno per i più poveri, i malati, i bambini e i ragazzi di strada che da molti decenni sostiene nei loro percorsi di crescita e negli studi.

Missionaria-comboniana-Madre-Camilla-Andreatta

LETTERA DALLA MISSIONE

Carissimi Amici e Benefattori,

un altro anno è passato e Natale è alle porte. Eccomi allora a farVi il punto della nostra situazione.

Agli inizi di ottobre abbiamo avuto 12 giorni politicamente molto convulsi, con danni incalcolabili e un tentativo di colpo di stato, che per fortuna si è risolto positivamente.

L’ Ecuador, come molti altri Paesi latinoamericani, soffre di una povertà cronica messa più in evidenza da incapacità di fondo a ben governare.

Ad ogni modo questo è il Paese che Dio mi ha affidato e che molto amo, con tutti i suoi valori e i suoi limiti.

Il nostro lavoro con le adozioni continua regolarmente. Hanno ricevuto il Vostro aiuto 166 bambini delle elementari, più 14 diversamente abili,  52 delle medie, 34 del liceo e 6 universitari. Superfluo dire che tutto questo esercito di studenti Vi è molto riconoscente e vi assicura la sua preghiera. A me sembra che tutti si sentano impegnati a conseguire risultati positivi. Constato però anche come l’impegno scolastico sia un mezzo efficace per tenerli lontani dalla droga.

Il mio S.O.S. lanciato l’anno scorso per la sopravvivenza del Centro Medico ha dato i risultati sperati, grazie all’aiuto di tanti tra cui il Centro Riuso di Sommacampagna, l’Enoteca Costantini, l’Associazione Alito di Ancona, l’Associazione Erika e l’Associazione Arcobaleno di Latina. Ma non posso dimenticare la Sig.na Annamaria Visentini, il prof. Mario Mazzadi e anche altri che hanno contribuito a risolvere efficacemente il nostro problema.

Con gli aiuti ricevuti abbiamo potuto pagare la liquidazione all’infermiera e parzialmente quella alla farmacista per un totale di 33.000,00 $.

Esmeraldas-centro-medico-comboniano

Ci siamo inoltre impegnati particolarmente nell’aiuto ai nostri ammalati che non potevano essere curati nelle strutture di Esmeraldas. Una cinquantina di loro sono stati trasportati in vari ospedali di Guayaquil, Portoviejo e Cuenca. Due sono stati trasferiti in Colombia per la cura del VIH/SIDA o AIDS. A tutti è stato pagato il viaggio e l’ albergo. Nel frattempo la nostra farmacia si è dotata di medicine che per il loro costo precedentemente non potevamo acquistare, ora sono invece a disposizione dei nostri ammalati ad un modico prezzo a tutti accessibile.

Ci rimangono  in sospeso ancora 12.000,00 $ che speriamo di coprire con le prossime donazioni natalizie.

Ricordo qui il caso del sig. Gabriel Herrera che mi sta particolarmente a cuore. Lo seguiamo da più di 20 anni. Per mancanza di una normale circolazione arteriale periferica il tessuto ha cominciato ad andare in necrosi e si è reso necessario amputare. Attualmente e ridotto su una sedia a rotelle, con le gambe amputate e la necessità di andare ogni mese a Quito per cure più efficaci a contrasto della malattia che si sta estendendo anche alle braccia.

E’ bello e gratificante per noi aiutare persone che non hanno altro aiuto che la carità dei buoni. E quale migliore riconoscenza del grazie e del sorriso che danno a noi per Voi? La riconoscenza è “la memoria del cuore”, ha scritto qualcuno, porta con sé un grande e potente significato se siamo capaci di valorizzarla. Ad essa si  aggiunge la preghiera che sgorga dai loro cuori.

Grazie Amici, grazie per quanto sempre fate per i nostri ammalati e per i nostri studenti.

Il Signore Vi benedica e moltiplichi i Vostri beni, perché possiate continuare ad essere generosi.

A tutti Voi un cordiale saluto con l’augurio di un felice Natale e di un prospero 2020.

 

                                                                                         Sr. Camilla Andreatta

                                                                                              Missionaria Comboniana in Ecuador

Madre Camilla Andreatta, comboniana

***

Roma. Manifestazione dei Ds (dirigenti scolastici) alla ricerca di una soluzione logica e più giusta sulle responsabilità civili e penali ora tutte in capo al preside riconosciuto “datore di lavoro”, Ds mossi  soprattutto dalla pressante richiesta di maggiore sicurezza degli edifici, condizione fondamentale per una  sostenibile tutela  delle persone. Il tam tam era partito da tempo sui social dopo alcuni casi di condanna (come il caso di Franca Principe a Palermo) e dopo il vivace dibattito interno che ha trovato alimento su FB sfociando in una condivisa necessità di farsi sentire con una manifestazione volta a richiedere opportune modifiche al quadro legislativo, richiedendo una sorta di scudo perché i Ds vogliono sì rispondere del loro operato ma non di carenze e manchevolezze dovute ad altri. Folta la partecipazione da tutta Italia, sono stati circa 800 i capi d’Istituto (il 10% dell’intero organico) con elmetto da  cantiere giallo in testa che si sono radunati per attirare su di sé la pubblica attenzione sfilando per il centro della capitale fino a radunarsi simbolicamente in una piazzetta nei pressi di Viale Trastevere, sede del MIUR…

Manifestazione di Roma del 30.10.2019 da una foto postata da Nino Leotta su FB.

Ho svolto anch’io per 35 anni la delicata funzione di direttore didattico e di dirigente scolastico (nella seconda foto la mia sede per gli ultimi 20 anni di servizio dal 1992 al 2012 rinunciando ad altri due già concessi in proroga ma continuando poi a prestarmi come commissario straordinario), credo con scrupolo e competenze seppure non senza continue apprensioni cercando di prevedere e prevenire le situazioni aggroviglianti e più problematiche, vi assicuro quindi per profonda e diretta conoscenza della vexata quaestio che sulla sicurezza delle strutture e per conseguenza dell’integrità psico-fisica delle persone è sempre possibile in ogni momento una qualche pericolosa sorpresa per la vetustà e la precarietà in cui versano storicamente molti edifici di proprietà rispettivamente dei Comuni (infanzia, primaria e media) e della Provincia (superiori).

Poi per il miglior funzionamento della Comunità e per l’ottimizzazione delle dinamiche interne sarà importante costruire insieme un un buon climax relazionale seppure solo sul dirigente “team leader” ricada comunque l’obbligo della doverosa vigilanza non soltanto su “alunni minori (sine qua “culpa in vigilando”est ) e non” ma più universalmente su tutte le persone che pur a vario titolo (diritto allo studio, lavoratori e/o solo visitatori) usufruiscono delle pertinenze scolastiche.  Da essa il dirigente scolastico non potrai mai esentarsene e dovrà così attivarsi  con zelo incessante, sorvegliare al massimo dei suoi poteri per non lasciare nulla al caso, non omettere nulla di quanto previsto dalla legislazione vigente, dalla complessa valutazione dei rischi alla programmazione della sicurezza a tutela dei soggetti, fino all’emanare direttive ben definite e appropriate che coinvolgano ogni operatore, e in specie i collaboratori scolastici, in servizio nella comunità (ma anche in primis, con un’adeguata formazione, gli stessi studenti) e dall’accertarsi direttamente, con gli strumenti a sua disposizione, che le stesse sue ordinanze non passino sottogamba ma vengano da tutti effettivamente ottemperate, salvo ricorso a provvedimenti disciplinari. Il Ds dovrà inoltre notificare con puntualità e precisione all’ente proprietario della scuola (premunendosi di ricevuta di notifica e arrivando alla diffida legale ove ritenga necessario) ogni pericolo, anche solo potenziale, individuato. Perché è comunque chiaro che, se nemo impossibilia teneturdalla gestione e dall’uso migliore della scuola un Ds non potrà mai estraniarsi, o essere estraniato per decreto legislativo, col fine di… vivere più tranquillamente allontanando da sé ogni e qualunque responsabilità… Sergio Andreatta

Che cosa può attrarre così tanti Pellegrini da nove secoli, esattamente da quando si diffuse la leggenda della pastorella Silvana, se non la devozione alla Madonna Bruna del Santuario/Basilica di Canneto? Organizzati in Compagnie convengono dai lontani paesi dei tre confini (Lazio, Abruzzo, Molise), i molisani scavalcando per il Passo dei Monaci perfino le Mainarde alte più di 2000 metri. Quelli a piedi del versante ciociaro sfilano prevalentemente sotto i nostri balconi di Via San Martino a Picinisco in un misto di fede, rispetto delle tradizioni antiche e con spirito di avventura.

Sergio Andreatta, lago di Canneto

Quelli in macchina passano invece più comodamente per la provinciale tangente  Settefrati. Ma la evocativa suggestione è da sempre tutta riservata  ai camminanti. Dal Montano di Picinisco (735 m. s.l.m.) mancano ancora 11 km. su un sentiero boschivo ascendente per 400 m., poi quasi all’improvviso si apre l’altopiano ed ecco su uno sperone roccioso sopra il placido laghetto il Santuario, quello nuovo voluto 40 anni fa dal rettore mons. Dionigi Antonelli (attualmente è rettore don Antonio Molle) che ha saputo catalizzare le imponenti offerte di tanti emigranti.  Si entra per una preghiera davanti alla miracolosa statua della Vergine e per il “tocco” del suo manto occorre aspettare in fila il proprio turno. Quasi tutti assistono alla funzione e molti approfittano per la confessione dei peccati. Per gli anziani è una porta aperta verso i ricordi della loro giovinezza, per i giovani una finestra sul futuro. Lungo i giorni di un cammino che purifica via via lo spirito pregano litanie e innalzano inni: “Evviva Maria, dell’ermo Canneto un pò Loreto…” ma nelle soste di questa che è comunque una piccola avventura hanno l’occasione di incontrarsi in allegria con i camminanti di altre Compagnie riconoscibili dai loro stendardi. Si danno sguardi, ammiccamenti, nascono amicizie tra giovani e talvolta ancora oggi, dove pure sono aumentate di molto le occasioni di un incontro, nascono innamoramenti. E’ un bello che si ripete ogni anno nei giorni dal 18 al 21 di agosto nel grembo della incontaminata natura del P.N.A.L.M., accompagnati dal religioso murmure, già sacro ad altre prime divinità pagane come Mefiti e Mater Matuta, del fiume Melfa qui a Picinisco ricco di balzi, cascatelle e impreziosito dal lago di GrottaCampanaro e dallo Stramazzo e più verso il villaggio dalle terse gore del Ponte Romano e dall’imponente cascata artificiale. Un percorso indicato a tutti per la sua suggestiva ed incontaminata bellezza, e per primo ai miscredenti religiosi. Un’esperienza di valore antico assolutamente da fare almeno una volta nella vita. Sergio Andreatta (Riproduzione riservata).

Sergio Andreatta, fiume Melfa, Capo d’acqua

Arandora Star, la cattiva memoria.

Convegno di studi a Picinisco.

Mostra storico-documentale al Museo Civico (ex Direzione Didattica) di Atina.

Il 2.07.1940, alle ore 6,58 nella acque anglo-irlandesi avvenne un misfatto più che solo un increscioso incidente, come ebbe a definirlo in seguito il premier W. Churchill.

Mandati a morire perché colpevoli di essere italiani.

Dal Convegno sull’Arandora Star al Diana Park Hotel di Picinisco (20.07.2019).

Il momento istituzionale si apre con la cerimonia di deposizione di una corona sulla lapide alla memoria ove sono incisi questi versi di Ungaretti:

“Ma nel mio cuore
Nessuna croce manca
E’ il mio cuore
Il paese più straziato.
               (Giuseppe Ungaretti)

 

Il sindaco, Marco Scappaticci, guiderà poi la delegazione presente verso la sede dell’incontro, variata per ragioni logistiche, e apre porgendo i saluti della comunità ai numerosi convenuti. Per l’occasione viene presentato per la prima volta il toccante video con la ricostruzione della tragica vicenda del naufragio. Il video è stato girato a cura dell’Ass. Paolo Cresci di Lucca, sotto la direzione di Maria Serena Balestracci, autrice di una approfondita ricerca che si è tradotta nella sua tesi di laurea e nel libro “Arandora Star, dall’oblio alla memoria” . Il 2 luglio 1940, alle ore 6,58, il transatlantico inglese da crociera, requisito e travisato ma senza alcuna avvisaglia di Croce Rossa, strapieno di passeggeri, non solo italiani considerati inaffidabili in quanto fascisti e per ciò presunte spie, destinati ai campi di internamento in Canada, veniva silurato da un U-boat 47 tedesco e colato a picco nelle acque tra l’Inghilterra e l’Irlanda. I morti furono quasi 800, tra cui i 446 italiani emigrati prevalentemente dalle provincie di Parma, Lucca, Massa e 80 della provincia di Frosinone. Molti i morti della Valle di Comino con ben 22 della sola Picinisco. Il fatto sarebbe stato clamoroso, se non fosse avvenuto in tempi di guerra appena dichiarata, un fatto pure scandalosamente occultato per decenni perché mascherava un grave errore strategico, un misfatto, più che solo un increscioso incidente determinato da W. Churchill… Sulla falsariga del filmato il prof. Simone Ionta, vicesindaco, ha restituito una minuziosa ricostruzione dei fatti. I relatori, accreditati professori da Peter Mead dell’Univ. Sacro Cuore di Brescia (Prospettiva personale sugli eventi del 1940) al brillante Gianni Blasi già all’Orientale di Napoli (Emigrare per mare), a Giovanni De Vita antropologo culturale all’Univ. di Cassino e Giuseppe Conti il responsabile del Comitato dei familiari delle vittime costituitosi a Barga,  hanno imposto il taglio giusto richiamando l’attenzione sui complessi aspetti del fenomeno migratorio – ancora presente e più che mai attuale ai giorni nostri- che aveva indotto molti dal 1880 in poi, per necessità, spirito di avventura, ricerca di fortuna e miglioramento del proprio stato, e non solo italiani del Sud, a staccarsi dalle proprie famiglie, ad abbandonare i propri paesi, l’Italia, a lacerare gli affetti. Tra la Valle, Picinisco e Londra, Dublino e la Scozia, ma anche altrove, si sarebbe aperto quel dinamico canale di emigrazione di braccia e cervelli attivo ancora oggi. Se mi affaccio dal balcone sulla strada, specie in questi tempi di feste che portano a San Lorenzo e alla Madonna di Canneto, sento più spesso parlare in inglese. I nipoti di quei morti, tutti uomini tra i 15 e i 60 anni, rastrellati dai loro uffici e strappati ai loro cari, non potranno mai dimenticare la tragedia che ha marchiato non soltanto la loro storia familiare ma le comunità intere. 25 anni fa, come direttore didattico, ebbi modo di richiamare l’attenzione degli storici presenti a un importante Convegno all’Agraria di Latina. Nessuno di loro, tra i più noti d’Italia, conosceva, però, ancora questa oscura e obliata pagina di guerra scoperta da me per caso al cimitero di Picinisco davanti alla lapide del giovane Cesidio Di Giacca, così lì sollecitai ad indagare. Qualche giorno dopo, sulla terza pagina de Il Messaggero, sarebbe stato dato spazio a questo naufragio. Oltre che ravvivare il ricordo il Comitato si pone, e non solo da oggi, l’obiettivo di ottenere la medaglia d’oro del Presidente della Repubblica per l’80° che ricorrerà nel 2020, non diversamente da quanto riconosciuto ai lavoratori italiani morti a Marcinelle nel 1956. Mutuando da Orazio, Epistole, con drammatici sentimenti e profondi sensi di pietà potrei solo aggiungere: “Non lusisti satis, non edisti atque bibisti:/ tempus abire tibi erat”. Ma fu un tempo malvagio.  Ora i Convegni che si ripetono a cadenza annuale a luglio in giro per l’Italia, il libro della Balestracci e la Mostra storico-fotografica al Museo Civico di Atina rendono più greve il pur necessario bagaglio della memoria. Sergio Andreatta, Riproduzione riservata.

(Leggi pure qui “Mandati a morire“, un mio precedente articolo pure facilmente rintracciabile in rete).

Le famiglie ANDREATTA sono innumerevoli, quasi infinite, storicamente provenienti da varie parti del nord-est d’Italia. In realtà Andreatta radicati al di sopra e al di sotto delle “differenze” i vecchi confini di stato tra Impero Asburgico e Serenissima Repubblica di Venezia. I due poli demografici più numerosi di Andreatta ancora oggi si rintracciano principalmente a PERGINE VALSUGANA e dintorni per i ceppi trentini e da nove secoli a FIETTA/PADERNO del GRAPPA e dintorni (oggi, 2019, Pieve del Grappa dopo la recente unione con Crespano) per i ceppi veneti. L’asse geografico che li unisce la Valsugana da Pergine a Bassano e, straordinariamente, da un mio studio semiologico si dimostrerebbe curiosamente anche il padroneggiamento della la stessa lingua, un veneto ulteriore, montano. Non c’è, nè ci potrebbe essere, però, una storia comune che leghi i tanti ceppi ma tante storie differenti, afferente ognuna ad una singola famiglia attorno alla sua radice, al suo genealogico capostipite, a quel primo Andrea da cui al via l’archetipo di Andreatta, figlio di Andrea. Con l’unità d’Italia molte di queste famiglie conoscono la mobilità sociale  interna ed estera. La migrazione come per tante altre dipana nuovi destini dispiegati in nuove patrie ma rimangono le radici avite. C‘è, comunque, chi non è mai emigrato e chi invece è emigrato qua e là per il mondo, all’interno dell’Italia (come noi Andreatta-Filippin da Paderno del Grappa

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a Littoria/Latina poco a sud di Roma nel 1933 per collaborare con l’O.N.C. alla redenzione delle Paludi Pontine, ora fertile Agro Pontino), chi in vari paesi dell’Europa (Svizzera, Germania, Francia, GB), del sud America (Brasile, Argentina, Venezuela,…) o del nord in USA (dove già si era diretto mio nonno Ambrogio nel 1900 o, attualmente, vive un procugino) e Canada, chi in Oceania (Australia,…). Ma ci sono anche degli Andreatta, partiti anzitempo dal Trentino sotto l’Impero Asburgico con destinazione Bosnia Erzegovina dove avrebbero fondato un paese che da loro ha preso nome o più recentemente in Ecuador (è il caso di mia sorella Bertilla, Madre Camilla che opera da quasi cinquant’anni nella missione comboniana di Esmeraldas).

Non sarebbe metodologicamente corretto, quindi, pensare di risalire ad un’unica, monogenetica storia (se non provata da uno stesso DNA magari anche solo antropologico-culturale) nè pensare di poterla condividere come comune fra tutti. L’unico tratto comune, comun denominatore, si riscontra invece per chi è emigrato negli amari tratti della vicenda migratoria, nel rammarico per lo strappo dai cari paesi d’origine dovuta alla precarietà economica, se non pure alla miseria. Partire con emozione sempre nuova, in cerca di fortuna e senza la sicurezza di un ritorno diventava così un’idea fissa molto diffusa, non solo una chimera. Il tentativo di scrivere oggi (hic ex tunc) una storia familiare comune a tutti gli Andreatta, se non andando alla fonte di tante censite e catalogate storie diverse, mi sembrerebbe quindi solo una pretesa meramente velleitaria. Sergio Andreatta

Cognomi storici di Fietta / Paderno del Grappa.

B u o n a   P a s q u a   2019

Madre-Camilla Andreatta, Esmeraldas

 

Carissimi Amici e Benefattori di Esmeraldas,

A tutti Voi il mio ricordo gioioso. Siamo all’inizio della Settimana Santa alla quale seguirà il Tempo pasquale, un tempo propizio per coltivare in noi la speranza. Vi sono tante cose belle nel mondo e tante persone buone e le scopriamo con più forza in primavera, quando anche la natura sembra sorriderci e rinascere dopo il freddo dell’ inverno.

Certamente questo succede da voi dove sono ben marcate le stagioni. In Ecuador godiamo invece della stessa temperatura  tutto l’anno  per cui i fiori sbocciano sempre e la frutta matura per noi ogni mese.

Papa Francesco nel suo messaggio per la Quaresima 2019 “c’invita a incarnare più intensamente e concretamente il mistero pasquale nella nostra vita personale, familiare e sociale”, in particolare attraverso il digiuno, la preghiera e l’elemosina.

Digiunare, cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e le creature: dalla tentazione di “divorare” tutto per saziare la nostra ingordigia alla capacità di soffrire per amore, che può colmare il vuoto del nostro cuore.

Pregare per saper rinunciare all’autosufficienza del nostro io, e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia.

Fare elemosina per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene. E cosi ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione nel nostro cuore, quello di amare Lui, i nostri fratelli e il mondo intero, e trovare in questo amore la vera felicità”. (Papa Francesco)

Nella lettera di Natale del 2018. Lanciavo un grido di aiuto per salvare il nostro Centro Medico che stava agonizzando. Vi dicevo all’inizio che il bene ancora c’é e le persone buone ne sono la testimonianza. Molti hanno risposto al mio appello, tanto o poco, con quello che hanno potuto. A tutti il mio grazie e la mia preghiera in particolare al Centro Riuso, Enoteca Costantini, Anna Maria Visentini, Associazione “Erika”, Serata danzante B.Bainsizza, Parrocchia Povegliano, Luciano Beltrame, Prof. Mario Massadi, Donatella Paolini e tanti tanti altri che attraverso le adozioni a distanza dei gruppi di Alito, Latina e altri sparsi per l’Italia  ci hanno raggiunto con la loro solidarietà. Abbiamo così potuto coprire la metà del debito.

Certamente io e tutto il personale del Centro Medico abbiamo cominciato a pregare San Giuseppe, al quale si rivolgeva sempre San Daniel Comboni quando aveva bisogno di finanziare le sue opere. Attraverso Voi tutti San Giuseppe ci ha risposto e ringraziamo Lui e Voi.

In questo tempo pasquale  il mio ricordo va a tutti Voi che ci siete vicini. Siamo in tempo d’iscrizione scolastica. Dopo Pasqua infatti  inizia l’anno scolastico 2019-2020. Le adozioni sono aumentate, ora ammontano a 262 e così in questo periodo si registra un via vai di genitori che vengono a ritirare l’uniforme, lo zainetto e il materiale scolastico che possiamo dare loro grazie al Vostro spirito di solidarietà. Che il Signore vi benedica.

Un affettuoso, caro saluto a tutti e Buona Pasqua.

 

Sr. Camilla Andreatta

Missionaria Comboniana in Ecuador

 

 

Sergio Andreatta

Antichità (XIII sec.) del cognome ANDREATTA di Fietta/Paderno oggi PIEVE del GRAPPA.

769. Storie di Pionieri

Antichità (XIII sec.) del cognome ANDREATTA di Fietta/Paderno oggi PIEVE del GRAPPA (Pieve dall’antica Pieve di Fonte cui il territorio soggiaceva, senza trascurare comunque l’influenza dalla più antica ed importante Pieve di Sant’Eulalia) dopo la recentissima (19.01.2019) unione con Crespano a seguito del referendum popolare del 16.12.2018 .

Una delle peculiarità dell’attuale Comune di Paderno del Grappa è certamente legata, secondo alcuni studi tra cui quello di Gabriele Farronato (Paderno del Grappa, i cognomi, Aurelia Edizioni, ppgg. 480), alla formazione dei suoi cognomi, dove si può asserire che quelli principali di oggi sono quasi gli stessi del XV secolo se non più antichi,

Cognomi

tanto che per alcuni di Fietta (l’antica Flecta) ci si spinge fino al XIII sec.: ANDREATTA, Morosin, Prevedello, Fusarini, Reginato, Brombal, Creazza, Canil, Dal Bello, Pedelcol, Galliera, Signor, Filippin, Zanandrea e Zalunardo. Il prof. Pietro Melchiori, storico di Crespano, retrocede le indagini sull’origine di alcune famiglie tra cui Andreatta e Filippin come provenienti dal Trentino e in antecedenza dalla Germania.

Paderno-del-Grappa-10-Fietta-Alta-Chiesa-di-S.-Andrea.jpg

Partendo dall’estimo del 1472 di Fietta e Paderno, è stato possibile reperire le radici anteriori creando così una storia secolare del cognome. (Fonte bibliografica: Storia del Comune). Quindi Andreatta certamente come patronimico valente come figlio/discendente di un capostipite Andrea ma anche a tributo religioso all’apostolo S.Andrea cui in Valle San Liberale, ascendendo verso il Grappa, è dedicata

Sergio Andreatta autore del romanzo “769. Storie di Pionieri”.

un’antica e suggestiva chiesetta.

Rami di queste secolari radici degli Andreatta (i Formin da cui discendo) e dei Zalunardo sarebbero migrati nel 1933 in Agro Pontino (a Littoria/Latina>Borgo Bainsizza in poderi tra loro confinanti solo divisi dal canale della Speranza) per contribuire da pionieri della Bonifica integrale alla redenzione delle Paludi. Sergio Andreatta, 769.Storie di Pionieri, Aurore Ed., Latina, 2015. (Reperibile tramite: www.ibs.it ).