LIBERTAS ET LICENTIA…

La nostra società italiana sta attraversando, ormai da diverso tempo, una crisi antropologica per cui non mi pare vi sia più ragionevolezza, per così dire, sufficiente “buon senso”, in ogni genere di confronto. L’avversario, o in generale chi la pensa diversamente (poco importa che si tratti di un oppositore politico o di altro genere), viene puntualmente demonizzato, insultato o vilipeso che dir si voglia. È sufficiente leggere certi commenti su Facebook per rendersi conto del degrado mentale e verbale di molti nostri connazionali. E dire che i latini, nostri illustri antenati, distinguevano la cosiddetta “libertas” dalla “licentia”.

La libertas per loro indicava la speranza che la persona coltiva di poter essere in relazione, cioè “filius liber”. La libertas, in quanto legame filiale, esprimeva, dunque, in quella cultura, l’essenza di una relazione indissolubile. La licentia, invece, era considerata come la speranza di poter affermare liberamente la propria volontà, incondizionata, senza per così dire, che vi fosse alcun freno inibitorio. Ecco che allora, per i romani, duemila anni fa, la libertas designava, concretamente, la condizione del cittadino libero ma soggetto alle leggi, mentre la licentia, esprimeva l’atteggiamento sfrenato e arrogante di chi credeva di potersi permettere tutto ed essere al di sopra del diritto.

A me pare che, oggi, vi sia proprio questo fraintendimento: si confonde la libertas con la licentia. La posta in gioco è alta perché la libertas implica il primato della relazione sugli individui. A questo proposito mi ha molto colpito quello che disse Massimo Cacciari, anni fa, nel corso di un suo intervento al Convegno di Studi delle Acli (Vivere la speranza nella società globale del rischio,Orvieto, 5 settembre 2003): “Tutta la nostra cultura è basata sull’idea che prima si danno gli individui e poi si crea la relazione. La libertà implica questo paradosso: che prima è la relazione e poi sono gli individui.” Peraltro – ma questo è solo un inciso -il ragionamento di Cacciari ha anche un suo riscontro teologico nel mistero trinitario; basta leggere Sant’Agostino. Una cosa è certa, il deficit di libertas compromette le nostre relazioni e acuisce l’incomunicabilità. Pertanto, sarebbe cosa buona e giusta se vi fosse maggiore assunzione di responsabilità da parte di tutti . Padre Giulio Albanese

Commenti

Angelo Pinna In tale crisi antropologica son coinvolto in prima persona e infatti reagisco anch’io in modo irrazionale (quanto meno a livello verbale ) nei confronti di chi pensa diversamente da me e dimostra atteggiamenti e comportamenti liberticidi e antidemocratici. Mi rendo conto che però è consuetudine anche a livelli sociali più alti usare termini e comportamenti “licenziosi” , proprio nei termini espressi da Giulio .

Corrado Bergamini
Corrado Bergamini Caro Giulio e’ verissimo ciò che dici, ma citi una persona che ha la Licentia di dire ciò che vuole e se per caso lo contraddici o non sei d’accordo diventi subito arrogante, stupido e quindi da eliminare. In Italia, caro amico mio del Lido dei Pini (che bei ricordi), ha la Licentia solo chi e’ radical-chic o ha la bandiera della pace esposta sulla finestra ma che poi e’ la prima persona che chiama l’assessore per farsi spostare i bidoni di spazzatura sotto casa o per farsi condonare la tettoia o la piscina a Capalbio o per farsi mettere il parcheggio invalidi davanti il portone di casa. Io direi che sarebbe cosa buona e giusta ricevere e dare una ottima educazione civica e del rispetto della libertà’ altrui, non della propria.
Luigi Setaro
Luigi Setaro Mi permetto di aggiungere solo una considerazione. L’assunzione di responsabilità, secondo me, consiste anche nel prendersi la “licentia” di manifestare il proprio pensiero senza autocensurarsi, invece si assiste sempre più alla rinuncia di questo canoAltro…
Roberto Bàrbera
Roberto Bàrbera Temo Giulio che tu sia troppo colto e profondo. Io più banalmente credo che per qualche misterioso motivo la società italiana sia ormai eterodiretta da imbecilli e che l’unico titolo di merito oggi riconosciuto sia quello. Coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti (quelli che vogliono vedere).
Raffaele Giannini
Raffaele Giannini Il dominio mediatico culturale ha spacciato subcultura a piene mani, nel corso degli anni, ed oggi sperimentiamo il vuoto intorno a noi, l’ ideologia neoliberista la fa da padrona, che impone il profitto a qualsiasi altrui costo.
Emanuela Ulivi

Emanuela Ulivi Condivido. Aggiungo solo che la libertà ha dei costi e comporta uno sforzo, la licenza è un po’ più a buon prezzo. Chi ha barattato l’una per l’altra? Non lo so, so però che la politica, col suo linguaggio e le sue battaglie a furor di consensi, ha dato una bella mano.

Sergio Andreatta

Sergio Andreatta
                                                                                      Sergio Andreatta

Sergio Andreatta Per questo degrado (abbassamento di grado e di livello da libertas a licentia) culturale e morale di chi la colpa? Se diciamo “antropologia” diciamo tutto e niente, l’antropologia culturale dovrebbe solo servire a comprendere i fenomeni, ad analizzarli poi per la parte costruttiva (pars construens) dovrebbero entrare in ballo le facoltà operative (politiche, sociali, educative, religiose,…). “Per Regola e Progetto” è stato il motto orientativo del Piano dell’Offerta Formativa dell’Istituzione scolastica da me diretta. Da tre anni sono in pensione dopo 35 da dirigente scolastico e scopro con rammarico che “Tutto è possibile” è andato a sostituirlo. Senza percezione della propria finitudine, senza senso laico delle regole e degli altri nessuna educazione ritengo possibile. Allinearsi è diventato così meno faticoso per genitori ed insegnanti ma anche i preti che spesso cedono ad una pastorale discutibile si fanno sfuggire gli adolescenti. Appena qualche mese dopo la cresima quanti di questi continuano a frequentare gli ambienti parrocchiali? Distratti dalla vita che in questo caso vorrebbe dire quasi sempre dalla scoperta del sesso e delle sue attrazioni? Un vago ed indefinito senso di religiosità a misura della propria senso-percezione va mano mano a sostituire la dimensione religiosa più profonda dell’infanzia, ora ci si appaga al massimo con semplici, formali pratiche. C’è un ritorno più evoluto, rispetto al suo primo manifestarsi puerile, di egocentrismo. La compulsione instillata dalla tradizione (che ora si dice inventata) precede di poco l’abbandono totale delle pratiche. Si abiura da quanto insegnato dai grandi per la scoperta personale. Al principio era la religione, il legame socioculturale, l’educazione possibile, ora nel “tutto è possibile” una forma di educazione è quasi diventata insostenibile se non per un processo autonomo di autoeducazione ma la maggioranza dei ragazzi preferisce vivere nella movida del suo stato brado. Situazione non ribaltabile? Non decolpevolezziamoci distribuendo colpe e randellate agli altri. E non serve neanche solo ragionare, diventa sterile. Mettiamoci piuttosto in gioco e salviamo almeno la nostra famiglia e sarebbe tanto se tutti lo facessero… Ogni cucciolo nasce in un nido, anche il bambino per la sua igiene mentale ha bisogno delle cure materne e nel suo allevamento di una famiglia affettuosa ed equilibrata ma anche giustamente autorevole, di genitori che non pecchino di iperprotettività e di lassismo. L’iperprotettivo stenta a riconoscere l’altro, il lassista non corregge dagli errori e facilita la costruzione di un processo educativo dove dove tutto, purtroppo, è aberrantemente reso possibile. E’ l’inizio della licenza e di una nuova cattiva vita perché male impostata. La società non è più autoregolante come un tempo e la folla è solitaria come scrisse D. Riesman mentre paradossalmente l’individuo, orientato alla spasmodica ricerca di successo, diventa inconsapevolmente ogni giorno di più eterodiretto e condizionabile. Sergio Andreatta

Letizia Santangelo

Letizia Santangelo A me sembra molto evidente e per nulla paradossale che la relazione venga prima dell’individuo. E altrettanto evidente mi sembra che la relazione con se stessi venga necessariamente, e non solo per necessita’ logica ma anche esistenziale, prima della relazione con gli altri. Questo è più un concetto greco che latino o prima greco e poi latino, ma il risultato non cambia, si approfondisce solamente.

Andrea Giansanti

Andrea Giansanti Mi permetto qualche riflessione. La relazione prima dell’ individuo; questo è il frutto maturo della stagione strutturalista (v. in matematica il bourbakismo), che a sua volta è stata generata da una derivazione dell’ illuminismo: ragione, ragione analitica, logica e infine formalismo. Se la relazione è struttura che emerge, dinamicamente, storicamente, dagli scambi e dalle interazioni degli individui e non archetipo, valore non negoziabile, idea metastorica allora sia il principio di ragione che il richiamo – specifico di una riflessione giuridica di matrice cattolica (Paolo Grossi) – al principio di ragionevolezza sembra possano conciliarsi. Il ricorso al principio di ragionevolezza, è un richiamare, al di là del formalismo giuridico normativista (di presunta derivazione illuminista tendente agli assiomi astratti: ad es. la legge è uguale per tutti), la considerazione dei singoli volti, delle singole storie; comprendere l’ eccezione e la regola. Come vedi, padre Giulio, le mie parole sono piene di antipatici ismi. Se tu volevi richiamarci ad un principio di responsabilità per cui se uno la spara grossa (senza rispetto, senza competenza, in un delirio di ridicola soggettività) poi ne deve rispondere (sarebbe interessante saper dire a chi?), allora siamo d’ accordo ben oltre i modi dell’ espressione. E questo accordo unisce sia i sacerdoti laici della ragione che chi si richiama alla ragionevolezza cristiana. Ma la ragionevolezza è cristiana? E’ cristiana la distinzione tra libertà e licenza? Su questo ho molti dubbi, che sono lontano dall’ aver chiarito a me stesso;…forse dovrei rivolgermi ad un gesuita.

Sergio Andreatta

Sergio Andreatta E’ un sofisma che i gesuiti sappiano chiarire meglio di altri pensatori. Piuttosto sarei s’accordo con Andrea Giansanti sugli interrogativi: “Ma la ragionevolezza è cristiana? E’ cristiana la distinzione tra libertà e licenza?” Avrei anch’io i miei dubbi. Si è cristiani per fede, non per ragione. E “la fede – secondo la Lettera agli Ebrei II lettura di domenica scorsa 7 agosto – è fondamento di ciò che si spera e prova (per chi crede) di ciò che non si vede.” Sergio Andreatta

 Sergio Andreatta

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Attenti a quei due!

Con maggiore ricorrenza le foto su FB di Latina testimoniano continue schifezze e la maleducazione civica quotidiana, roba da mettersi le mani nei capelli. Il commento più spontaneo: è mai possibile? Davvero ci siamo abbrutiti così tanto? Versamenti, abbandoni, vandalismi, distruzioni gratuite, incendi tra i palazzi… Colpa della scuola che non insegna, si dice. Colpa della famiglia che ha smarrito certi valori educativi, dico io, e della società (e quindi rimarco anche della scuola) non più riconosciuta e vissuta come prossimale comunità di appartenenza. Ieri sera andavo a versare il sacchetto delle plastiche… Da Piazza Moro verso Santa Chiara i fari della mia 600 incrociano due sagome scure, la camminata è strana con evidenti impennate da spacconi. Mi fermo ad osservare meglio i due, stringono tra le mani mazze di baseball che roteano per aria. Il più giovane anche uno zainetto sulle spalle, che cosa conterrà? Semi di oppio? Si guardano intorno pronti a colpire. Vanno verso le panchine davanti la chiesa. Immagino che possano massacrare di botte chi vi trovino sdraiato. Mi preoccupo. Svolto l’auto e li seguo a 20 m. di distanza. Mi paiono due indiani alticci, ubriachi, forse drogati. Per fortuna le panchine sono deserte. Svoltano davanti al monastero e poi davanti al forno di Salvucci. All’angolo con Via degli Aurunci si fermano e fanno capolino per accertarsi che io li stia veramente seguendo. Sì, se ne sono accorti e così tagliano verso la chiusa via degli Elleni continuando a roteare con maldestra minaccia le loro mazze. Convergo e continuo a seguirli con la luce dei fari. Sotto i portici, dalle poste nuove, mi viene incontro una coppia in cerca di arie fresche serali, la avverto del rischio in cui può incorrere. Sono solo le 22,30. La coppia mi ringrazia e prudentemente devia in direzione opposta. I due extracomunitari (e scusate se continuo a chiamarli così anche se non è tanto politicamente corretto, tanto più cristianamente) proseguono a zig-zag per i fatti loro strusciando con le mazze tubi e ringhiere e tutto quello che incontrano. Non mi stacco dai loro talloni, alla fine deviano per il buio-pesto (neanche un lampione lungo tutta la strada) di Via dei Romani o s’imboscano tra gli eucalyptus in fondo Via degli Elleni verso Via dei Fenici. Siamo nell’oscurità più impenetrabile (che li disperde e li protegge) di un’area già’ ripulita che si e’ nuovamente ripopolata di bulgari, rumeni e altri disperati cerca-mondo o chissà-cosa. Sergio Andreatta

7th Lug, 2016

Ricordando Marietta

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114 anni fa il martirio della ragazzina.
Non il primo e neanche l’ultimo caso di  femminicidio.

Una ragazzina dell’età di fine prima media, orfana di padre, vive con la mamma e i fratellini in una cascina della Campagna Romana.

Con la sua famiglia ne convive un’altra, comune l’origine marchigiana di Corinaldo e la sorte esistenziale, il lavoro della terra del conte Gori Mazzoleni. Il 6 luglio fa caldo nell’Agro Pontino, ancora oggi come allora. Tutti sono sui campi.

In casa, a sfaccendare nella cucina condivisa con l’altra famiglia, c’è lei. Goretti e Serenelli, destini incrociati di chi convive e  condivide tutto. Alessandro, di qualche anno più grande, l’ha vista crescere da che i Goretti sono sopraggiunti da Palliano e se ne è segretamente innamorato a modo suo. Vorrebbe stringere, fidanzarsi, insiste per averla. Ma lei ha in testa i principi della morale cristiana e le sue limpide idee. Così gli dice no, crescendo poi magari si vedrà.

Però lui insiste, ha paura di perderla, è colto da passione violenta, la vuole subito. E’ in preda ad un raptus sessuale. Lei si oppone, rifiuta lo stupro, ferma anche di fronte al pugnale che lui brandisce e ormai non ferma più. La piccola virtuosa cade a terra insanguinata… Il cuore di Mamma Assunta e dei fratelli corre per lo stradone alle grida, la scena è straziante. Durante l’agonia all’ospedale di Nettuno troverà la forza di perdonare il suo amico Alessandro, di desiderarne il pentimento ma anche una vita nuova insieme in paradiso.

Il martirio avvenne il 6 luglio di 114 anni fa a Le Ferriere, a due chilometri in linea d’aria dal podere 769 dove sono nato.

Lo strenuo eroismo di Marietta a difesa di una verginità, oggi così poco considerata, l’ha fatta assurgere agli altari diventando santa nel 1950 per decreto di papa Pio XII. Un esempio molto attuale di tenace resistenza alla sopraffazione e a tutela della propria dignità personale, una vita breve imperniata intorno alla fede cristiana. Nella parete di destra della Chiesa di San Francesco d’Assisi di Borgo Bainsizza, sulla via del pellegrinaggio che annualmente si compie alla vigilia, ho voluto, con la benevola complicità del parroco don Quirino Iori, che il mio amico, l’artista rumeno Valentin Timofte raffigurasse a modo suo la scena del martirio. Oggi Latina ricorda e onora la sua compatrona, la piccola Santa Maria Goretti.       Sergio Andreatta

DALLA TERRA DI MISSIONE
Esmeraldas, 18 Giugno 2016

Carissimi Amici,

eccomi a Voi per dirvi che, nonostante le continue scosse e scossette, stiamo bene.
Già ci stiamo abituando al movimento tellurico e cerchiamo di guardarlo con serenità.
Intanto ci siamo voltati intorno per poter dare una mano a chi ha perso tutto…
E’ partita dall’ Unità Educativa “Don Bosco” l’iniziativa: Solidarietà= un blocchetto per la ricostruzione delle scuole di Muisne e Chamanga.
Anche noi Comboniane abbiamo aderito al progetto con 300,00 dollari subito, sperando di poter fare di più… Il blocchetto costa 40 centesimi di dollaro.
Ieri abbiamo visto con gioia partire il primo camión per Chamanga con 1.000 blocchi. Sarebbe bello poter estendere il progetto a tutte le nostre scuole cattoliche della Provincia, dove studiano più di 25.000 alunni. Vedremo il da farsi.
Noi, come Centro Medico, stiamo organizzando alcune “Brigate Mediche” con lo scopo di raggiungere nelle prossime domeniche i villaggi più lontani dove non c’è la possibilità di avere un medico a portata di mano. Abbiamo ricevuto dalla solidarietà di altre Province dei medicinali che possiamo distribuire gratuitamente.
Un saluto a tutti Voi che sentiamo vicini con tutto ilvostro affetto.
P.S. Ieri sono partiti altri due camion di blocchetti con questi siamo arrivati a quota 2.800 e mentre gli studenti frequentano la scuola sotto le tende, da parte del Vicariato (Chiesa di Esmeraldas) si è già cominciata la ricostruzione delle aule.
Grazie Amici che ci aiutate e che ci siete vicini.

Sr. Camilla Andreatta
Missionaria comboniana in Esmeraldas

LA HORA
El colapso de varias paredes del cerramiento de la Unidad Educativa ‘Eloy Alfaro’, de la ciudad de Esmeraldas, pone en riesgo la seguridad e integridad física de los alumnos, donde predomina la presencia de mujeres.

La vulnerabilidad de estructuras y mampostería también se extiende a los bienes de uso público que ahí se guardan. “En la actualidad, los delincuentes se llevaron guitarras y pianos”, según lo hizo público el rector de la Unidad, Lorenzo Bedoya Fuentes.

El daño de la estructura está desde el terremoto del pasado 16 de abril, que además afectó a otros 71 centros educativos de la provincia y que en muchos de los casos y, pese a que han transcurrido 75 días desde que ocurrió el movimiento sísmico, todavía no son reparados.
Todos en clases

Sin embargo, el peligro no impidió que se iniciaran las actividades educativas el pasado 2 de mayo como estaba previsto por el Ministerio de Educación. Desde ese día, 74 mil 474 alumnos desde primero de Educación Básica hasta tercero de Bachillerato están en los centros de estudios.

El Ministerio de Educación elaboró una planificación de tres etapas para garantizar la tranquilidad y seguridad de los niños y niñas. Durante el primer mes se programaron actividades de soporte socioemocional y programaciones recreativas; también se están realizando simulacros de cómo reaccionar y protegerse ante eventos adversos como terremotos.

El acompañamiento socioemocional estará dirigido por los profesores, quienes previamente fueron capacitados y que, además, cuentan con el apoyo de la Secretaría de Gestión de Riesgos, entidad que ha liderado varios simulacros con la participación de la población educativa. (MGQ) Noticias de Esmeraldas (La Hora)

21st Giu, 2016

Una giornata particolare

17 giugno alle ore 19:23 ·
UNA GIORNATA PARTICOLARE

La giornata esce bene, meno sciroccata di ieri, due giorni di vacanza perché no?, salvo rientrare a Latina in tempo per il ballottaggio. Votare questa volta è più importante.

Si parte, a metà della superstrada ecco l’autogrill del solito caffè-cornetto. Si riparte, o meglio… si vorrebbe perché la macchina non ne vuole proprio sapere, ha deciso d’indire uno sciopero senza preavviso. Bah?! In questo autogrill non c’è un meccanico, non se ne trova uno disponibile nei dintorni neanche a ricorrere alle famose Pagine Bianche. Già, è l’ora di pranzo, penso, e poi a seguire si prospetta la partita della Nazionale. W l’Italia!…

Sto per rassegnarmi, poi mi sovviene che sono associato al Touring Club e all’ Europe Assistance. Proprio ieri inusualmente mi è arrivata la nuova tessera a richiamarmelo. Sentendo poco e male per il rumore dei veicoli che sfrecciano, chiamo così il numero verde sovrimpresso. Scorrono i minuti a decine, ma alla fine vengo agganciato. Delusione perché, a detta dell’affettata interlocutrice, sembrerebbe che io non abbia alcun diritto. E perché mai?, protesto, sono un socio. Lei provveda a mandarmi il soccorso, salderò di tasca mia,  semmai chiariremo meglio dopo. Tutto O.K. al “pagherò”. Passa qualche minuto e un tempestivo SMS mi avverte che entro mezz’ora interverrà il signor S.B. Il cognome è notoriamente locale e questo ci dà un principio di sicurezza.

Ecco intervenire il carroattrezzi dell’Europe Assistance, se voglio l’autista è anche disposto a portarmi l’auto fino a casa, a un certo costo per chilometro, naturalmente. La macchina arriva in officina a Frosinone. Guasto alla pompa del gasolio, è la prima diagnosi meccanica e serve il tempo che serve. Tra le mani mi passo ora le due tessere TCI, la nuova e la vecchia ancora valida che dovrebbe scadere a dicembre 2016.

Ora m’indispettisco, mi risento con me stesso e non posso più trattenere la mia rabbia. E se la girassi al Pronto Touring? Sì, protesterò perché non mi sembra che Europe Assistance sia intervenuta in modo corretto. Incrociando dieci telefonate, con cellulari che al momento giusto ti tradiscono sempre, scopriamo però l’arcano: sulla tessera nuova consegnata da poche ore è stato stampato un numero-codice con una cifra invertita, un nove modificato in sei. Ora tutto appare chiarissimo e anche presto risolvibile, mi sembrerebbe. Chiedo così la macchina sostitutiva, ma dall’E.A. si ostinano a rifiutarmela perché non ne avrei diritto, poco prima, pur di uscire dall’impasse, avevo richiesto l’intervento a… pagamento.

Vengo dalle paludi pontine e decido che è giunta l’ora d’imbufalirmi (mia moglie spazientita mi stava intanto rimproverando perché non l’avevo già fatto prima). E che colpa posso attribuirmi io se l’errore informatico e di stampa sulla nuova tessera plastificata l’avete commesso voi? Vostro è il peccato originale, voi lo dovete scontare! Io ho pagato la mia quota, no?, e la scadenza sulla prima tessera è il 31 dicembre 2016, sulla seconda (quella con l’errore numerico) addirittura maggio 2017. “Intervenite e basta. Datemi la macchina che mi spetta e non mi interessa più o punto se il vostro braccio dx ignora l’ errore del vostro braccio sx”. Ve la farò pagare, è la minaccia. Dopo cinque ore la disavventura, per certi aspetti tragicomica, termina con la consegna di una fiammante… rossa.

L'auto sostitutiva

L’auto sostitutiva

Tutto è bene ciò che finisce bene, penso, slam! e l’ultimo chiuda la porta. Siamo arrivati a casa e nel chiudere la portiera della nuova Fiesta un ragazzo mi informa del goal di Eder all’88°. “Abbiamo vinto, abbiamo vinto!” Ma il pathos della visione in diretta della partita della Nazionale, chi me lo restituisce?  Sergio Andreatta

“Ho giurato sulla Costituzione”
di Sergio Andreatta

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi

Da cattolico adulto condivido il pensiero, la religione non è tutto e l’Italia non si riconosce in una repubblica fondamentalista. No, quindi, a ingerenze clericali sul Parlamento e sul Governo italiano. Ognuno deve essere libero e indipendente nel suo “range”. L’intervento del card. Bagnasco nell’ultima Assemblea CEI è stato davvero sorprendente quando, per carità di parte, ha fatto appello all’obiezione di coscienza degli ufficiali di stato che secondo lui non dovrebbero procedere nella registrazione delle unioni civili sulla base della personale obiezione. Le leggi dello stato, però, si osservano e i pubblici ufficiali per primi sono tenuti a farlo. Immaginate cosa accadrebbe se si applicasse lo stesso metodo del principio di obiezione personale simmetricamente sui dogmi o su altri punti alquanto controversi (fondati cioè sulla sola fede e non sulla ragione) della dottrina, si adirebbe al massimo del soggettivismo/relativismo e si favorirebbe lo sgretolamento e la fine stessa della religione che è legame di appartenenza e omologazione. Non può una “forza altra” sparare sui principi costitutivi dello Stato, fomentare alla dissociazione con spinte insostenibili. “Libera Chiesa in libero Stato” è questo il cavouriano principio liberale cui ognuno dovrebbe correttamente attenersi. Pensi, piuttosto, il cardinale genovese alle sorti della cattolicissima Irlanda o della Spagna e di altri stati europei, e non, che hanno legalizzato i matrimoni gay tout court. Ma già, i suoi cahiers de doleances devono correttamente e strettamente limitarsi al territorio italiano di pertinenza. Ma se si può essere religiosi con una coscienza critica verso le determinazioni dello Stato, si può essere anche cattolici con una coscienza critica verso le alte sfere della Chiesa cui, sulle questioni civili, non può essere riconosciuta alcuna superiorità. “Diamo a Cesare quel che è di Cesare”, la celebre locuzione di Gesù nel Vangelo non si riferisce solo ai tributi ma integra nel concetto il riconoscimento di ogni potestà tipica dello Stato. “Quod lex voluit dixit” e la legge italiana sulle unioni civili tra persone, anche dello stesso sesso, l’ha detto ribadendo l’art.3 della Costituzione. Da cattolico adulto non seguirò pertanto le esternazioni del card. Bagnasco (da considerare al massimo ossessioni da interno CEI), quanto le nobili espressioni del nostro Presidente della Repubblica Mattarella contro l’omofobia e per la “pari dignità fra tutti a prescindere”, senza distinzione alcuna. Siamo italiani, e sia pure cattolici, con orizzonti aperti all’accoglienza. E poi, oltre alle legittime critiche a tutto spiano (cosa che non accadeva ai tempi dei governi Berlusconi) su unioni civili, economia, lavoro – occupazione, denatalita’, ecc…, nell’intervento dell’Eminenza non si è colto un solo parere costruttivo sullo sforzo per uscire dalla crisi dell’attuale governo ma solo la “pars destruens”. Ma a criticare, senza avanzare concrete soluzioni, sono buoni tutti. Sergio Andreatta

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Don Felice Accrocca da Cori a Latina, ad arcivescovo metropolita di Benevento.

di Sergio Andreatta

Mons. Felice Accrocca arcivescovo di Benevento

Mons. Felice Accrocca arcivescovo di Benevento

Il nostro don Felice Accrocca, 56 anni di età di cui 30 di sacerdozio, originario di Cori, è stato ordinato arcivescovo di Benevento ieri sera nella grande Chiesa di Latina del Sacro Cuore ove era parroco. Nel suo stemma il motto “Nisi Dominus aedificaverit” tratto dal salmo 126, se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori. Sotto le alte volte della chiesa risuona l’inno “Veni, Creator Spiritus” a conclusione del quale il Vescovo Crociata, che presiede la cerimonia assistito da Giuseppe Petrocchi arcivescovo de L’Aquila e Andrea Mugione arcivescovo emerito di Benevento, apre la liturgia dell’ordinazione. La presentazione dell’eletto avviene tramite la pubblica lettura della notifica papale “Franciscus Episcopus, servus servorum Dei, dilecto filio Felici Accrocca”. Ed eccolo, don Felice, che ha scelto un pastorale di legno d’ulivo per semplicità francescana (ricordiamo che lui con le sue ricerche e le sue molteplici pubblicazioni è uno dei maggiori esperti mondiali di francescanesimo) ma anche a ricordo della mamma e del lavoro svolto da lei a raccogliere olive nella campagna corese per 33 anni. Un sacerdote come pochi nel Collegio presbiteriale diocesano, veramente credente, umile, sempre disponibile, impegnato nella pastorale sì che si possa dire di lui che odori d’ulivo o puzzi di pecora come vuole papa Francesco che lo ha nominato, coltissimo. Mi congratulo con il Vescovo Mariano Crociata e con il Nunzio apostolico. Il Signore vegli ora su di lui e lo protegga nel suo arduo compito in terra sannita e irpina. La storica Arcidiocesi beneventana è una delle più antiche e prestigiose (Ducato di Benevento) risalendo ai primi secoli del Cristianesimo e sovrintende ad altre cinque diocesi suffraganee tra cui Avellino dove io ho vissuto per due anni. Per quasi vent’anni fin dai tempi del vescovo Domenico Pecile, io e lui, siamo stati dirimpettai d’ufficio, Tevere e Oltretevere in Via Sezze, io dirigente scolastico del IV Circolo didattico che gli prestava scuole e aule per la catechesi, specie a Borgo Isonzo (San Pio X) vincendo qualche resistenza dei rappresentanti dei genitori e del Consiglio d’Istituto, e lui attivo in mille promozioni pastorali e culturali in Curia. Qualche volta litigavamo pure (2004), per poi chiarirci definitivamente. Io che volevo si costruisse una Scuola dell’infanzia statale laica a Borgo San Michele in concorrenza con quella comunale gestita dalle suore, lui che interveniva insieme con don Enrico Scaccia, altro amico, per contrastarmi nell’assemblea popolare pensando e fraintendendo, perché alcuni bigotti gliel’avevano ficcato in testa, che avessimo in mente di scacciare le suore francescane dal borgo e quindi indirettamente privare la parrocchia del loro insostituibile contributo. Niente di più falso, specie per me fratello di una missionaria comboniana, semplicemente l’idea di soddisfare le richieste di un surplus di domande che non trovavano accoglienza e d’incrementare fin dai primi anni la qualità degli apprendimenti scolastici con metodiche più moderne e innovative. Se poi i cittadini avessero potuto fruire di una scuola laica come richiedevano (“Libera Chiesa in libero Stato”), ancora meglio. E si sarebbe dato corso, su mia fortissima spinta e diretti contributi sui criteri, alla costruzione della più innovativa scuola del Comune (ing. progettista Antonio Ciotoli, sindaco Vincenzo Zaccheo), da me proposta in intitolazione,come tributo, alla Comunità “Città di Latina”. E lui e soprattutto don Adriano Bragazzi, poi mandato dal vescovo Giuseppe Petrocchi a mediare, si sarebbero dovuti ricredere sulle mie intenzioni, inoffensive e rivolte ad una mens construens. Siamo rimasti amici, collaborando io in seguito nella scrittura e pubblicazione di alcuni articoli su “Chiesa Pontina”, la rivista da lui diretta. Potrei scrivere a lungo e dettagliatamente del suo prestigioso curriculum e della trafila dei suoi incarichi, sempre esemplarmente svolti, non soltanto in Diocesi, e del suo amore pastorale per i giovani, perfino delle chiacchiere invidiose – se non denigratorie – di qualche collega presbitero mal tollerante, forse, dei suoi non cercati successi. E non mi sarei mai rivolto a lui, anziché direttamente al Vescovo come pure facilmente avrei potuto, per indicargli la necessità di una sua vicinanza e di un sostegno a un prete in difficoltà, se non avessi confidato pienamente e totalmente nella sua coscienza e nella sua riservatezza. Così mi donava una copia dei suoi libri, mentre io prima dell’ufficializzazione della notizia della sua nomina, una copia del mio ultimo “Camilla, Missione Esmeraldas” (Prefazione di P. Giulio Albanese) che pure sarebbe giunto a Santa Marta nelle stesse mani del Papa. © – Sergio Andreatta, RIPRODUZIONE RISERVATA

10th Mag, 2016

Il bene e il male

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Chi non vorrebbe che il bene prevalesse sempre, ben distinguibile e distinto dal male e che fosse perseguito da tutti? Ma non c’è un bene unico, identificato e condiviso una volta per sempre. Viene da pensare, piuttosto, all’impegno quotidiano che serve per conseguirlo. Noi siamo solo una “possibilità” e non possiamo che coinvolgerci nelle sue dinamiche se vogliamo in qualche modo realizzarlo… Mi sono trovato a fare il baby sitter in Piazza Moro, in realtà per il nipotino di due anni io sono il… lupo buono e lui il più piccolo dei tre porcellini, gli altri due stanno a scuola. Cinque donne sono sedute su un muretto e discorrono animatamente tra loro. Tutto è partito da una domanda all’ultima arrivata su cosa facesse suo figlio. “Eeeh, cosa? Non ha voluto studiare, risponde lei, e prendersi un diploma da ragioniere. Dopo la morte del padre, però, non ciondola più per casa, lavora!” “Ah, sì? E che cosa fa?” “Un giorno a Roma, un giorno a Sabaudia, un giorno…” Incuriosito comincio ad ascoltare con più attenzione la loro conversazione e poi a chiedermi che cosa possa combinare di buono di qua e di là uno che non aveva voluto studiare. Ma ci sono tanti lavori manuali in giro che aspettano solo interpreti di buona volontà. La discussione sarebbe diventata presto più interessante perché l’interlocutrice con una fiammata aveva preso straordinariamente a sostenere l’importanza della cultura, per lei intesa come titolo di studio. Ma la madre del “ragazzo una volta di qua, una volta di là” presto la tronca senza lasciarla terminare per andare subito al sodo: “Quello che conta, cara mia, sono solo i soldi oggi!… O ce li hai o non ce li hai!” “Eeh, ma se non hai lo studio?…” “I soldi, contano solo quelli! I soldi… Anche la laurea a che serve alla fine? A cercare un lavoro, a guadagnare, serve solo a “accattà”… soldi”. Mi viene così da pensare che questa sera su Sky inizia la seconda serie televisiva di “Gomorra” e lì dentro i personaggi puntano tutto sui soldi. Assolutamente. Lì “non c’è il bene in lotta contro il male, per dirla con Concita De Gregorio*, ma solo la grande epica del male. Tutto è corrotto, tutto diversamente nero. Tutti sono rapidi, spietati, pronti a piegarsi a quel che conviene”. Ecco il primo esempio, certamente malato, che mi affiora in mente. Ma su RAI1 c’è anche la storia in positivo di Felicia Impastato madre di Peppino, ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978. Quale storia preferiranno vedere queste donne? Le altre tre non parlano più già da un po’come sopraffatte da quella partitella a ping-pong tra le due tesi opposte. Chiuse nella prigione dei loro pensieri, dopo un po’ la discussione sarebbe morta all’improvviso lasciandomi nell’aspettativa di una conclusione che non ci sarebbe mai stata. Ora corro dietro a mio nipote che corre dietro a un pallone, nei suoi occhi c’è la luce, nei miei vorrei la dolcezza e non so neanch’io se in questa mia tardiva passione ci sia ancora cultura. Ma se c’è so che non si deve mescolare mai Aristotele con Socrates, Gramsci con Higuain, cioè con le figurine Panini che non sono state ancora pensate. Sergio Andreatta, Pensierino del 9.05.2016

* Articolo su La Repubblica, pag.30 del 12.05.2016

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Carissimi,
nonostante le più di 1000 scosse dopo il 16 aprile siamo abbastanza sereni. L’ultima è stata ieri sera alle 10, qualcosa di 5 gradi Richter e proprio qui a Esmeraldas.
Speriamo solo che si stabilizzi il “tremore”.
Attualmente il numero dei morti è arrivato a 660, 130 i dispersi, 4.027 feriti e molti, moltissimi gli altri senza tetto. Anche il nostro Centro Medico Madre Anastasia ha avuto delle piccole e inevitabili crepe al secondo piano. Poco a poco le aggiusteremo.
Nelle province più colpite è già incominciata la valutazione dei danni e la ricostruzione.
Intanto il Governo ha fatto distribuire dei teli di plastica perché la gente si metta al riparo dalle intemperie.
La CER ( Conferenza Ecuadoriana Religiosi) ha invitato a formare delle comunità religiose intercongregazionali per andare in aiuto nelle zone terremotate. Le Comboniane stanno operando a Muisne con l’ aiuto anche di altre Suore.
Un saluto a tutti e un grazie per il vostro ricordo e la vostra solidarietà.
 

Con affetto,
                          Sr. Camilla

Madre Camilla Andreatta e i suoi ninos di Esmeraldas

Terremoto in Ecuador
Ultime notizie

Venerdì 22 aprile 2016

Carissimi Amici che ci siete vicini,
eccomi a voi con le ultime notizie di stamattina. Ci stiamo abituando alle scosse telluriche che, con le ultime di questa notte di 6.1 e 6.0 della scala di Richter, sono arrivate al bel numero di 618, dopo quella terrifiante di sabato 16 di aprile (7,8).
Le statistiche che ci vengono date dalla “fiscalía”, continuamente aggiornate, ci dicono che vi sono tra le
Persone:

 587 vittime
 7015 feriti
 155 dispersi
 25.362 persone rifugiate in tende di campagna o in posti di fortuna.

All’ erta:

6 provincie sono in stato di all’erta: Esmeraldas, Manabì, Guayaquil, Santa Elena, Los Rios e Santo Domingo. In queste provincie è stato sospeso l’inizio dell’anno scolastico, chiusi gli uffici pubblici per 3 giorni.

Edifici distrutti o parzialmente distrutti:

 1125 edifici distrutti
 829 edifici parzialmente distrutti
 281 scuole danneggiate

Misure del Governo

Il Presidente Rafael Correa, dopo aver visitato le province colpite dal terremoto ha deciso, con il suo governo, di varare la seguente legge che gli permetterà di raccogliere dai 650 ai 1000 milioni di dollari per la ricostruzione.
Legge di contribuzione solidale con le vittime del terremoto:

 Aumento dell’ IVA dal 12% al 14% per un anno
 Ritenuta del 3% delle utilità delle imprese
 Imposizione dell’ 0.90% sul patrimonio dei soggetti il cui valore patrimoniale superi il milione.
 Salario di un giorno di lavoro per chi guadagna 1000 dollari o più ( se sono stipendi da 5000 dollari 5 salari).
La solidarietà nazionale e internazionale è grande. In Ecuador i centri di raccolta sono 4: il Municipio di Guayaquil, il Municipio di di Quito, il MIES e la Conferenza Episcopale Ecuadoriana.
In questo momento tutti danno, grazie alla solidarietà che si è risvegliata nei cuori di tutti. Fra qualche giorno, per quanto possibile, si tenterà di riprendere una vita normale, chi piangerà e ricorderà con dolore e nostalgia i cari defunti e chi si darà da fare per ricostruire la casa distrutta.
La Conferenza Episcopale Ecuadoriana, d’accordo con le Diocesi implicate, ha deciso di trattenere per il momento gli aiuti che arrivano (ve ne sono troppi in questo momento) per erogarli in un secondo momento quando saranno esauriti e la gente continuerà ad averne bisogno.
In Muisne sono rimaste con la gente, a condividere dolore e speranza, due Missionarie: Sr. Irene Pinedo, Sr. Sonia De Jesùs e 5 Novizie Comboniane. Per tutte sarà una straordinaria esperienza di carità e formazione.
A tutti voi il nostro grazie riconoscente e un saluto cordiale.
Sr. Camilla Andreatta
Missionaria Comboniana in Esmeraldas